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Canottaggio, il ct Grizzetti: "In Italia numeri esigui, ma grande impegno per aumentarli"

La medaglia non è arrivata ma il ct dell’adaptive rowing azzurro Paola Grizzetti ha lasciato Londra più che soddisfatta: "Questo è in assoluto il gruppo più forte e coeso che abbia mai allenato"

10 settembre 2012

LONDRA - La medaglia non è arrivata ma il CT dell’adaptive rowing azzurro Paola Grizzetti ha lasciato Londra più che soddisfatta. Le due barche qualificate hanno fatto fino in fondo il loro dovere confermando la crescita dei due equipaggi largamente rinnovati e ringiovaniti rispetto alle Paralimpiadi d’oro di Pechino 2008. “L’ho già detto anche ai ragazzi dopo le rispettive finali e lo ripeto volentieri. Questi atleti hanno fatto qualcosa di eccezionale. Il livello con il quale di sono misurati poteva metterli in difficoltà e invece i “piccolini” del quattro hanno saputo migliorare di ben quattro posizioni il piazzamento degli ultimi mondiali mentre il doppio è di fatto nei primi sei equipaggi del mondo. Altro fattore importante in una squadra è il gruppo. Questo è in assoluto il gruppo più forte e coeso che abbia mai allenato. Gli splendidi e indimenticabili protagonisti di Pechino furono grandi protagonisti. In quella Paralimpiade a presentarsi con le quattro barche in programma fummo solo noi e gli Stati Uniti. Qui non siamo riusciti a mantenere anche i due singoli. Quindi siamo scesi ma questi ragazzi e altri che stanno frequentando il Centro Tecnico Federale di Gavirate hanno tutte le potenzialità per risalire e ripercorrere il cammino di chi li ha preceduti”.

In Italia i numeri dell’adaptive sono ancora scarsi. Un fattore certamente penalizzante per chi deve formare la rappresentativa nazionale.
“Numeri esigui ma al tempo stesso un grande impegno della Federazione con in testa il nostro Presidente Enrico Gandola e del CIP per aumentarli. Se siamo arrivati a Londra con una squadra nettamente più giovane rispetto a Pechino lo si deve proprio al gran lavoro di promozione ed anche, rispetto al passato, alla possibilità di avere questi ed altri atleti per 80 giorni di raduni con una barca nuova di zecca e molto altro materiale tecnico. Se vogliamo crescere in numeri e qualità l’unica strada è questa”. Oltre ad un suo pallino fisso che almeno in Italia è ancora un sogno: una commissione tecnica. “Purtroppo è così. In Cina e in molti altri Paesi i ragazzi con disabilità vengono raggiunti da una rete informativa efficiente e poi indirizzati, da una commissione di tecnici, alla pratica di discipline sportive ad ognuno di loro più consone. Logico, semplice, efficace. Nonostante tutto resto ottimista. Ci arriveremo anche noi”.

Lei arriva da Mondiali e Paralimpiadi, senza dimenticare la quotidiana attività con ragazzi e ragazze della Canottieri Gavirate. Ora può finalmente tirare il fiato e dedicare un po’ di tempo al marito (Giovanni Calabrese, ex olimpionico di canottaggio, Responsabile Tecnico della Canottieri Gavirate e Consigliere Federale della FIC) e alle tre figlie (Veronica, Valentina e Vittoria, le prime due tesserate canottieri Gavirate e nazionali. La terza è in attesa di...salire in barca)...

“Come storiella è carina! A metà mese ci sono i Campionati Europei, per fortuna sul nostro lago di Varese. A seguire tre fine settimana consecutivi di manifestazioni. Il comando è quello di sempre: remare senza fermarsi mai”. Una medaglia inaspettata le è stata assegnata ad honorem da un suo ex collaboratore, Marco Galeone, al suo esordio alle Paralimpiadi in veste di CT del Sudafrica. Galeone si è detto entusiasta del suo incarico “che ho accettato dopo aver lavorato all’Università dell’adaptive rowing di nome Paola Grizzetti”.

“Mamma mia che complimento! Marco è un amico e un ottimo tecnico. Gli si è presentata questa opportunità e ha fatto bene a non lasciarsela scappare. Alla sua prima Paralimpiade ha presentato un singolo femminile (il quattro glielo abbiamo eliminato noi...) e sono certa che anche lontano dalla sua Napoli saprà far bene. Stima e amicizia tra tecnici è fondamentale. Quanto tempo abbiamo perso per gelosie e invidia. Lo scambio di esperienze in  Italia e all’estero è fondamentale. Orticelli e steccati soffocano un movimento che invece ha bisogno in doti massicce di umiltà e collaborazione. Non aspettiamo di arrivare alla canna del gas per capire quanto sia importante parlarsi e divulgare il verbo. In fondo siamo tutti sulla stessa barca...”.  

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Tag: Paralimpiadi 2012

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