:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Senza fondi “Arrevuoto”, progetto di teatro e pedagogia per i ragazzi di Napoli

Dal 2005 ogni anno coinvolti circa 100 ragazzi e ragazze, di 6 scuole del centro e della periferia. Ma quest'anno lo spettacolo non potrà andare in scena. "Significherà la morte di una parte della città che voleva vivere”

22 febbraio 2013

NAPOLI - “Io non accetto il male. L’uomo e la donna sono perfetti. L’anima non cade. Il progresso esiste. Il bene è irriducibile. Finché i miei amici non moriranno io non parlerò di morte”. Con le parole del poeta Lautréamont l’associazione Arrevuoto denuncia pubblicamente le serie difficoltà a mettere in scena quest’anno il progetto di teatro e pedagogia che per 7 anni ha fatto incontrare oltre 600 ragazzi che provengono da contesti sociali opposti della città.

L’associazione-progetto Arrevuoto, nasce nel 2005 grazie al regista Marco Martinelli del teatro delle albe di Ravenna, mentore del progetto di lavoro realizzato da educatori e da teatranti che coinvolge ogni anno circa 100 ragazzi e ragazze, di 6 scuole del centro e della periferia di Napoli. Dall’inverno alla primavera le scuole lavorano in coppia: i ragazzi si incontrano una volta a settimana e a fine anno scolastico si incontrano tutti insieme nell’Auditorium di Scampia per le prove di uno spettacolo dalla regia collettiva. “In Arrevuoto si incontrano il figlio della famiglia di via Chiaia con il figlio della famiglia di Ponticelli. Tra gli attori sono coinvolti anche bambini rom, detenuti dell’Istituto Penale Minorile di Nisida, utenti del centro di salute mentale. Arrevuoto collabora con tante realtà impegnate sul territorio come “la Banda del torchio”, la “Banda popolare sanità”, l’associazione “Chi rom e chi no”. 

Il nostro scopo è vincere i pregiudizi, creando un’alchimia positiva. Ci sono ragazzi che sono stati strappati da un destino difficile, come Salvatore Abruzzese, protagonista del film Gomorra di Garrone che oggi vive lontano dalla criminalità, ragazzi che si sono fidanzati, ragazzi che usciti da Arrevuoto hanno fondato Punta Corsara come Rosario Esposito La Rossa (n.d.r. scrittore e direttore della casa editrice Marotta e Cafiero). Arrevuoto è un’esperienza che forma gli operatori teatrali alla pedagogia”, racconta  il direttore artistico di Arrevuoto, Maurizio Braucci, scrittore e sceneggiatore napoletano, che si dedica ad Arrevuoto, “per passione politica”- sottolinea. Sebbene sia un progetto innanzitutto sociale Arrevuoto ha riscosso negli anni anche un grande successo artistico: ogni anno vengono realizzate 3, 4 repliche dello spettacolo finale con i teatri che si riempiono completamente. Ha ricevuto l’apprezzamento dei presidenti Ciampi e Napolitano e nel 2006 ha vinto il premio Ubu come miglior progetto italiano.

Lo spettacolo è per scelta, fin dalla prima edizione, gratuito per tutti, singoli e scuole, per questo deve essere sostenuto. Ed è il Teatro Stabile di Napoli- teatro pubblico finanziato dalle istituzioni- ha finanziato il progetto fino all’anno scorso. Quest’anno no. La crisi della cultura e dello spettacolo si è abbattuta su Arrevuoto come una mannaia. Eppure, malgrado non finanzi il progetto, il Teatro Stabile Mercadante ha annunciato lo spettacolo di fine anno nel suo cartellone. “Già l’anno scorso abbiamo avuto le prime difficoltà- spiega Braucci-: siamo partiti con l’autofinanziamento, e siamo riusciti a sostenerci inserendo l’evento all’interno del Teatro Festival Italia. Sebbene questo abbia comportato una doppia attività: quella che è stata, come sempre, al passo con l’attività scolastica, e l’impegno di riproporre lo spettacolo per il Teatro Festival a settembre. Eppure ancora dobbiamo essere pagati. Quest’anno la situazione è ancora più difficile per i finanziatori, tuttavia stanno preferendo sostenere spettacoli classici. Arrevuoto costa 60 mila euro, una spesa irrisoria rispetto al costo degli spettacoli del Mercadante che non costano in media 400 mila euro. Con i soldi di uno spettacolo “classico” faremmo 5 edizioni di Arrevuoto. Ma è difficile far cogliere la differenza: Arrevuoto è un progetto di impegno civile che coinvolge concretamente il territorio, c’è un ritorno in termini di vita, di cambiamento che altri spettacoli non hanno. Eppure viene lasciato indietro”. Di solito lo spettacolo a conclusione del progetto viene messo in scena prima di Pasqua, per permettere ai ragazzi di dedicarsi al lavoro scolastico più intenso a fine anno. Invece quest’anno non sono neanche partiti i laboratori.

“Ci sono i ragazzi che ci scrivono ogni settimana per chiederci quando si inizia- continua il direttore-. Ma non possiamo iniziare solo con l’appoggio verbale che non diventa mai un gesto concreto. L’assessore regionale alla Cultura Caterina Miraglia è completamente disinteressata e ha addirittura espresso più volte una sorta di fastidio rispetto al progetto. L’assessore alla Cultura del Comune di Napoli, Antonella Di Nocera cerca di sostenerci, ma non ha mezzi perché il Comune è in dissesto e inoltre sta cercando di far riaprire l’Auditorium di Scampia che storicamente ospita Arrevuoto ma che è aperto a singhiozzo.

Nel 2005 abbiamo fatto riaprire l’auditorium e abbiamo chiesto che fosse aperto 365 giorni all’anno. Ma era necessaria una ristrutturazione, così nel 2008 il Comune, grazie a fondi della Regione, ha fatto lavori per quasi un milione di euro, ma i lavori non si sono conclusi e tuttora manca l’agibilità. In questi anni siamo riusciti ad utilizzarlo saltuariamente chiedendo ogni volta il permesso, mentre è un presidio fondamentale che dovrebbe essere sempre aperto alle attività delle associazioni del territorio”. Intanto l’associazione è stata contattata anche il gruppo di Istanbul Solukule, progetto del più antico insediamento rom a Istanbul che “fa con la musica quello che Arrevuoto fa con il teatro”, per realizzare un unico grande spettacolo insieme, ma senza soldi l’idea non è attuabile. Arrevuoto per sopravvivere sta cercando finanziatori nel settore privato, anche al di fuori di Napoli. “Paradossalmente le priorità sono invertite- conclude Braucci-. Si parla di tasse, ma chi ci restituisce i tagli alle politiche sociali? La crisi è pagata dai più poveri. Se il settore pubblico è gestito in maniera privatistica, forse la soluzione è trovare un privato che ragioni in senso pubblico. Se non riusciamo a reperire i fondi insceneremo la morte di Arrevuoto, ma significherà la morte di una parte della città che voleva vivere”. (Alessandra del Giudice- Napoli Città Sociale)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Chiusi per crisi

Stampa Stampa