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Save the children, presentata indagine su servizio pasti nelle mense

Paese che vai, mensa che trovi. Su 36 comuni presi in esame, dal nord al sud Italia, relativamente ai servizi di refezione scolastica degli asili, scuole primarie di primo e secondo grado, non c'e' un comune uguale all'altro e una mensa ugual...

24 maggio 2013

Roma - Paese che vai, mensa che trovi. Su 36 comuni presi in esame, dal nord al sud Italia, relativamente ai servizi di refezione scolastica degli asili, scuole primarie di primo e secondo grado, non c'e' un comune uguale all'altro e una mensa uguale all'altra. Un servizio pasti dunque 'a macchia di leopardo' - con requisiti per l'accesso, riduzioni o esenzioni dalle rette che variano da citta' a citta' - e' quello che emerge dal 'Monitoraggio dei servizi di refezione scolastica nei maggiori comuni italiani', diffuso oggi da Save the Children, nell'ambito di 'Allarme Infanzia', la campagna attraverso la quale, fino al 5 giugno, l'organizzazione dara' voce al 'furto di futuro' in corso ai danni di milioni di bambini, adolescenti e giovani in Italia.

"A troppi bambini, oggi, viene a mancare la possibilita' di mangiare a scuola, insieme ai propri compagni, a causa di criteri di accesso al servizio di refezione molto restrittivi e che finiscono per essere stigmatizzanti e umilianti nei confronti proprio di quei bambini che hanno maggiore bisogno di aiuto. La realta' conferma quanto stiamo veicolando attraverso la creativita' della campagna 'Allarme Infanzia', con una delle sagome di bambine che dice 'Mi hanno rubato la mensa a scuola". Cozi' ha dichiarato Raffaella Milano, direttore dei programmi Italia-Europa Save the Children Italia. Che, poi, ha aggiunto: "In un Paese dove il 35% dei genitori dichiara di aver dovuto ridurre la spesa alimentare, stiamo privando proprio i bambini piu' a rischio di un supporto fondamentale per la loro alimentazione e la loro crescita sana".

"Le differenze di trattamento tra citta' e citta' sono abissali. Non e' giusto che un bambino, che vive in una citta' anziche' in un'altra, debba trovarsi in situazioni opposte: accolto a mensa anche quando la sua famiglia non riesce a garantire il pagamento della retta, in alcuni comuni, o al contrario costretto a mangiarsi un panino, magari relegato in una stanza a parte, in altre citta'", ha proseguito Raffaela Milano.

Nel dettaglio, tra i Comuni mappati, solo 5 - Verona, Parma, Pisa, Bari, Sassari - hanno attivato delle misure di sostegno all'impoverimento delle famiglie legato o alla numerosita' dei figli o alla perdita del posto di lavoro. In 11 comuni - Brescia, Adro, Udine, Padova, Verone, Pescara, Perugia, Pisa, L'Aquila, Campobasso, Lecce - si segnalano, inoltre, alcune cattive prassi, come la richiesta del requisito della residenza per l'accesso all'esenzione o alla riduzione della contribuzione. "La richiesta di questo requisito, secondo una ormai copiosa giurisprudenza, riveste il carattere della discriminazione indiretta a danno soprattutto di cittadini stranieri anche se poi, a farne le spese, sono anche bambini italiani di famiglie che risiedono nei paesi limitrofi al comune dove vanno a scuola", sottolinea Antonella Inverno, responsabile area legale di Save the Children Italia. A Brescia, per esempio, i non residenti pagano la retta piu' alta: 136,80 euro mensili".

Un'altra prassi rilevata in diversi comuni italiani e' l'esclusione dal servizio di refezione dei bambini in caso di morosita' dei genitori. Tra i comuni monitorati si segnalano ad esempio Brescia, Ancona, Salerno e Palermo. "In questo modo le eventuali responsabilita' degli adulti vengono scaricate sui bambini", afferma ancora Raffaela Milano. Che, poi, precisa: "E' certamente giusto chiedere conto a quei genitori che approfittano di agevolazioni senza averne la necessita', ma la rivalsa nei confronti degli insolventi puo' essere fatta in altre forme, senza coinvolgere i bambini. Diciamo no a rappresaglie sui bambini".

Un'analisi piu' ampia viene riservata da Save the Children ai Comuni di Brescia e Vigevano che si segnalano per la compresenza di una serie di misure che, sommate, colpiscono proprio i bambini piu' svantaggiati.

"Sia a Brescia che a Vigevano non e' prevista esenzione dalla contribuzione, fatte salve le famiglie segnalate dai servizi sociali. In particolare, a Brescia la quota minima mensile per il servizio e' di 66,50", spiega Antonella Inverno. "I non residenti sono tenuti al pagamento della quota massima, che e' di 136,80 euro mensili e i bambini dei genitori morosi vengono esclusi dall'accesso alla mensa".

Nel caso di Vigevano, come denunciato gia' da un servizio del programma televisivo 'Le iene' i bambini figli di genitori non in regola con le rette, sono stati collocati in una stanza separata dove consumare il pranzo portato da casa. "L'esclusione dal servizio di mensa scolastica e la condizione di separazione imposta agli alunni durante il tempo dedicato al pasto violano alcuni articoli della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e di altri accordi internazionali sottoscritti dall'Italia, in particolare per quanto riguarda il diritto alla salute e all'istruzione", sottolinea il responsabile area legale di Save the Children Italia.

"Per ogni bambino, il momento del pasto a mensa e' importante e significativo", ha ricordato Raffaela Milano, direttore programmi Italia-Europa Save the Children. Che ha spiegato: "Un pasto di qualita', consumato a scuola, e' uno strumento fondamentale di contrasto alla poverta' minorile. In un paese dove 720 mila minori sono in condizione di poverta' assoluta, e' fondamentale garantire un'alimentazione corretta a tutti i bambini, almeno una volta al giorno. La mensa, inoltre, e' un'occasione di convivialita', di integrazione tra culture diverse e di educazione alimentare". "Ricordiamo che nel nostro Paese il tasso di dispersione scolastica e' alle stelle - un ragazzo su 5 non va oltre il diploma di terza media - e il pasto a scuola puo' rappresentare anche un forte incentivo per l'apertura pomeridiana delle scuole".

"Per tutti questi motivi, conclude il direttore programmi Italia-Europa Save the children, chiediamo che tutte le scuole, a partire da quelle dei territori piu' svantaggiati, siano dotate di una sala mensa dove poter condividere il pranzo, garantendo l'accesso gratuito e non discriminatorio al servizio alle fasce piu' deboli. E' necessario, poi, estendere a tutti i comuni una misura anticrisi elementare - come quella di consentire a chi ha perso il lavoro di modificare la sua fascia di contribuzione alla mensa - senza basarsi sui redditi dell'anno precedente".

(DIRE)

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