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Civili massacrati dall'Esercito di resistenza del Signore: appello a Obama

Il conflitto tra i ribelli del Nord Uganda e il governo finisce al Congresso Usa: il senatore Feingold chiede che vengano protette le popolazioni colpite dei paesi confinanti, Repubblica democratica del Congo e Sud Sudan

23 marzo 2009

In esclusiva da News from Africa 

NAIROBI - I ribelli dell’Lra hanno proposto un cessate il fuoco al governo dell’Uganda in seguito all’operazione Lightning Thunder, un attacco congiunto delle forze dell’Uganda, del Congo e del Sudan del Sud durato più di due mesi nella foresta di Garamba, Repubblica democratica del Congo. Mentre le due parti rimangono ferme nelle loro posizioni, va da sé che sono stati i civili congolesi ad accusare i colpi dell’operazione. In una dichiarazione fatta al Congresso americano la scorsa settimana, il senatore Russ Feingold, che per lungo tempo ha partecipato agli sforzi per porre termine agli attacchi dell’Lra, ha espresso indignazione per il continuo massacro di civili nel Congo del Nord-est e nel Sudan del Sud da parte dell’Lra. “Proprio negli ultimi due mesi, le milizie dell’Uganda, del Congo e del Sudan del Sud hanno lanciato un offensiva congiunta contro le basi principali dell’Lra nel Congo del nordest. Sono state sollevate serie preoccupazioni circa la pianificazione e la realizzazione di questa operazione. Da quando l’attacco militare è iniziato, l’Lra è stato capace di perpetrare una serie di nuovi massacri in Congo e in Sudan, uccidendo più di 900 persone. Secondo il Genocide intervention network, questo è un tasso di uccisioni che supera quello del Darfur o addirittura della Somalia. Finora, questa operazione non ha fatto altro che peggiorare le cose: non è riuscita a fermare l’Lra e per di più ha stimolato i ribelli a intensificare gli attacchi contro i civili”, ha accusato Feingold.

 

Il senatore degli Stati Uniti ha esortato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu a occuparsi immediatamente della questione e, in coordinamento con il segretario generale e il rappresentante speciale per le aree colpite dall’Lra, a sviluppare un piano e a stanziare nuove risorse per aumentare la protezione della popolazione civile. “Esorto l’amministrazione Obama a usare la sua voce e votare al Consiglio di Sicurezza per permettere che questo accada. Allo stesso tempo, sollecito l’amministrazione a sviluppare una strategia di coinvolgimento di diverse agenzie governative che si occupi di come gli Stati Uniti possono lungo termine per disarmare e smobilitare l’Lra nel lungo termine, ristabilire l’ordine della legge nelle aree colpite del Congo e del Sudan, e affrontare l’emarginazione politica ed economica nell’Uganda del Nord che inizialmente ha dato adito a questo gruppo ribelle”.

 

Da parte sua, l’Lra ha preparato una roadmap per il dialogo che prevede 90 giorni di temporaneo cessate il fuoco che verrà pubblicamente annunciato dal governo dell’Uganda e dai ribelli. L’Lra propone che il cessate il fuoco venga coordinato da Chissano, dal mediatore principale Riek Machar e da una squadra di monitoraggio della tregua con base in Sudan del Sud. I ribelli hanno anche proposto di riunirsi a Owiny-Ki-Bul e Ri-Kwangba nel Sudan del Sud, tre giorni dopo che un battaglione preparato per mantenere la pace in Africa e composto da forze neutrali di Kenya, Mozambico, Tanzania e Sud Africa abbia messo al sicuro la zona d’incontro predisponendo un’ “area cuscinetto”. L’Lra ha anche proposto a Chissano di convocare una conferenza di pace con la partecipazione degli interessati a Dar-es-Salaam il 27 e 28 marzo. Secondo Nyekorach-Matsanga, la conferenza riunirà i leader culturali e quelli della società civile impegnati nel processo di pace per l’Uganda del Nord e del Nordest. Un obiettivo chiave della conferenza è lo studio di una struttura alternativa per la firma dell’accordo di pace finale con parametri precisi, scadenze e meccanismi di controllo del sostegno civile. 

 

Mentre chiedevano il blocco delle recenti operazioni militari per permettere di riprendere le trattative per la conclusione di un Accordo finale di pace, l’Lra ripete che restano comunque una spina nel fianco i mandati della Corte penale internazionale (Cpi). “Il generale Kony mi ha ordinato di dire al mondo che la questione dei mandati della Cpi sarà al centro di ogni nuova trattativa. E’ ora chiaro che il mostro delle imputazioni della Cpi è diventato un episodio determinante in questo conflitto”, ha dichiarato Matsanga, sostenendo che i mandati dovrebbero a questo punto essere revocati visto che Kony ha accettato di essere processato dalla divisione speciale della corte suprema di Kampala. Sostiene inoltre che prima del lancio degli attacchi del 14 dicembre, Museveni aveva chiesto al procuratore capo della Cpi Luis Moreno-Ocampo di ritirare i mandati ma aveva battuto in ritirata strategica quando Moreno-Ocampo minacciò di emettere gli stessi mandati contro le Forze di difesa del popolo ugandese (Fdpu), che allo stesso modo hanno commesso atrocità durante i 23 anni di insorgenze. 

 

I ribelli dell’Lra, guidati da Kony, sin dal 1986 combattono per rovesciare il governo del presidente Yoweri Museveni, presumibilmente per rimpiazzarlo con un governo basato sui dieci comandamenti biblici. La feroce guerra, caratterizzata dal rapimento e dall’arruolamento forzato di bambini all’interno dei ranghi ribelli, ha lasciato decine di centinaia di morti e costretto due milioni di persone ovvero il 90% della popolazione dell’Uganda del Nord a vivere in squallidi campi. Le trattative di pace  per porre fine ai 22 anni di combattimenti sono iniziate a Juba, capitale del Sudan del Sud nel 2006; Kony tuttavia in ben quattro occasioni si era rifiutato di firmare il trattato di pace finale riferendo alcuni dubbi sulla sua sicurezza. Il 14 dicembre, un’operazione militare congiunta comprendente gli eserciti di Uganda, Sudan del Sud e Congo ha lanciato attacchi sul suo campo base dal nome in codice Kiswahili nel tentativo di scacciare i ribelli e costringere Kony a firmare l’accordo. Dopo due mesi l’operazione non ha ancora raggiunto il suo scopo. (Zachary Ochieng, traduzione di Sara Marilungo)

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