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Oltre 11mila i cinesi soggiornanti in provincia di Firenze. Le strategie per incidere su condizioni lavorative e abitative in una ricerca della Fondazione Michelucci

06 aprile 2004

FIRENZE - Sono 11.339 i cinesi regolarmente soggiornanti in Provincia di Firenze, sulla base dei dati della Questura al dicembre 2003. Poco meno di 4mila i residenti nel Comune di Firenze, come risulta dall’Ufficio Anagrafe del Comune all’ottobre 2003. E’ solo il quadro di sfondo di una ricerca sulla condizione lavorativa e abitativa della popolazione cinese, promossa dall'Assessorato alle Politiche del Lavoro e all'Immigrazione del Comune di Firenze e realizzata dalla Fondazione Michelucci con la collaborazione del Dipartimento prevenzione igiene e sicurezza dei luoghi di lavoro della Asl di Firenze. Ne esce un quadro conoscitivo aggiornato e approfondito della realtà insediativa dell'immigrazione cinese nell'area fiorentina, con un metodo di ricerca che all'esame dei dati provenienti dalle fonti istituzionali (Anagrafe e Servizio Scuola dell'Infanzia del Comune di Firenze, Camera di Commercio, Questura, Asl, Provveditorato agli Studi) e dalle Associazioni impegnate con l'immigrazione cinese ha aggiunto i dati provenienti dalla ricerca sul campo (sopralluoghi in aree produttive e di residenza, interviste a testimoni privilegiati e questionari bilingue rivolti a cittadini cinesi, questionari ad agenzie immobiliari del quartiere maggiormente interessato dalla presenza cinese) attraverso un anno di studio diretto.

 

L'imprenditoria cinese nell'area fiorentina, che fino al marzo 2003, secondo i dati della Camera di Commercio, registrava un forte incremento (702 attività, di cui 501 nel solo comparto manifatturiero, a fronte delle 175 registrate nel 1995), sta oggi vivendo direttamente la crisi del settore, palese nella forte riduzione delle imprese presenti nei capannoni e nel numero di quelli abbandonati. La precedente densificazione della presenza di imprese nei capannoni è stata soprattutto frutto degli altissimi affitti richiesti ma sotto la pressione della competizione globale e della crisi dei consumi, è stata forzatamente ridotta la quota di produzione diretta e l'impresa cinese sta cercando di diversificare le sue attività verso altri settori, verso i servizi e il commercio, e ha dovuto anche cercare altrove, in altre regioni d'Italia o all'estero, condizioni migliori per la propria attività. Oltre a ciò, la ricerca ha evidenziato un progressivo spostamento delle attività manifatturiere dai laboratori nelle aree abitate verso quelle a destinazione produttiva (i capannoni dell'Osmannoro), un miglioramento delle condizioni di sicurezza in seguito alle azioni operate sui fattori di rischio (messa a norma degli impianti elettrici, forte riduzione delle bombole di gas per la cucina), una maggiore separazione della residenza dai capannoni (affitto appartamenti e talvolta acquisto), anche se lo spazio del capannone si configura non solo come luogo del lavoro, ma anche delle relazioni più significative, una sorta di villaggio urbano. Solo in alcuni capannoni sono state avviate forme associate di gestione

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