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Fabrizio Sottile, il futuro del nuoto azzurro

E’ ipovedente, lotta da due anni con una neuropatia ottica ereditaria, ma in acqua ci vede benissimo: la mamma lo portò in piscina che aveva tre mesi, da allora non ha mai smesso. Ora l’atleta varesino si prepara ai Giochi: “Nessuna paura”

20 luglio 2012

ROMA - In acqua, quando nuota, c’è un solo colore: l’azzurro. E il suo occhio sinistro (l’altro “ormai è andato”) è ancora capace di riconoscere quella riga blu sul fondo della vasca che avvisa il nuotatore dell’imminente necessità di prepararsi alla virata. Fuori dall’acqua, invece, “solo luci e colori che mi disturbano” e che rendono la vita all’asciutto assai più difficile di quella in vasca. Fabrizio Sottile è il futuro del nuoto paralimpico: da due anni – oggi ne ha ­‑19 – combatte con una grave neuropatia ottica, dovuta a una mutazione genetica trasmessa per via ereditaria. Si chiama malattia di Leber e, secondo i freddi rapporti medici sulla frequenza della patologia fra la popolazione, colpisce una persona ogni 50mila. Lui è quel caso. La malattia è degenerativa e, per mantenere quanto più possibile stabile la pur limitata percezione ottica che Fabrizio ancora conserva, ci vuole un farmaco che rallenta lo spegnimento dei nervi ottici: è ancora sperimentale, si chiama idebenone. “Ne prendo 21­ pastiglie al giorno, quando il foglietto illustrativo ne prescrive al massimo sei”, racconta, assicurando comunque che quello “è il dosaggio giusto per me”.
 
La sua determinazione – e ne ha davvero parecchia – Fabrizio l’ha portata subito in vasca, insieme alle sue indubbie doti elastiche e a una velocità portentosa: dal punto di vista sportivo, oggi si fa un gran parlare di lui come grande promessa del nuoto paralimpico. Del resto, con il suo bronzo europeo vinto sui 400 stile libero a Berlino nel 2011, ha già dimostrato – per essere poco più che adolescente – una personalità già ben definita e una sicurezza invidiabile. Agli europei del 2011 non solo è salito sul podio, ma si è tolto anche lo “sfizio” di stabilire i nuovi primati italiani sui 400 stile – la sua gara – e poi nei 50 e nei ­100 stile, nei 200 misti e nei ­100 farfalla.

L’acqua, del resto, è sempre stato il suo elemento. La mamma lo buttò in piscina che lui aveva appena tre mesi: esercizi di acquaticità, naturalmente, e si sa che per i neonati quello è un ambiente familiare, visto che le nuotate nel liquido amniotico sono ancora esperienza recente. Fabrizio Sottile nuota da sempre, insomma, e non sorprende certo sapere che già a otto anni l’attività agonistica entra a far parte della sua vita. A distanza di oltre dieci anni, e dopo essere passato sul versante paralimpico, le ore passate ogni giorno in piscina sono diventate almeno tre, dalle due alle cinque del pomeriggio, per l’allenamento in acqua. Tre volte a settimana, poi, la preparazione continua in palestra. Risultato: “Tempo libero, niente”, dice, ma del resto non si diventa dei grandi atleti senza sacrifici. E se le specialità in cui Fabrizio sa dare il meglio di sé sono i 50, i ­100 e i 400 stile libero (agli Europei 2011 è arrivato rispettivamente al quinto, quarto e terzo posto), “per non disperdere troppe energie” a Londra porta solo i 100­ e i 400. Ovviamente, senza i costumi al poliuretano, banditi dalla Federazione internazionale: “Era doping tecnologico – afferma Sottile – perché l’atleta muscoloso, anche se più pesante degli altri, per effetto di quel costume galleggiava sull’acqua. Ora invece siamo tutti allo stesso punto di partenza e ognuno si gioca le sue carte in base alle sue caratteristiche”.

Che le caratteristiche di Fabrizio Sottile siano quelle di un atleta di primo piano lo sanno bene alla Polha Varese, la celebre società di sport per persone disabili della città lombarda: Fabrizio ha indossato la loro casacca fino a pochi mesi fa, quando una telefonata improvvisa lo ha informato che il suo nome era stato scelto dal Comando generale della Guardia di Finanza per entrare a far parte del loro glorioso sodalizio sportivo, le Fiamme Gialle. “Quando il presidente della federazione nuoto, Roberto Valori, me lo ha detto, mi è preso un colpo e mi sono messo a urlare: mi dava due giorni di tempo per pensarci, ma non c’era proprio nulla a cui pensare. Era un sì, subito”. Un’occasione così non capita tutti i giorni e la risposta era davvero obbligata: da sempre le Fiamme Gialle sui campioni scelti investono energie, denaro, ambizioni, quanto di meglio un atleta possa sperare. Non a caso, pur con dispiacere, anche alla Polha hanno dovuto riconoscere che opportunità come queste capitano una sola volta e bisogna coglierle al balzo. “Non sono impaurito, ma responsabilizzato e orgoglioso per questa scelta”, commenta oggi Fabrizio. Pronto, con i suoi ­‑19 anni, a volare fino a Londra per la sua prima Paralimpiade. (ska)

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Tag: Paralimpiadi 2012

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