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Integrazione, l'insegnamento di don Milani rivive nei comuni del Mugello

Un libro racconta l’esperienza della fondazione “Il Forteto”: quattro anni di laboratori con mille ragazzi dalle elementari alle superiori, per educare al rispetto dell’altro e alla convivenza con gli immigrati. Domani la presentazione a Bologna

20 maggio 2009

BOLOGNA - Un progetto ambizioso, nel solco dell’insegnamento di don Lorenzo Milani, che in quattro anni ha coinvolto in alcuni comuni fiorentini del Mugello 60 insegnanti, 35 educatori e più di mille ragazzi dalle scuole elementari al triennio delle superiori in laboratori tecnico-pratici e di “riflessione”. Con la creazione di cortometraggi filmati, dalla fase di ideazione del soggetto al lavoro sul set, passando per la stesura di una sceneggiatura. Tira le somme del suo percorso educativo la fondazione “Il Forteto”, e lo fa con un libro che ne raccoglie testimonianze ed esperienze, “Il libro dimenticato dalla scuola”, che verrà presentato a Bologna domani, giovedì 21 maggio (ore 10 alla sala dello Zodiaco, in via Zamboni 13). Al progetto, denominato “Barbiana e il Mugello, una scuola per l’integrazione” e dal costo complessivo di 200mila euro, ha contribuito anche il Monte dei Paschi di Siena.

 

 “Il nostro obiettivo? Aiutare a formare i ragazzi dal punto di vista delle relazioni interpersonali e di gruppo – dice il coordinatore Luigi Goffredi, dell’associazione “Il Forteto” – mettendo l’accento sulle storie individuali di ognuno e sulle situazioni di disagio di cui spesso la scuola non tiene conto”. Facendo emergere dinamiche negative e di conflitto, ad esempio, invece di nasconderle sotto la sabbia dell’indifferenza. E magari cercando di comprenderle. In quest’ottica, fondamentale è stata la continuità: “ In quattro anni siamo riusciti – commenta Goffredi – a creare un clima di familiarità fra gli educatori, gli studenti e gli stessi insegnanti”. Che si sono messi in discussione, osservando le riprese video dei laboratori e facendo autocritica sui propri metodi educativi.

 

“Lo stesso non si può dire dei genitori – chiosa sempre Goffredi – che hanno aderito in minima parte all’iniziativa. Con i gruppi che hanno deciso di partecipare, però, si è cercato di condividere un lavoro educativo coerente e solido”. Cruciale è stato anche il ruolo di educatori e volontari, formati professionalmente da ad alcuni docenti dell’Università di Firenze per essere preparati ad affrontare situazioni di emarginazione e di devianza, anche molto difficili:“Quando abbiamo iniziato il progetto – sottolinea Goffredi – siamo rimasti stupefatti nel vedere che, anche nelle classi di scuola elementare, i bambini italiani di norma escludevano o emarginavano i bambini immigrati. Questo a causa di una pressione familiare in direzione della discriminazione. Adesso che siamo alla fine del laboratorio – conclude – possiamo dire con tranquillità di aver raggiunto i nostri scopi di integrazione e emancipazione, individuale e di gruppo”. (gm)

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