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Kenya, governo di coalizione vicino al tracollo

Diventano sempre più evidenti i contrasti tra il presidente Kibaki e il primo ministro Odinga, divisi sulla questione dell’imbavagliamento dei media e sulla sostituzione della Commissione elettorale del Kenya

19 febbraio 2009

In esclusiva da News from Africa
NAIROBI - Il governo di grossa coalizione formatosi quasi un anno fa per porre fine alla violenza che ha scosso il Kenya in seguito ai contestati risultati delle elezioni presidenziali è sull'orlo del tracollo. Mentre il presidente Mwai Kibaki e il primo ministro Raila Odinga sembrano godere di un buon rapporto di collaborazione almeno in pubblico, l"assistente di Raila crede che sia in atto una cospirazione degli adepti del presidente Kibaki, guidata dal capo del servizio civile, Francis Muthaura che minaccia Raila. La questione ha raggiunto l’apice all’inizio di gennaio in seguito al congedo dei commissari della Commissione elettorale del Kenya (Eck) e del loro staff, conformemente alle indicazioni di una commissione di inchiesta sulla violenza post-elettorale. 

La commissione – presieduta dal giudice sudafricano in pensione Johann Kriegler – ha ritenuto l’Eck colpevole di aver truccato le elezioni e ha sostenuto il licenziamento dell’intero staff e la sua sostituzione con una commissione elettorale indipendente temporanea. Mentre Raila e Kibaki "schioccavano la frusta”  e mandavano a casa lo staff dell’Eck, Muthaura ha revocato l’ordine e ha permesso il ripristino delle cariche di 13 membri dello staff, apparentemente per facilitare il passaggio alla commissione elettorale indipendente entrante. Comunque la mossa non è stata gradita da Raila e i suoi sostenitori, che hanno accusato  Muthaura di aver organizzato un insabbiamento.

“Se lo staff  viene liquidato per aprire la strada alle indagini sul loro coinvolgimento nelle elezioni scorrette, come si può allora permettere loro l’accesso ai documenti sensibili?” ha chiesto Raila. Sono seguiti scambi amari fra i ministri associati all’Orange Democratic Movement (Odm) di Raila e quelli alleati al Party of National Unity (Pnu). Mentre Raila e il suo gruppo sostenevano che la supervisione dei ministeri è di responsabilità unica del primo ministro, chiedendo l’allontanamento di Muthaura dalla carica, i fedeli di Kibaki dall’altra parte dichiaravano che Muthaura è la persona incaricata in virtù del fatto di essere segretario permanente dell’ufficio del presidente. Sebbene la questione dell’Eck si sia alla fine risolta con il licenziamento dello staff, rimane tensione fra Muthaura (leggi di Kibaki) e Raila, soprattutto dopo che Kibaki e il vice-presidente Kalonzo Musyoka ha approvato un generoso bonus di uscita  per i commissari e il loro staff. Raila d’altra parte dice che non si meritano un penny a causa dalle immani sofferenze che hanno arrecato al paese per aver truccato le elezioni. 

Comunque, la questione dello staff dell’Eck è stata soltanto la punta dell’iceberg. Subito dopo la firma dell’Accordo Nazionale nel febbraio 2008, Raila e Muthaura sono entrati in rotta di collisione riguardo al governo e agli accordi diplomatici. Secondo l’Accordo Nazionale, Odm e Pnu avrebbero dovuto dividersi i posti 50 a 50,  ma Muthaura ha insistito che l’accordo non includeva nomine alle missioni diplomatiche, sostenendo che questa era prerogativa unica del presidente. Con il problema ancora in sospeso, il presidente Kibaki mantiene un silenzio studiato, mentre gli analisti ritengono che Muthaura stia agendo dietro le sue indicazioni. In ultima analisi, Kibaki rimane un partner poco fidato nella coalizione.

La natura di Kibaki si è rivelata in particolare quando alla fine di dicembre ha firmato il draconiano Media Act contrariamente alle promesse fatte a Raila. Con Raila che si sente tradito, l’Odm si è unito ai media e agli attivisti per i diritti civili nella condanna a Kibaki per aver dato il consenso alla dura proposta di legge.  Ha dovuto battere in frettolosa ritirata in seguito alla crescente pressione. Comunque, la saga del decreto sui media ha smascherato la crescente frattura nella coalizione di governo con l’Odm visto come a favore dei media e il Pnu etichettato come anti-media. Musyoka riassume la battaglia con i media così: “Abbiamo imparato la lezione: che nessuno può vincere la guerra contro i media. Per favore rimuovete il silenzio in cui ci avete costretto dal giorno della firma della legge sui media”. (Sara Marilungo) (vedi lancio successivo) 

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