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La Conferenza Stato-Regione ''rompe'' sul Fondo nazionale per le politiche sociali: occupata la sede della riunione in attesa che si presentino i ministri Maroni e Siniscalco

28 luglio 2005

ROMA - Dopo una riunione fiume durata tutto il giorno, la Conferenza unificata Stato-Regioni Comuni sta avendo un esito del tutto inaspettato: governatori, assessori regionali, sindaci e rappresentati delle province presenti hanno occupato la sede dell’incontro dichiarando che non si muoveranno finché non interverranno i ministri del Welfare e dell’Economia.

La rottura è avvenuta sul punto n. 17 dell’ordine del giorno, quel Fondo nazionale delle politiche sociali che già alla vigilia – pur non essendo il più rilevante dal punto di vista economico – aveva registrato combattivi atteggiamenti da parte delle Regioni. Nodo del contendere è il taglio di oltre il 50% della dotazione complessiva spettante alle Regioni: da 1 miliardo a circa 500 milioni di euro. Un dimezzamento che andrebbe a colpire una serie infinita di piccoli servizi per disabili, anziani e minori nonché le associazioni non profit che li gestiscono su mandato pubblico.

 

Le Regioni si aspettavano risposte direttamente da Maroni e Siniscalco, che invece non si sono presentati. Così, mentre il ministro degli affari regionali La Loggia ha dichiarato di non essere a conoscenza dei dettagli della vicenda, il sottosegretario all’Economia Vegas ha proposto il rinvio del punto a settembre, argomentando che non vi era nessuna novità. La proposta è stata però vivacemente respinta dal coordinatore degli assessori alle politiche sociali, De Poli (Veneto), subito dopo spalleggiato dal presidente dell’Anci Domenici. “Questi sono gli unici fondi che vanno direttamente agli cittadini più in difficoltà e tagliarli significa letteralmente chiudere i servizi”, ha detto De Poli, ricordando polemicamente come il ministero del Welfare abbia invece portato da 17 milioni del 2004 a 38 del 2005 la dotazione per il funzionamento della sua struttura.

 

Ma le Regioni hanno anche fatto una proposta concreta: “Date a noi ora i circa 700 milioni del Fondo destinati all’Inps per la copertura dei ‘diritti soggettivi’ (assegni familiari, indennità varie, ndr.): successivamente il governo rimborserà l’Istituto di previdenza, che non avrebbe nessuna difficoltà, date le dimensioni del suo bilancio, a coprire quella somma”. La soluzione prospettata da De Poli è stata sostenuta da tutti i presenti, ed è stato qui, di fronte alla mancanza di risposte dei rappresentanti del governo, che gli enti locali hanno preso la clamorosa decisione di occupare a oltranza la sede della Conferenza.

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