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Darfur, accesso all’acqua più facile. Così le donne eviteranno le violenze

Per lungo tempo le donne hanno affrontato i rischi di stupro e altre forme di violenza mentre percorrevano lunghe distanze in cerca di acqua. Ora però un progetto sostenuto dalla Missione Unione Africana – Onu in otto villaggi faciliterà il loro compito

09 maggio 2011

In esclusiva da News from Africa
NAIROBI – Per lungo tempo, le donne nel Nord Darfur (Sudan) hanno affrontato i rischi di stupro ed altre forme di violenza sessuale mentre percorrevano lunghe distanze in cerca di acqua. Ora però un progetto sull’acqua sostenuto dalla Missione Unione Africana – Nazioni Unite in Darfur (Unamid), in otto villaggi del Nord Darfur non solo faciliterà il loro accesso all’acqua ma aiuterà a ridurre la violenza sessuale e di genere (Sgbv) nella regione, secondo quanto dichiarato da residenti locali e funzionari Unamid. “Per anni abbiamo avuto paura di essere attaccate mentre portavamo l’acqua e raccoglievamo la legna per il fuoco; non è sempre possibile muoversi in gruppo e siamo spesso scortate dagli uomini o dagli operatori di pace Unamid”, ha detto una residente del villaggio Kuma Garadayat, che si è rifiutata di dare il proprio nome per paura di rappresaglie. Kuma Garadayat, 60 km da El Fasher nel Nord Darfur, è uno dei villaggi dove il 26 aprile è stato lanciato il progetto per l’acqua. Gli otto villaggi ospitano almeno 3 mila rimpatriati.
 
Circa 30 mila contenitori d’acqua “rotolanti”, con una capacità di 751 ciascuno, l'equivalente di quattro taniche, sono stati distribuiti alle donne dei villaggi, tutti con scarso accesso all’acqua e gravemente colpiti dalla siccità durante la stagione secca. “Spero che grazie ai contenitori per trasportare l’acqua le cose saranno più facili per noi; saremo meno esposte”, ha aggiunto l’abitante del villaggio. Secondo Medici Senza Frontiere (Msf), la maggior parte dei casi di violenze in Darfur ancora si verifica durante la raccolta di acqua e legna per il fuoco. A causa dello scarso accesso alla giustizia, un senso di impunità, ed il marchio sociale legato alla violenza sessuale e di genere, la comunità internazionale in Darfur ha lanciato diverse attività di prevenzione, protezione e risposta, inclusa la ricognizione dei luoghi di raccolta della legna.
Va notato che il progetto per l’acqua è parte di più vasti progetti di recupero appoggiati dall’Onu, che comprendono l’educazione di levatrici e il supporto nel miglioramento della salute e dell’educazione nei villaggi. Diverse migliaia di “water hippo” (contenitori d’acqua rotolanti) saranno spediti nelle prossime due settimane, in particolare a donne capifamiglia, alle persone vulnerabili e a quelle che vivono lontane dai punti d’acqua, ha dichiarato l’Unamid.
 
I contenitori d’acqua a forma di barili sono progettati per ridurre il peso fisico del trasporto dell’acqua e andranno a beneficio delle donne e dei bambini che sono maggiormente incaricati di raccogliere l’acqua in Sudan. “Uno dei motivi maggiori di conflitto in Darfur e l’accesso all’acqua - ha detto Ibrahim Gambari, rappresentante speciale congiunto e capo di Unamid, in una dichiarazione -. Questo progetto vuole rendere la vita più facile e più sicura per le donne, e vuole anche evidenziare il fatto che l’acqua non è solo la radice del conflitto ma è anche la sua soluzione. Speriamo che il loro uso (dei barili) non solo aiuti persone precedentemente rifugiate ma supporti la protezione dei civili mentre cercano di ricostruirsi una vita.” (Traduzione di Sara Marilungo)

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