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Sui terreni confiscati in Sicilia prodotti bio e inserimento lavorativo

L’esperienza della coop “Lavoro e Non Solo” a Corleone, Morreale e Canicattì: persone con disagio psichico si dedicano all'agricoltura biologica. E' una delle buone pratiche presentate a Terra Futura (Firenze, Fortezza da Basso, 25-27 maggio)

23 maggio 2012

FIRENZE – Su 120 ettari di terreni confiscati alla mafia nascono oggi prodotti di agricoltura biologica, coltivati da persone con disagio psichico. È questo che contraddistingue l’esperienza della cooperativa “Lavoro e Non Solo”, nata nel 1998 da un progetto di Arci Sicilia e partner di Libera, che dal 2000 gestisce un’azienda agricola sui terreni confiscati tra Corleone, Morreale e Canicattì. La cooperativa sarà presente a Terra Futura, mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità (Firenze, Fortezza da Basso, 25-27 maggio), nel corso del convegno “Legalità, equità e lavoro”, in calendario sabato 26 maggio alle 10.

“La nostra realtà è conosciuta a Corleone anche come la ‘cooperativa dei pazzi’: il nostro tratto distintivo è da sempre l’inserimento sociolavorativo” spiega il presidente Calogero Parisi, che ricorda come l’attenzione per la salute mentale sia sempre stata centrale nella storia di Arci. “In Sicilia - aggiunge - le battaglie per la chiusura dei manicomi hanno avuto un valore forse ancora più profondo che altrove. Quello di Palermo fu l’ultimo ospedale psichiatrico a essere chiuso nel 1996”.

Sulle terre della cooperativa vengono coltivati grano duro, ceci, lenticchie, pomodori, melanzane, peperoni, uva, fichidindia, mandorle, olive. Vengono poi confezionati pasta, semola per pizza e pane, passata di pomodoro, sughi pronti, caponate, antipasti di peperoni, marmellata di fichidindia, vino bianco e rosso. Tutti gli articoli sono commercializzati grazie alle Botteghe del Mondo, ai gruppi d’acquisto solidale, alle associazioni e ai punti vendita Coop. La scelta dell’agricoltura biologica è venuta da sé, non solo per ragioni ecologiche ma anche simboliche: “Coltivare le terre confiscate in modo biologico significa metaforicamente e concretamente ‘depurarle’ dai veleni della chimica e dell’illegalità” spiega il presidente.

A Terra Futura insieme alla cooperativa ci sarà anche il “Progetto San Francesco”, il programma di  partecipazione sociale contro le mafie voluto dai sindacati di Filca Cisl, Fiba Cisl e Siulp per intercettare in anticipo i rischi per i lavoratori derivanti dalle attività delle cosche. Il progetto è stato pensato come una piattaforma dove rinforzare le relazioni istituzionali dei sindacati con le prefetture, le questure e i differenti uffici del governo del territorio coinvolti nella prevenzione e nella sicurezza dei luoghi di lavoro, nel welfare territoriale, nelle scelte di politiche dello sviluppo. (gig)

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