Camerun, un atleta a Londra. “Un lusso anche una carrozzina di seconda mano”

Il comitato paralimpico del Camerun, per mancanza di fondi, si è potuto permettere di portare ai Giochi di Londra solo un atleta, il sollevatore di pesi poliomielitico Conrat Frederic Atangana. “Sogno uno sport più accessibile nel mio paese”

03 settembre 2012

LONDRA – Conferenza stampa al Main Press Centre dell’Olympic Park. A presiederla c’erano l’addetto stampa del Camerun Francis Bidjocka, il presidente del comitato paralimpico camerunense Jean Jacques Ndoudoumou, il delegato del ministero dello sport Marie Ekobena e Conrat Atangana con la sua allenatrice. Atangana è l’unico atleta camerunense ad aver partecipato alle Paralimpiadi di Londra.
Nato nel 1987 vicino a Yaoundé, nei primi anni di vita contrae la poliomielite alla gamba destra. Inizia a praticare sport dal 2004, quando gli viene consigliato di trasferirsi nella capitale per allenarsi con la squadra di sitting volley. Due anni dopo partecipa ai giochi del Centrafrica nelle discipline del basket e del sollevamento pesi e in entrambe vince la medaglia d’oro. Si conferma vincente ai giochi francofoni ai quali ha partecipato ogni due anni dal 2007. Nel 2012 a Dubai arriva a sollevare 160 kg. A Londra il 31 agosto nella finale della sua categoria (pesisti sotto ai 56 kg) ha sollevato 155 kg e si è classificato nono. 

Il sogno di Conrat. Oltre al sogno di conquistare un giorno una medaglia ai Giochi, Atangana ha a cuore soprattutto le difficoltà che incontrano nel suo paese i disabili e quindi lo sport paralimpico. “Qui in Europa è semplice ottenere una sedia a rotelle. In Camerun è un lusso. Anche comprarne una di seconda mano può venire a costare 5 volte uno stipendio”, fa presente l’addetto stampa, “Nel nostro paese gli impianti sono limitati e le attrezzature sportive inaccessibili. La performance di Conrat sarà una fonte d’ispirazione per tutti gli atleti e, speriamo, convincerà il ministero dello sport ad investire più soldi nello sport paralimpico”. Infatti, per mancanza di fondi, agli altri atleti paralimpici camerunensi non è stato possibile neanche andare in Tunisia per le qualificazioni africane dei Giochi ad aprile di quest’anno: “Io pratico uno sport individuale, per cui è meno complicato qualificarsi dal momento che non servono attrezzature troppo costose né grossi fondi dallo Stato” spiega Atangana.
Poi a tutta la delegazione viene chiesto se l’IPC avesse fatto abbastanza per aiutarli nel loro obiettivo: “Non abbiamo avuto un supporto significativo da parte loro” premette il presidente del CNPC (Comité National Paralimpique Camerounais) Ndoudoumou, “ma siamo consapevoli che l’IPC ha a disposizione molti meno fondi dell’ IOC (comitato olimpico internazionale), quindi dev’essere stato difficile cercare di appoggiare la lotta per i diritti degli sportivi portata avanti da un comitato che è nato solo nel 2011, e che fino a dodici mesi fa non era neanche membro IPC. Sono certo che hanno fatto del loro meglio per farci crescere, ed hanno sicuramente inculcato nel nostro paese idee di uguaglianza e rispetto prima inesistenti”.

Un giornalista-sportivo tetraplegico americano presente alla conferenza chiede all’atleta cosa possano fare gli occidentali per aiutare il comitato del Camerun. Poi lo invita a giocare a tennistavolo nella sua società del nord della California. Atangana risponde: “Siamo qui per imparare dagli Europei l’approccio alla disabilità e poi riportare quello che abbiamo vissuto ai nostri connazionali, ma anche per rendere nota la situazione nel nostro paese. Lo scopo è di diffondere il più possibile i fatti che vi stiamo presentando in modo da trovare qualcuno che possa aiutarci economicamente, ma all’interno della nostra nazione. Questo ricerchiamo dagli stati più ricchi: un supporto per incrementare i mezzi per l’accessibilità sportiva. Non possiamo ripiegare sull’estero, altrimenti non migliorerà mai nulla in Camerun”.
Il segretario Marie Ekobena conclude il dibattito ringraziando il comitato organizzativo dei Giochi per la loro gentilezza e disponibilità, poi afferma: “ Venire alle Paralimpiadi è per noi il primo passo per realizzare un grande sogno. Abbiamo imparato tantissimo". (gt)

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