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Immigrazione irregolare e fuga di ''cervelli'': Igad corre ai ripari

Cresce il fenomeno tra gli stati del Corno d'Africa. Mohammed (Kenya): ''Servono strategie efficaci che bilancino misure punitive con la protezione dei diritti umani''. Pesano il costo di cibo e carburante e il clima

02 dicembre 2008

In esclusiva da News from Africa
NAIROBI - L'incremento di casi di migrazione irregolare all’interno della sub-regione dell’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (Igad), organizzazione internazionale politico-commerciale formata dai paesi del Corno d'Africa,  richiede un urgente cooperazione regionale per regolarne la gestione. Nel suo intervento di apertura al workshop di tre giorni sulla gestione della frontiera e della migrazione irregolare, tenutosi nei giorni scorsi a Nairobi, l’Ambasciatrice Amina Mohammed, Segretario permanente degli affari costituzionali e giustizia del Kenya, ha rilevato che i dati sui migranti irregolari all’interno della regione rimangono inaffidabili a causa della porosità delle frontiere. Altra grande preoccupazione degli stati membri dell’Igad è l’emigrazione di persone fortemente qualificate dalla regione in cerca di una vita migliore. "Persone qualificate, essenziali per lo sviluppo nella regione, si perdono come risultato della migrazione irregolare, peggiorando la capacità già inadeguata di far fronte allo sviluppo e ad altre sfide”, ha dichiarato Mohammed.

Secondo Mohammed, l’incremento del costo del cibo e del carburante avrà un impatto diretto sul numero di persone nel continente in cerca di pascoli più verdi in regioni più salutari, sia legalmente che illegalmente. Sfortunatamente, ha osservato Mohammed, alcuni di quelli  in cerca di opportunità migliori finiranno preda di trafficanti di persone, che stanno diventando sempre più sofisticati. Relativamente a questo scenario, Mohammed sostiene che è molto importante che l’ente regionale adotti politiche che permettano di rendere libera la circolazione delle persone  e che facilitino l’impiego della forza lavoro qualificata disponibile da uno stato membro ad un altro, in accordo con il  Trattato di Abuja del 1991. 

“Alla luce di tali sfide, noi come membri dell’Igad abbiamo bisogno di trovare strategie efficace che combinino e bilancino misure punitive con la protezione dei diritti umani, controlli di frontiera più stretti e la rimozione delle cause che sono alla base dei movimenti irregolari. Il workshop  - organizzato dalla Organizzazione internazionale per le migrazioni in collaborazione con l’Igad e la Commissione dell’Unione africana – ha riunito 40 partecipanti provenienti da ministeri correlati alla migrazione, inclusi i ministeri dell’immigrazione, degli Affari Esteri, del Lavoro e della Sicurezza interna. Invitati al meeting erano anche professionisti dei media della regione così come rappresentanti delle nazioni di transito vicine come Egitto, Libia, Ciad, Niger, Tunisia e Yemen. Secondo Mehari Taddelle Maru, coordinatore della Programma per le migrazioni della Commissione dell’Unione Africana, l’inclusione dei professionisti della comunicazione favorirà il potenziamento di un efficace gestione della migrazione. 

“L’informazione attraverso media bene informati sulle migrazioni potrebbe rivelarsi un mezzo efficace per la promozione di impatti positivi sulla migrazione stessa e, ancora più importante, nello smorzamento dei suoi effetti negativi. Questo potrebbe essere fatto attraverso la creazione di una coscienza comune sui pericoli dell’immigrazione illegale fra potenziali migranti”, ha osservato Taddelle Maru, aggiungendo: “i punti dell’agenda setting includono il bisogno di promuovere campagne di informazione attraverso i media al fine di arrestare le crescenti tendenze xenofobe ed incoraggiare la tolleranza e la comprensione”. 

Il workshop, sponsorizzato dalla Commissione Europea, intende sviluppare  le indicazioni della conferenza di cooperazione inter-statale e intra-regionale e del processo consultivo regionale dell’Igad lanciato in precedenza quest’anno ad Addis Abeba. Come preludio al workshop, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, in collaborazione con gli stati membri dell’Igad, ha esaminato tecnicamente alcuni punti della frontiera selezionati nella regione con lo scopo di valutare il volume dell’immigrazione ufficiale così come le infrastrutture esistenti. Secondo Mahboub Maalim, Segretario esecutivo dell’Igad, l’obiettivo del workshop era di riunire i membri governativi  più anziani dagli stati membri dell’Igad per contestualizzare le politiche migratorie come strumento di integrazione e cooperazione regionale. “C’è bisogno di un approccio globale per gestire la migrazione così come  la necessità di una migliore comprensione del fenomeno migratorio all’interno della regione dell’Igad. È importante che gli stati membri capiscano che l’esistente struttura legale internazionale è rilevante nella gestione delle migrazioni” ha detto Maalim ai partecipanti. 

Uno sguardo critico all’interno della regione dell’Igad rivela percorsi di migrazione crescente derivanti da processi di elezioni contestate, dispute territoriali e di confine, crescita rapida della popolazione, depressione economica, disoccupazione crescente e povertà diffusa.  “A causa di numerose crisi, la regione dell’Igad rimane uno dei luoghi di maggior fermento in termini di mobilità della popolazione, con circa 8 milioni di persone attualmente sfollate” ha dichiarato Ashraf El Nour, Rappresentante regionale dell'Organizzazione per l’Africa centrale e l’Africa dell’est. Secondo El Nour, ogni anno, migliaia di persone, molti dei quali migranti per ragioni economiche, attraversano il Golfo di Aden verso lo Yemen, con alcuni morti lungo la traversata. Solo quest’anno, 40.000 persone hanno attraversato il Golfo di Aden. El Nour ha rilevato che forti siccità nel Corno d’Africa hanno portato a conflitti basati sul controllo delle risorse in quanto le comunità combattono per una piccola quantità di pascoli ed acqua. Tuttavia, le sfide abbondano in quanto la regione lotta per fare i conti con i propri problemi migratori. Secondo El Nour, la pirateria lungo la costa Somala è una seria minaccia per la consegna di aiuti umanitari all’interno della regione. Anche la recente crisi nell’economia globale è motivo di preoccupazione  per gli stati membri dell’Igad dato che la maggior parte di loro fa affidamento sull’aiuto straniero. 

Sullo sfondo della migrazione crescente Maalim raccomanda la cooperazione inter-statale sui problemi migratori con una certa considerazione per la protezione dei diritti umani dei migranti. Il workshop era parte dell’ “East Africa Migration Route Programme”, che include lo sviluppo della cooperazione, della condivisione delle informazioni e di iniziative pratiche congiunte fra i paesi di origine, transito e destinazione. Oltre alla proposta dell’uso di campagne di informazione per assicurare che i potenziali migranti siano consapevoli dei loro diritti e siano capaci di proteggersi da rischi per la salute o altri rischi correlati, il workshop ha anche suggerito l’uso della migrazione come catalizzatore per l’integrazione sociale ed economica regionale. (Zachary Ochieng. Traduzione di Sara Marilungo)

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