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Alcol, Iss: "Medici italiani indietro con la formazione"

Secondo il dottor Scafato, “22 miliardi di euro di costi annuali causati dall'alcol potrebbero essere ridotti con una migliore preparazione che permetterebbe di intercettare precocemente le patologie connesse"

18 aprile 2013

ROMA - “22 miliardi di euro di costi annuali causati dall'alcol potrebbero essere ridotti con una migliore formazione dei medici di medicina generale che permetterebbe di intercettare precocemente le patologie e i problemi connessi all'alcol-dipendenza”. Lo ha affermato il dottor Emanuele Scafato, coordinatore della ricerca realizzata nell'ambito del progetto europeo Amphora (Alcohol Measures for Public Health research Alliance) dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), in collaborazione con la Società Nazionale di Aggiornamento per il Medico di Medicina Generale (Snamid) e la Società Italiana di Alcologia che è stata presentata questa mattina all'Iss in occasione dell'Alcol Prevention Day (vedi lancio precedente).  Secondo lo studio, che si è focalizzato sull’uso degli strumenti di identificazione Precoce e delle pratiche di intervento breve (Ipib) nei casi di alcolismo da parte dei medici in Italia, oltre il 50 per cento dei medici di medicina generalista (Mmg) non ha ricevuto una formazione universitaria o post-universitaria sufficiente e specifica sull’alcol e sulle patologie e problematiche ad esso correlate. In particolare dalla ricerca emerge il gap di conoscenze dei medici generalisti italiani rispetto ai colleghi europei sugli strumenti di screening per l’identificazione precoce del rischio correlato correlato. 

Solo il 31,9 per cento (la percentuale più bassa tra i paesi europei che hanno partecipato all’indagine) dichiara di avere dimestichezza con gli strumenti di screening standardizzati e in uso in tutto il mondo per l'individuazione precoce del consumo rischioso e dannoso di alcol e dell’alcol-dipendenza. Per quanto riguarda invece l’intervento breve, solo il 37,5 per cento dichiara di avere familiarità con l’uso di questa tecnica specifica, la più efficace, incentrata su 5-10 minuti di consigli e di supporto al cambiamento per ricondurre nella norma un consumo rischioso e/o dannoso di alcol. Le principali barriere all’utilizzo di strumenti di screening sono risultate la scarsa conoscenza degli strumenti di screening, la mancanza di una formazione specifica, la mancanza di tempo, la mancanza di servizi specialistici di supporto, il rischio di far risentire i pazienti e solo per ultimo l’assenza di rimborsi. “Nel 2011, in Italia il 23,9 per cento degli uomini e il 6,9 per cento delle donne, circa 8.000.000 di individui in totale presentano caratteristiche di rischio che richiederebbero l’intercettazione precoce e l’intervento” ha affermato Scafato, “la maggioranza di questi individui non ha consapevolezza di ritrovarsi in una classe di rischio dalla quale si può uscire”.

L’Osservatorio Nazionale Alcol del Cnesps (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute) ha fornito per anni, grazie al finanziamento del Ministero della Salute e del Dipartimento per le Politiche Antidroga, corsi di formazione su diversi contesti/ambiti quali alcol e lavoro, alcol e gravidanza, alcol e minori, alcol e anziani. “Un’esperienza di successo, ha affermato Scafato, che richiede tuttavia ulteriore, costante sostegno finanziario nell’interesse del benessere della collettività e dell’esigenza di contrastare il bere a rischio”.

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Tag: binge drinking

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