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Maroni rassicura le Regioni: ''Il Fondo sociale resterà di un miliardo''. Bonus per i neonati assegnato ancora a prescindere dal reddito; per i figli di immigrati di apre uno spiraglio

17 novembre 2004

ROMA – Il Fondo nazionale per le politiche sociali non sarà tagliato. Così il ministro del welfare Maroni si è impegnato con gli assessori regionali del settore nella riunione svoltasi nella tarda serata di ieri a Roma. Resterà dunque il miliardo di euro a disposizione delle Regioni, che come già negli ultimi due anni sarà “indistinto” (non avrà cioè vincoli di spesa) ad eccezione dei contributi per la prima casa delle coppie sposate. Addirittura, ha prospettato il ministro, potrebbe essere accolta anche la richiesta delle Regioni di aumentare il Fondo del 2%.

Si placano così i timori dei governi regionali, che comunque restano allertati sull’iter di questa vicenda, soprattutto di fronte a una bozza di Finanziaria che prevede tuttora la decurtazione di quel Fondo di circa il 50%. Come farà il governo a recuperare il mezzo miliardo “conteso”? Il nodo finanziario della vicenda sta nei cosiddetti “diritti soggettivi”. Si tratta di tutte quelle voci di spesa (assegni di invalidità ecc.) che fanno parte della quota nazionale del Fondo e che sono amministrate direttamente dall’Economia: voci che, complessivamente, nelle previsioni di quest’anno avrebbero totalizzato una cifra tale da determinare la temuta riduzione della quota riservata alle Regioni. L’impegno di Maroni è dunque di agire sui diritti soggettivi, anche se ieri non è stato specificato nel dettaglio come.

Nell’incontro con gli assessori si è parlato inevitabilmente del bonus di 1.000 euro elargito ai genitori dei neonati e che, secondo l’accordo politico delle ultime ore, sarà esteso anche al primo figlio. Qualcuno dei presenti ha chiesto se con il 2005 non cambieranno i criteri di assegnazione, almeno nelle due parti più contestate: l’estensione anche ai figli di cittadini immigrati e la differenziazione dell’assegno in base al reddito. Sul primo punto Maroni sarebbe stato possibilista, definendolo una “questione allo studio”; sul secondo, il ministro ha confermato che il bonus sarà uguale per tutti. E se ne avesse diritto uno come Montezemolo? Gli hanno domandato. “Eventualmente sarà lui a decidere di rinunciare...”, è stata la risposta.

Una parte consistente della riunione è stata poi dedicata ai Liveas (livelli essenziali di assistenza) sulla cui determinazione, prevista dalla legge 328 del 2000, il governo è ancora in forte ritardo. E’ stata qui accolta la proposta dell’assessore delle Marche Marcello Secchiaroli si riaprire un tavolo di confronto partendo dai documenti già stilati in proposito dalle Regioni e dal ministero. L’impegno è di concludere il confronto entro febbraio 2005. “Solo così – ha sottolineato la coordinatrice degli assessori Anna Teresa Formisano (Lazio) – avremo la possibilità di rispondere adeguatamente alle richieste socio assistenziali tenendo conto delle reali risorse in campo”.

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