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Abusi sui minori, "la maggior parte non viene denunciata o non è creduta"

Convegno Centro studi Erickson. L'accusa del centro Hansel e Gretel: “Scattano difese massicce che ne impediscono il riconoscimento. Psicologi e avvocati sono a disposizione dei benestanti e in carcere troviamo solo poveracci"

09 novembre 2012

RIVA DEL GARDA (Tn) – L'abuso sui minori è un fenomeno in aumento, ma viene sempre meno riconosciuto e segnalato. Si sta diffondendo una tendenza negazionistica, che impedisce di far venire a galla i casi. È un'accusa forte quella di Claudio Foti del Centro studi Hansel e Gretel di Torino, intervenuto oggi in uno dei workshop del convegno “La tutela dell'infanzia”, in corso fino a domani a cura del centro studi Erickson. Per Foti “la maggior parte dei casi non viene denunciata o, nel caso, non viene creduta. Quando si viene a contatto con un potenziale abuso scattano difese massicce che ne impediscono il riconoscimento. Questo determina un oceano di falsi negativi di cui non ci si occupa”. La ragione di questa tendenza sta nella “perdita di capacità emotiva e apertura all'altro che caratterizza la società d'oggi”. Se da un lato sta crescendo una cultura di attenzione verso i bambini riconosciuti come vittime di abuso, dall'altro “schiere di psicologi e avvocati sono a disposizione delle persone benestanti che possono permettersi una difesa forte, fatta di ricerche e perizie. Non a caso quando ci rechiamo in carcere non troviamo neanche un sex offender che sia abbiente, ma solo poveracci”. E tutto questo mentre il fenomeno degli abusi è, dall'esperienza di chi lavora sul campo, in aumento: “In una società perversa caratterizzata dalla solitudine, la sessualizzazione cresce anche perchè sono cadute le barriere etiche”, incalza Foti.

Ma non è solo questo il nodo che contrasta la tutela dell'infanzia in Italia. La vera grande criticità è che si è smesso di ascoltare i minori, preferendo una logica adultocentrica che ha sbattuto la voce dei bambini in secondo piano. “C'è un'incapacità diffusa di garantire un ascolto serio e approfondito, un lavoro che richiederebbe risorse sociali, economiche ed emotive oggi assenti – incalza -. Questo origina controsensi: succede ad esempio che non si fanno quasi più allontanamenti da famiglie multiproblematiche, ma li si fanno in presenza di separazioni conflittuali, come nel recente caso di Cittadella. La protezione si è molto ridotta”. (gig)
 
 

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