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Slitta ancora di un anno l’entrata in vigore del decreto che disciplina la materia. Palombi (Unsc): ''Positivo che si apra il confronto sulle competenze delle Regioni''

10 novembre 2004

ROMA – Sarà prorogata di un anno la totale entrata in vigore del decreto legislativo n. 77/2002 ("Disciplina del Servizio civile nazionale a norma dell'articolo 2 della legge 6 marzo 2001,n.64”), finora prevista per l’1 gennaio 2005, dopo che c'era stato un altro rinvio di 6 mesi. La proroga fa seguito alle numerose eccezioni sollevate in questi mesi dalle Regioni riguardo le loro competenze in materia. L’anno di slittamento è in pratica la risposta del governo a queste posizioni dei governi locali, ed apre di fatto con essi un confronto nel merito che finora non era mai partito.

Tutto va fatto risalire, come ricorda il direttore dell’Ufficio nazionale Servizio civile (Unsc), Massimo Palombi, alla sentenza della Corte Costituzionale - sollecitata dalle stesse Regioni - che quest’estate ha stabilito che quello militare e quello civile volontario sono entrambi “servizi alla patria” e come tali sono di carattere nazionale. La sentenza ha in gran parte smontato le istanze delle Regioni, che però continuano a sostenere come debbano passare attraverso di esse diversi aspetti della materia, dall’accreditamento degli enti alla valutazione dei progetti per l’impiego di volontari in servizio civile.

La proroga, non ancora stata ufficializzata, è stata accolta positivamente da entrambe le parti. “Avremo fino ad ottobre la ‘coda’ degli obiettori di coscienza – dice Palombi – e inoltre questo anno in più ci darà la possibilità di prepararci al meglio all’entrata in vigore completa del decreto. Intanto dal prossimo gennaio sarà comunque vigente anche l’articolo 3 del decreto, che, dopo l’abolizione della leva obbligatoria, apre il servizio civile volontario anche ai maschi e allunga a 28 anni l’età per accedervi”.

Quanto alle posizioni, quelle dell’Unsc continuano ad essere per ora ancorate ad alcuni punti fermi: “Non esiste il servizio civile regionale – sintetizza Palombi – nel senso, ad esempio, che se una legge regionale prevede l’utilizzo dei giovanissimi e degli anziani (come per l’Emilia Romagna), il loro servizio non potrà mai essere finanziato dal fondo nazionale. E’ anzi persino improprio chiamarlo servizio civile”.

Un altro nodo di questa complicata materia, oltre all’accreditamento degli enti, è quello della competenza sulla valutazione dei progetti: “Per noi – afferma ancora Palombi – i progetti nazionali sono quelli che hanno un interesse nazionale… Comunque quelli presentati da enti che hanno attività in almeno 2 regioni. Gli altri enti sono invece da considerare prettamente regionali”. Sull’accreditamento e la valutazione, aggiunge il direttore dell’Unsc, “siamo comunque disposti a rivedere le regole insieme alle Regioni. Vorrei però sottolineare l’opportunità che da parte di queste ultime vi sia un minimo di uniformità nelle leggi che stanno approvando, per evitare confusioni e incongruenze. E mi auguro che il confronto che si andrà ad aprire porti alla consuetudine di procedere per accordi e non più a colpi di ricorsi…”.

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