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Ricerca, accordo tra cinque regioni per conquistare i fondi Ue

Rendere la ricerca italiana piu' competitiva in Europa. È questo lo scopo dell'accordo siglato questa mattina da cinque regioni (Toscana, Campania, Lazio, Marche e Umbria) che lavoreranno in rete, da oggi in poi, per sostenere i migliori prog...

12 gennaio 2010

Roma - Rendere la ricerca italiana piu' competitiva in Europa. È questo lo scopo dell'accordo siglato questa mattina da cinque regioni (Toscana, Campania, Lazio, Marche e Umbria) che lavoreranno in rete, da oggi in poi, per sostenere i migliori progetti condividendo infrastrutture, informazioni, strumenti normativi. Obiettivo dichiarato, conquistare una bella fetta di quei 50 miliardi di euro che l'Europa ha messo sul piatto nell'ambito del VII Programma quadro della ricerca per il periodo 2007-2013.

Un budget appetibile, ma su cui non e' facile mettere le mani: la concorrenza europea e' spietata e, spesso, i ricercatori esteri sono maggiormente sostenuti, a livello economico, ma anche a livello di partenariato, dalle istituzioni nazionali pubbliche e private. Due elementi su cui, invece, possono contare poco i nostri cervelli che, peraltro, non di rado si fanno concorrenza tra loro presentando progetti simili a livello Ue. Nella precedente edizione del Programma quadro europeo per la ricerca su cento progetti italiani partecipanti solo dieci si sono aggiudicati un finanziamento. "Un numero troppo basso", dicono gli assessori coinvolti dal progetto che vede, come capofila, la Toscana.

"Bisogna fare in modo di rendere l'Italia piu' competitiva rispetto agli altri paesi ed evitare progetti doppione o anche competizioni tra le nostre regioni- spiega Nicola Mazzocca, assessore campano all'Universita' e alla Ricerca- Vogliamo lanciare un nuovo modello, un modo di fare sistema per essere piu' incisivi in Europa".

In Italia "c'e' un eccesso, a volte, di regionalizzazione della ricerca- commenta Claudio Mancini, assessore competente per il Lazio- siamo un paese che fa poco lobbying, che non fa sistema, soprattutto quando deve competere in Europa". Il risultato e' che i progetti dei nostri ricercatori, poi, restano indietro o non vengono presentati per mancanza di risorse. "La riduzione dei budget delle universita' e degli enti di ricerca- continua Mancini- penalizza, a volte, la spinta progettuale che noi dobbiamo sostenere sollecitando anche un dibattito sulla necessita' di distinguere, in futuro, la spesa corrente da quella per l'innovazione. Altrimenti accadra' sempre che un buon team di ricerca non presenti un progetto perche' solo le spese di presentazione ammontano a migliaia di euro".

Le procedure europee, infatti, sono complesse e costose. L'accordo tra le regioni dovra' garantire strumenti a sostegno dei ricercatori, anche a livello normativo e di strutture. "Inoltre ci sara' una rete di comunicazione che consentira' di capire chi sta lavorando su cosa, di mettere in comunicazione i gruppi di ricerca", aggiunge Eugenio Baronti, assessore alla Ricerca della Toscana. Adesso il primo passo sara' quello di trovare "progetti sfida", che siano innovativi nei campi di maggior interesse a livello regionale ed europeo come le energie rinnovabili, la meccanica, l'aerospazio (in cui il Lazio e' forte, cosi' come la Campania).

(DIRE)

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