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Le delusione dell’Italia del basket. Zappile: “Comincia una nuova era”

La federazione guarda già al futuro e annuncia cambiamenti. Il capitano Matteo Cavagnini analizza i deludenti risultati della squadra: “Non possiamo certo nasconderci. Fisicamente stavamo bene, moralmente non eravamo al meglio”

10 settembre 2012

LONDRA – Paralimpiadi negative per l’Italia del basket. Nessuno a Casa Italia ne fa mistero: ben altre erano le aspettative alla vigilia dei giochi. Ne è cosciente il capitano della nazionale, Matteo Cavagnini, 38 anni, trascinatore e anima di una squadra che a Londra non ha trovato la sua dimensione. E dire che le aspettative del basket in carrozzina azzurro erano alte in virtù dei risultati conseguiti negli ultimi anni, in primis dalla buona prova offerta ai mondiali in Turchia.
Ma Londra è stata un’altra cosa. Cinque sconfitte in sei partite nel girone eliminatorio. E Matteo Cavagnini, da buon capitano, ci mette la faccia.
“Non c’è dubbio: se guardiamo i risultati si tratta di un’esperienza negativa – afferma l’azzurro -. Non possiamo certo nasconderci. Venivamo da un quarto posto al mondiale e ci tenevamo a fare bella figura. Diciamo che… siamo arrivati all’Olimpiade nel peggiore dei modi! Fisicamente stavamo bene, moralmente non eravamo al meglio”.

Cavagnini non aggiunge altro. E’ chiaro che qualcosa non ha funzionato ed è altrettanto chiaro che questo qualcosa sarà oggetto di profonda riflessione anche per la federazione. La squadra forse non ha metabolizzato i nuovi sistemi del tecnico Fisher? Certo, sono troppe le cose che non hanno funzionato, come si evince dalle statistiche e dai tabellini delle singole partite. “Il sogno di questa Paralimpiade era di giocare a basket e di affrontare i migliori al mondo – continua Cavagnini -. In tutta sincerità, tolta la prima partita con la Spagna, nelle altre gare siamo stati all’altezza. Abbiamo giocato un discreto basket… Insomma, vado a casa deluso dl risultato ma non tutto è da buttare”.

Ma questa nazionale di basket in carrozzina ha un futuro? “Penso di sì. Certo, per qualcuno l’età è penalizzante e dovrà esserci probabilmente un po’ di ricambio. Io stesso ho 38 anni… Però possiamo contare su uno zoccolo di giovani valido”. Peccato, anche perché Londra è stata una bellissima occasione sul piano strettamente agonistico e sul piano personale, visti i palazzetti sempre pieni e il grande entusiasmo che ha sempre accolto gli atleti. “Io avevo fatto già Atene – conclude Cavagnini -. In effetti la Paralimpiade è un sogno per un atleta: non c’è altra gara o competizione che tenga! E lo spirito olimpico esiste, altrochè! Quanto a questi giochi inglesi, lo si è sentito prima di partire che era una manifestazione diversa…Poteva essere una grande avventura, purtroppo non è andata come volevamo”.

Ne prende atto il presidente della Federazione, Fernando Zappile: “La partecipazione a una Paralimpiade è una cosa diversa dalle altre. Probabilmente hanno inciso diversi fattori… Certo adesso comincia una nuova era. Perché è chiaro che da qui in avanti ci saranno dei cambiamenti. A partire forse dal sottoscritto, visto che a dicembre ci sarà il rinnovo delle cariche. Però da adesso si comincia a pensare a Rio, alle prossime Paralimpiadi brasiliane”. E se ne va sussurrando: “Certo, mi aspettavo di più…”. (daiac)

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Tag: Paralimpiadi 2012

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