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A Korogocho i più poveri ''adottano'' gli orfani dell'Aids

Tra mille difficoltà, sono le donne, spesso vedove e con scarse risorse economiche, a farsi carico dei bambini che hanno perso i genitori a causa della malattia. Le famiglie adottive sono oltre 600

23 settembre 2008

In esclusiva da News from Africa

NAIROBI – Sotto il caldo soffocante di mezzogiorno e l'odore nausente dei liquami, un uomo di mezz'età cammina sbandando in un vicolo, inebetito dall'alcol. Si ferma un istante per guardare due bambini che attraversano i canali sudici con ingenua tranquillità. Nel suo stato di semicoscienza alza le braccia rassegnato e continua a barcollare lungo la strada per sparire poi dentro una baracca di lamiera. Dopo aver saltato tra i rivoli putridi, serpeggiando tra le capanne di fango che caratterizzano lo slum di Korogocho, uno dei bambini raggiunge il punto panoramico. Davanti a sé, una distesa disordinata di baracche coperte con lastre di ferro.

 

Nonostante le avversità e la povertà che segna la vita degli slum, ci sono in questi posti madri determinate disposte a prendersi cura delle piccole anime ferite degli orfani dell'Aids, facendone i loro piccoli gioielli. Nel cuore della baraccopoli, incontriamo Margaret Agot. Vedova, madre di sette ragazzi, lavora come operatore sociale a Korogocho dove si prende cura dei pazienti sieropositivi. E oltre ai suoi bimbi ne accudisce altri quattro. Suo marito è morto sei anni fa, lasciandola sola a crescere i sette figli che vivono con lei. Ma nonostante le difficoltà il suo istinto materno l'ha spinta a farsi carico di altri quattro bambini, i cui genitori sono stati uccisi dall'Aids. Hanno tutti tra i 4 e i 13 anni. Come riesce a occuparsi di tutti da sola? “Da sempre lavoro come lavandaia a pagamento...sono diventata asmatica a furia di lavare con l'acqua fredda” racconta facendo un lungo sospiro che racchiude la tristezza per il degrado che la circonda. “Ma non ho altra scelta se voglio farli mangiare”, aggiunge lanciando uno sguardo alla pila di vestiti che sta fuori dalla casa di due stanze dove vive con i bambini. “Devo lavare tutti questi se voglio garantirgli la zuppa oggi”.

 

Florence Nyangweso, 69 anni, mormora una triste melodia fuori dalla sua casa. Una sola stanza in cui vivono lei e i suoi quattro figli adottivi. Vedova e senza figli ha iniziato a occuparsi di loro alla morte della madre, cinque anni fa. Nonostante l'età, Mama Were, come è conosciuta dai vicini, possiede una straordinaria memoria. E ricorda perfettamente il giorno di cinque anni fa in cui la sua vicina morì di Aids. “Era normale che li prendessi con me, non avevano altro posto dove andare”, dice con un sorriso che dissimula il peso delle difficoltà che sopportà per accudirli. Il momento più duro è quando i bambini stanno tutto il giorno a casa per le vacanze. “Quando vanno a scuola mangiano lì a pranzo. E quando sono in vacanza le difficoltà aumentano” spiega aggiungendo che conta sulla buona volonta della provvidenza.

 

Molti genitori adottivi devono ringraziare l'African Network for the Prevention against Child Abuse and Neglect (Anpcan). L'organizzazione ha messo in contatto circa 100 famiglie di Korogocho con i gruppi di microfinanza affinché riescano ad avviare attività che possano garantire loro un reddito. “Cerchiamo di convincere i possibili genitori a adottare i bambini orfani o a rischio perché in questo modo possiamo aiutarli meglio” spiega il direttore del programma Susan Chege che non nasconde la meraviglia per il fatto che siano solo le persone più povere, che meno hanno, a volere adottare i bambini. “Stiamo pensando a un programma per incoraggiare le famiglie della classe medio-alta e far crescere nelle loro case i 2,4 milioni di orfani del Kenya”.

 

Secondo l'Anpcan solo a Korogocho ci sono circa 600 famiglie adottive. Ma con il rapido aumento del prezzo del cibo e delle materie prime, i genitori adottivi hanno davanti tempi duri. “Se non facciamo qualcosa perché possano continuare a prendersi cura di questi bambini, c'è il rischio che finiscano per strada e questo sarebbe un problema per tutti”.

 

Nonostante il difficile momento economico e la miriade di problemi della vita dello slum, le madri continuano a lottare per potersi prendere cura dei bambini. “Dipendono totalmente da me nonostante la mia debolezza” dice Mama Were mentre il suo eterno sorriso svanisce lentamente. “Dio ci chiede di amare sempre il prossimo” aggiunge accarezzando la vecchia bibbia a cui tiene tanto. Contenta per aver condiviso la sua storia, Mama Were ci saluta, scusandosi di non aver nulla da offrirci. (Alex Ndirangu. Traduzione di Mariangela Paone)

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