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Come cambia il non profit in Toscana. Il presidente Martini: ''La pesante riduzione delle risorse nella sanità e nelle politiche sociali mette a rischio molti servizi''

15 marzo 2004

FIRENZE - “La pesante riduzione delle risorse e degli investimenti previsti dalla Finanziaria 2004 soprattutto nella sanità e nelle politiche sociali mette a rischio molti  servizi. Dobbiamo trovare idee nuove se vogliamo preservare il modello di welfare toscano e mantenere con forza la sintonia etica, culturale e operativa che ci lega al mondo del volontariato. Dobbiamo pensare a forme nuove di relazione, più flessibili, articolate, mirate, a una più attenta gerarchia delle priorità”. Lo ha affermato il presidente della Regione Claudio Martini intervenendo sabato scorso all’incontro intitolato “Semplicemente volontari”, che si è svolto a Firenze su iniziativa della Consulta regionale del volontariato e in collaborazione con Cesvot e Cnv, in vista della Conferenza regionale per il volontariato, annunciata dal presidente Martini per la fine del 2004.

Tra le novità emerse dall’appuntamento fiorentino il nuovo Accordo quadro per il trasporto sanitario, che prevede un incremento annuo del 3% sui rimborsi spese, uno snellimento dell’attività amministrativa e altri rimborsi sul materiale sanitario e le coperture assicurative; il Protocollo di intesa, già approvato dalla giunta regionale e dal Cnv, con cui vengono stanziati 300 mila euro in tre anni, fino al 2006, per la qualificazione, il monitoraggio e la promozione del volontariato toscano e la nascita del Comitato operativo regionale del volontariato, annunciata nel corso dell’incontro  ma formalizzata il 26 marzo,  strumento che coordinerà la mobilitazione del volontariato in caso di emergenza di Protezione Civile.

Nell’occasione è stata anche presentata una relazione dell’Università di Pisa e del Cesvot che analizza la realtà del volontariato toscano: 2655 associazioni aderenti al Cesvot presenti nell’84% dei comuni, in modo uniforme nella regione, e capaci di mobilitare un milione di abitanti. Sono 116.000 i volontari, circa 6 ogni 10.000 abitanti, che si fanno carico di 225.000 persone solo nel settore sociale e sanitario e che lavorano in una settimana come 8700 persone impiegate a tempo pieno. Ci sono poi altre 1200 associazioni non aderenti al Cesvot (circa il 45%). A questo punto però non è solo questione di numeri. Il fatto è che stanno emergendo alcuni significativi processi di cambiamento, la cui analisi puo’ aiutare per mirare sempre meglio iniziative e progetti di ulteriore promozione. Secondo l’indagine c’è maggiore solidità delle associazioni, che si strutturamno meglio organizzativamente, richiedono ai volontari gradi più elevati di specializzazione e si arricchiscono di una migliore dotazione strumentale; cresce inoltre la consapevolezza dell’importanza della formazione dei volontari, non solo come mero aggiornamento ma orientata a temi strategici e relativamente nuovi come la progettazione, la comunicazione interna ed esterna, la gestione delle risorse umane, delle relazioni interne, dei conflitti, delle dinamiche di gruppo. Tuttavia secondo gli esperti il mondo del volontariato mostra una progressiva  “polarizzazione strutturale”, cioè la crescita delle organizzazioni più grandi e maggiormente strutturate operanti nei grandi centri urbani e la contemporanea tendenza alla stagnazione per quelle più piccole e periferiche.

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