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Sicurezza, “il traffico fa più paura della microcriminalità”

Secondo il Camper osservatorio sulla sicurezza, che per un anno è andato in giro per le strade di Lucca, sono in netta minoranza i cittadini che temono la delinquenza“. Ferroni, psicologa: “La gente chiede aggregazione, non agenti di polizia”

23 febbraio 2010

LUCCA - La delinquenza o la microcriminalità non sono più i problemi principali di sicurezza che impauriscono i cittadini. Oggi, il vero problema di sicurezza sembra essere un altro: il traffico. E con esso, naturalmente, tutte le problematiche che conseguono, tra cui la salute e gli incidenti stradali. Parallelamente i cittadini - più che l’esigenza di potenziare le forze di polizia - sentono il bisogno di creare aggregazione sociale. A rivelarlo è l’indagine condotta dal Camper osservatorio sulla sicurezza che per un anno intero è andato in giro per le città e le strade della lucchesia ad intervistare i cittadini in materia di sicurezza.
 
Nello specifico, quasi la metà degli intervistasti (37%) arriva a sostenere che è proprio il traffico l’elemento che rende più insicuro il quartiere. La delinquenza è al secondo posto soltanto con il 20%. Segue la mancanza di un poliziotto di quartiere (12,5%), il consumo di droga (7,5%), la presenza di persone che ispirano diffidenza (7,5%), il fatto di non conoscere i vicini (7,5%), la violenza intrafamiliare (5%).
 
“Contrariamente a quanto spesso emerge dai mass media – ha detto Chiara Ferroni, psicologa e operatrice del progetto - dai nostri colloqui con gli abitanti non si evidenza un ‘allarme sicurezza’. Sono pochi gli intervistati che sostengono di vivere in un clima di paura e che non amano il loro quartiere (sebbene non manchino riferimenti a episodi di delinquenza)”.
 
Parallelamente, i dati mostrano anche come il cittadino, più che una necessità di potenziamento dei servizi di sicurezza pubblica, senta il bisogno di avvicinamento e di conoscenza dell’altro. Soltanto il 20,4%, infatti, sostiene che c’è bisogno di più controlli di polizia per rendere più sicuro il quartiere. Di contro, il 36,3% ritiene necessario migliorare la conoscenza e l’integrazione. Inoltre, alla domanda “Cosa fare perché nel quartiere si viva meglio?” il 35,8% degli intervistati dichiara che è opportuno favorire l’aggregazione. “La creazione di una rete sociale – spiega ancora la psicologa Ferroni - costituisce l’antidoto migliore contro ciò che provoca insicurezza”. (js)

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