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Maltrattamenti e abusi a Napoli, “bambini abbandonati da comune e regione”

Domani in piazza anche la cooperativa sociale Etica, per denunciare la situazione delle case famiglia che accolgono i minori maltrattati. La presidente, Roberta Gaeta: “Negli ultimi due anni hanno chiuso un centinaio di strutture tra Napoli e provincia”

11 aprile 2013

NAPOLI – Domani a Napoli scenderà in piazza anche la cooperativa sociale “Etica”,per denunciare per l’ennesima volta la “scandalosa situazione” delle case famiglia che accolgono i minori maltrattati del Comune di Napoli e la totale paralisi dei servizi socio-educativi in città.
Roberta Gaeta presidente della Cooperativa Etica, che gestisce due case famiglia, racconta la sua esperienza e denuncia al contempo le condizioni gravissime di circa 500 bambini vittime di abusi e violenze a Napoli.  “La situazione delle comunità di accoglienza è emblematica: negli ultimi due anni hanno chiuso un centinaio di strutture tra Napoli e Provincia. Il tavolo istituzionale sulle comunità di accoglienza è concentrato sui problemi economici, ma i diritti minimi dei bambini non sono tutelati e di questo si parla poco anche nei media. Ci trattano alla stregua di altri fornitori, non è entrato nella testa degli amministratori che i servizi per i bambini dovrebbero premere innanzitutto a loro. Non esistono servizi socio-assitenziali che prendono in cura la famiglia di origine, non si fa un lavoro con la famiglia che prende in carico il minore, non si attiva un percorso psicologico. La stessa Asl non prevede terapie psicologiche per i minorenni, ma solo percorsi brevi, perciò l’unica alternativa sono i consultori privati. Lo stesso Tribunale dei minori ha tagliato il personale, le segreterie non ci sono più e non si sa a chi rivolgersi” riassume così la situazione Roberta Gaeta.
 
A Napoli fino a due anni fa il Comune di Napoli faceva l’affidamento diretto dei minori alle diverse comunità di accoglienza e ognuna di esse aveva una retta diversa.
“Ma una cooperativa ha denunciato la richiesta da parte di un’assistente sociale di un ‘contributo’ per favorire la collocazione di un minore - racconta Roberta Gaeta -. E’ stata così scoperta una piccola cerchia di funzionari e dipendenti collusi che chiedevano e prendevano soldi per favorire una casa famiglia piuttosto che un’altra, in una gara al ‘ribasso’ in cui era il minore a farne le spese. Anche noi denunciammo la situazione”, chiarisce Gaeta.
 
L’attuale amministrazione decisa a rendere trasparente il sistema nel 2012 stabilisce una retta fissa. “L’inchiesta sugli affidi truccati e l’insolvibilità del Comune di Napoli ha immobilizzato tutto: dal momento che le case di accoglienza a Napoli sono poche e tante stanno chiudendo, i minori sono allontanati dal Comune di origine e sistemati in Provincia in situazioni che non rispettano i requisiti minimi”.
Se il Comune di Napoli ha delle tariffe fisse, gli altri comuni attuano una gara al ribasso anche perché non devono rispettare i costi minimi. “Esistono delle linee guida regionali con un intervallo suggerito tra costo minimo e massimo, ma non tariffe fisse, inoltre la delibera regionale è scaduta e stiamo aspettando da mesi che ne venga realizzata una nuova”. (Alessandra del Giudice, Napoli Città Sociale)

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Tag: Chiusi per crisi

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