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Centro antiviolenza di L'Aquila, ''sbloccare immediatamente i fondi''

Actionaid: cresce il disagio sociale, +20 per cento le richieste di assistenza legale. Ma ''a quasi quattro anni dal terremoto i fondi non sono stanziati''. Donne aquilane,''simbolo delle mancanza di trasparenza delle istituzioni''

08 marzo 2013

Roma – Tre milioni di euro sottratti alle donne aquilane: è la denuncia di ActionAid che oggi organizza insieme al Parlamento Europeo e all’Associazione Stampa Romana, una conferenza dal titolo “Quale spazio per le donne”, nell’ambito dell’Anno europeo del Cittadino, e lancia il rapporto ''."Un euro per i tuoi i pensieri - Dove sono finiti i soldi per le donne de L’Aquila?''. "Lo chiediamo alle nostre istituzioni con un titolo provocatorio, - commenta l'organizzazione - offrendo un simbolico euro in cambio di una risposta al nostro appello alla trasparenza e a sapere se nel 2013 quei soldi, dopo un lungo e tortuoso cammino durato 4 anni, saranno finalmente utilizzati per assicurare servizi adeguati nel cratere aquilano a favore delle donne che subiscono violenza

''A quasi quattro anni dal terremoto a L’Aquila i fondi previsti per il ripristino delle attività dell’unico centro antiviolenza presente nel cratere prima del sisma non sono ancora stati stanziati. Si tratta di uno scippo perpetrato ai danni di donne che stanno lottando per riprendersi i propri spazi e per ricostruire lo strato sociale di un territorio che ha già subito un dramma enorme. Queste donne non possono né essere prese in giro, né essere abbandonate''. E' la denuncia di Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid. “Il nostro 8 marzo è dedicato alle donne aquilane. - spiega De Ponte - Per noi oggi L’Aquila e le sue donne sono il simbolo della mancanza di trasparenza da parte delle istituzioni, ma anche quello delle forza di ripartire che sta facendo sì che il Centro Antiviolenza, nonostante la mancanza dei fondi promessi dalle istituzioni, stia operando in un contesto difficile per non abbandonare coloro che hanno bisogno di aiuto”. Il contrasto e la prevenzione alla violenza diventano ancora più urgenti in un contesto come quello che sta vivendo L’Aquila dopo il sisma. - spiega ActionAid - Il Centro Antiviolenza segnala che il numero delle donne che si sono rivolte a loro per avere assistenza dal 2009 ad oggi vede infatti un trend in aumento nel cratere aquilano. Si tratta di persone e in particolare di donne che si vedono costrette a vivere in condizioni di maggiori difficoltà, causate anche dalla convivenza nelle strutture alloggiative post-sisma e alla conseguente promiscuità dei nuclei famigliari, che ha acuito situazioni di disagio già presenti o ne ha create di nuove. Nel 2012 – sottolinea infatti ActionAid - le richieste di consulenza legale presso il Centro Antiviolenza de l’Aquila sono aumentate del 20 per a fronte di quelle registrate dal settembre 2009 al febbraio 2010, quindi subito dopo il sisma.

A quasi quattro anni dal terremoto – come ricostruisce l’organizzazione nel rapporto  - i fondi previsti dal decreto legge n° 39 del 28 aprile 2009 (convertito nella legge 77/2009) non sono ancora stati stanziati. La società civile e il mondo politico hanno più volte denunciato l’impossibilità di tracciare la destinazione di tali risorse: al mese di marzo 2012, non risultavano ancora trasferite dal Governo al Commissario delegato per la ricostruzione, il Presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi. Nel novembre del 2011 con l’ordinanza 3978 del Presidente del Consiglio dei Ministri, che allora era Silvio Berlusconi, si decide di destinare la metà di quei fondi a un progetto “alla diocesi de L’Aquila e alle altre diocesi abruzzesi”, mentre l’altra metà viene affidata alla Consigliera di Parità della Regione Abruzzo, Letizia Martinelli. Nell’agosto del 2012, il Presidente Chiodi emana un decreto per attuare l’ordinanza governativa e destinare i fondi al progetto dell’Arcidiocesi; la Corte dei conti, il 17 settembre 2012, ha bocciato però il decreto regionale e bloccato l’assegnazione dei fondi poiché ha ritenuto “illegittimo” il progetto e non “non coerente con la ratio sottesa al finanziamento pubblico”. In seguito alla bocciatura del decreto i finanziamenti ancora oggi sono in attesa di essere allocati.

“E’ essenziale che i fondi destinati al Centro Antiviolenza vengano sbloccati immediatamente e che il Centro stesso venga messo in condizioni di operare al meglio per assistere le donne aquilane”, conclude De Ponte. “Così come è essenziale che la cittadinanza aquilana e in particolare le donne, siano messe in condizione di partecipare al processo di ricostruzione della città, riappropriandosi dei propri spazi e costruendo una città in cui prima di tutto loro si possano sentire sicure”. Il media brief sarà reso pubblico nel corso della conferenza: “Quale spazio per le donne”, che si terrà a Roma, l’8 marzo ore 11 – 13 presso la Sala delle Bandiere, Parlamento Europeo, Via IV Novembre 149. Nel corso della conferenza verrà inoltre presentato anche l’ultimo rapporto dell’Eurispes sulla condizione femminile in Italia.

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