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Aversa, “il 31 marzo l’Opg non chiuderà”

Parla la direttrice Palmieri: “Non abbiamo ancora notizie certe, ma la proroga sarà inevitabile. Il problema più grande resta quello della mancanza delle strutture di accoglienza esterna che dovranno essere approntate dalle Asl e dalle regioni”

19 marzo 2013

NAPOLI - “Il 31 marzo l’Opg non chiuderà”. Ne è certa la direttrice dell’Ospedale giudiziario di Aversa Elisabetta Palmieri. “Solo a febbraio è stato pubblicato il bando per la ripartizione dei fondi alle regioni finalizzati alla realizzazione delle strutture esterne che dovranno prendersi carico degli ex internati. E il termine per la presentazione dei progetti è ad aprile, già oltre quindi il termine del 31 marzo fissato per la dismissione. Non abbiamo ancora notizie certe, ma la proroga sarà inevitabile. Credo che maggiore certezza l’avremmo solo dopo l’insediamento del nuovo governo”. 

Quanti sono attualmente gli internati nell’Opg di Aversa? E quante sono le proroghe?
“Variano tra i 155 e i 160. Una ventina quelli  reclusi da anni per le proroghe disposte dalla magistratura. Dopo il sequestro dell’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto ospitiamo oltre agli internati di Campania, Molise e Abruzzo, che afferiscono alla nostra competenza territoriale, anche persone provenienti da Sicilia e Puglia, a centinaia di chilometri di distanza da casa e famiglia”.

La Commissione Marino, due anni fa, valutò “pessime le condizioni strutturali ed igienico sanitarie della struttura”, considerandole “unitamente al sovraffollamento, fortemente lesive della dignità personale”. Cosa è cambiato da allora?
“All’epoca non ero ancora la responsabile, mi sono insediata da poco più di un anno. Ma posso affermare che quelle ispezioni hanno prodotto una scossa. Sono stati realizzati importanti lavori alla struttura ed è stato definitivamente chiuso il padiglione “La Staccata” che versava in condizioni pessime”.

Dall’annuncio della dismissione quali passi sono stati realizzati in vista della chiusura?
“Ribadendo  che il problema più grande resta quello della mancanza delle strutture di accoglienza esterna che dovranno essere approntate dalle Asl e dalle Regioni, qualche cambiamento c’è stato. Negli ultimi due mesi abbiamo registrato un incremento della disponibilità dei Dipartimenti di Salute Mentale ad avviare percorsi esterni individualizzati del 30 – 40 percento rispetto al passato. Anche perché i magistrati di Sorveglianza sono più perentori nell’intimare l’affidamento a strutture sanitarie esterne all’Opg per chi non è più valutato socialmente pericoloso”. 

Cosa crede si debba fare per la dismissione definitiva?
“Serve sicuramente maggiore impegno e tempestività da parte di regione e Asl nell’adeguarsi alla nuova norma. Ma credo non sia ancora sufficiente. In assenza di una modifica del codice penale che lega la ‘pericolosità sociale’ all’idea di detenzione e lascia persistere il binomio cura e custodia, la dismissione degli Opg rischia di rimanere solo sulla carta”.

In che senso?
Lo sostengono molti addetti ai lavori. Se non c’è una riforma del codice gli operatori sanitari non avranno la competenza per affrontare le questioni giudiziarie delle persone affidate. Chi si occuperà delle incombenze giuridiche e legali degli internati nelle nuove strutture? Se si è deciso di perseguire la linea della chiusura credo occorra riformulare l’intero quadro normativo a riguardo. Altrimenti il rischio è che le nuove strutture replichino su scala ridotta gli attuali Opg”. 

Come sta vivendo il personale e gli internati l’annunciata dismissione?
“E’ una situazione che con il passare del tempo diventa sempre meno sostenibile. Gli operatori sono in una situazione di limbo: sanno che la situazione attuale sta per finire, ma non vedono realizzarsi le condizioni perché ciò avvenga. Da parte degli internati le reazioni sono agli antipodi: c’è chi vive l’attesa con la speranza di poter finalmente tornare a casa, altri, invece, appaiono spaventati. L’Opg, per tanti è diventata una casa, e hanno paura di dover affrontare il cambiamento. Storie diverse che dovranno essere affrontate con grande sensibilità”. (Luca Romano, Napoli Città Sociale)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Opg

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