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Crisi e disabilità: in famiglia crescono le spese, calano le entrate

La testimonianza di Marina Cometto, madre di una donna gravemente disabile: “assegno di cura ridotto da 400 a 312 euro, 50 euro al mese di farmaci e 307 euro di rate mensili per il furgoncino. Ci stanno togliendo tutti i diritti conquistati”

14 maggio 2013

ROMA - La crisi pesa su tutti, ma se in casa c’è la disabilità è ancora più facile che i conti diventino rossi. Lo sa bene Marina Cometto, mamma di tre figli, tra cui Claudia 40 anni, colpita da una grave malattia rara: assistere a tempo pieno la figlia è stata la scelta di Marina. Una scelta che, anche dal punto di vista economico, non è sempre facile. “Noi siamo una famiglia monoreddito – racconta Marina Mio marito è pensionato, io ho perso il diritto alla pensione, perché ho lasciato il lavoro 40 anni fa, dopo la nascita di Claudia''. L’ondata della crisi si è quindi abbattuta con forza particolare sulla casa di Marina e di tante famiglie come la sua: ''I continui tagli hanno influito non poco sulle nostre possibilità di acquisto e sul nostro reddito. Nel giugno 2012 il comune di Torino ha deciso di conteggiare come reddito, per la partecipazione alla spesa da parte degli utenti-pazienti, anche l’indennità d’accompagnamento, riconoscendo una franchigia di 616 euro: per cui, tutto ciò che supera questa cifra è stato conteggiato come quota sociale da pagare. Insomma, se fino ad allora mi venivano versate mensilmente 400 euro come assegno di cura familiare, dal giugno 2012 la cifra è scesa a 312 euro. Quindi, oltre 1.000 euro in meno incassate ogni anno''.

Insieme alla riduzione dell’assegno familiare, c’è stata l’introduzione dell’Imu: “Abbiamo pagato 450 euro”, riferisce Marina. Poi ci sono le spese per i farmaci: “alcuni di questi, utilissimi per la patologia di Claudia, non ci vengono forniti, pur essendo necessari per la sua salute: ci costano circa 50 euro al mese. In totale, nell’ultimo anno abbiamo subito una diminuzione del reddito di circa 2.000 euro: forse una piccola cifra per tanti, ma per noi una cifra importante”.

Ci sono però altre spese e altri costi che, negli ultimi tempi, sono aumentati: “Ora, per esempio, ci hanno diminuito il numero dei pannoloni che ci vengono rimborsati: Claudia usa quelli a massimo assorbimento, che costano il doppio dei normali.

Secondo la Asl, dovrei cambiarla solo 2 volte al giorno
: impensabile. Quindi pagheremo noi anche una parte di pannolini: non sembra, ma è una bella spesa... Nel 2011, poi, abbiamo dovuto acquistare il furgoncino per trasportare Claudia con la sua carrozzina: lo consideriamo indispensabile, per avere almeno un po’ di libertà nella mobilità. Ci costa 307 euro al mese. Insomma, per noi famiglie disabili tutto è più difficile: ci stanno togliendo tutti i diritti e tutto quanto è costato anni e anni di lotta di tante famiglie che hanno messo impegno e determinazione per far emergere le necessità che hanno i nostri cari. Ci vogliono rimettere ai margini della società, senza diritti , forse sperano che si tolga il disturbo presto...”. (cl)

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