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Reinserimento sociale dei detenuti attraverso il lavoro: siglato accordo tra Regione Toscana, cooperative e amministrazione penitenziaria

16 marzo 2004

FIRENZE  - Il recupero e il reinserimento sociale dei detenuti attraverso il lavoro, dentro e fuori dal carcere. Questo l'obiettivo del protocollo d'intesa firmato oggi nella sede dell'assessorato al lavoro della Regione dal provveditorato dell'amministrazione penitenziaria toscana e dalle associazioni Agci-Solidarietà, Arcst-Legacoop, federsolidarietà-Confcooperative. Una lettera di intenti che formalizza questo impegno è stata firmata oggii dal vice presidente e assessore alle politiche sociali Angelo Passaleva insieme agli assessori all'istruzione formazione e lavoro Paolo Benesperi e alle attività produttive Ambrogio Brenna.

L'accordo permette di coordinare al meglio gli sforzi per promuovere, ampliare e razionalizzare i processi di inserimento sociale e lavorativo dei detenuti nelle carceri toscane. Un impegno che, come è stato ricordato, vede già numerose iniziative in corso di svolgimento in Toscana. Iniziative alle quali, grazie a questa intesa, sarà possibile dare maggiore organicità e continuità. L'amministrazione carceraria  si è impegnata a effettuare un monitoraggio delle realtà delle carceri toscane per capire come e dove sia possibile organizzare le attività lavorative dei detenuti previste dall'intesa.

La Toscana è una delle regioni italiane a maggiore concentrazione di istituti penitenziari., con 12 case circondariali, 5 case di reclusione, 1 ospedale psichiatrico giudiziario, 2 case mandamentali. Elevata anche la concentrazione di detenuti con una presenza rilevata dalla Fondazione Michelucci, al giugno 2003, di oltre 4000 detenuti, di cui 3.843 uomini e 185 donne, a fronte di una capienza prevista di 2.900 posti. Forte anche la presenza di immigrati: al giugno 2003 gli stranieri nelle carceri toscane erano il 39 per cento del totale, contro il 29,7 per cento rilevato alla fine del 1997. Attività di studio, di formazione professionale, esperimenti di custodia attenuata, attività ludiche e creative, laboratori teatrali sono partite da tempo grazie alla collaborazione fra Regione, enti locali, cooperative sociali, organizzazioni del volontariato e amministrazione penitenziaria.

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