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Papà blogger e educatore a Napoli, la doppia vita di Francesco Uccello

''Mo te lo spiego a papà'': un blog che è diventato un libro, per dare risposte ai ragazzi. Uccello lavora nel centro diurno Piccolo Principe che è autofinanziato, scelta che evita la dipendenza dalla ''schizofrenia dei finanziamenti pubblici''

13 giugno 2013

Mo te lo spiego a papà - Francesco Uccello

ROMA - Parlare ai propri figli per parlare ai ragazzi che affrontano la vita cercando una risposta ai tanti perché e alle domande difficili che la crescita sollecita. Francesco Uccello, doppia vita da papà e educatore, quotidianamente risponde a così tante domande che ha deciso di cominciare a dare risposte anche sul web. Così è nato il suo blog, Mo te lo spiego a papà, che si è trasformato nel libro omonimo, edito da TEA. I suoi figli (DA1 e DA2 ), nati a soli 16 mesi di distanza l’uno dall’altro, lo hanno spinto a raccontare  la sua “travolgente” esperienza di genitore, molto diversa da quella di operatore sociale, ma anche con tante affinità.

L’ ''allenamento'' a  parlare con i ragazzi dura ormai da 16 anni. Dal 1998 lavora con la cooperativa sociale Terra e Libertà di Napoli, che si occupa di infanzia e adolescenza, in particolare nel centro diurno “Piccolo Principe”, frequentato da 35-40 ragazzi tra i 6 e i 14 anni. La cooperativa ha gestito dal 1998 al 2001 anche una casa famiglia, ma è stata costretta a chiudere per le difficoltà economiche. Il centro diurno è nato proprio “come risposta” a queste difficoltà: è infatti autofinanziato, anno dopo anno, per evitare di dipendere dalla “schizofrenia dei finanziamenti pubblici” e il rischio di lasciare senza servizi i ragazzi.

La crisi oggi si sente e molto anche in questo settore.  “C’è una contrazione a limite della chiusura. - racconta Francesco Uccello - Negli ultimi due o tre anni abbiamo chiuso quattro progetti che ci davano la possibilità di stare in piedi. Ora gestiamo un progetto e mezzo e il centro è autofinanziato”. Il numero degli  educatori è passato da 30 a 6. “Penso che chi lavora nel sociale non può permettersi di avere una famiglia. – sottolinea con convinzione - E’ un dato di fatto. Se non avessi avuto una moglie con un posto e uno stipendio sicuri non avrei potuto fare questo mestiere”. “La motivazione è messa a dura prova negli anni. Il sociale di per sé non crea business, la programmazione é su larga scala e ha poca prese sulla politica. Quindi non interessa”.

I ragazzi che Francesco Uccello incontra tutti i giorni subiscono fortemente il condizionamento delle tecnologie. “Sono influenzati dai social network, dalle trasmissioni televisive, dalle fiction che finiscono per costituire dei modelli di comportamento. Come Il capo dei capi, che è diventato un cult per questi ragazzi”. Ma c’è anche un uso scorretto delle tecnologie. “Se prima lo status symbol era rappresentato dalle scarpe firmate, ora lo sono di più pc e cellulari che ti permettono di stare su facebook. Anche i ragazzi delle famiglie più povere hanno un pc e un cellulare”.

''Molti dei dialoghi contenuti nel libro - spiega - sono frutto del fatto che ho imparato a guardare le cose dal punto di vista dei ragazzi”. Il blog è nato prima “come sfogo”, ma poi “mi sono accorto che avevo capacità di lettura e di rassicurazione”. I papà blogger nella rete si contano sulla dita. “Il punto di vista di un  papà è insolito sul web. - racconta Francesco Uccello - E’ un lavoraccio gestire un blog! Lo devi proprio volere…''  (cch)

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