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Genitori naturali cercasi. Gli annunci sul web dei figli adottivi

Il difficile rapporto con le proprie origini, tra dolore, rabbia e speranza, nei post dei figli adottivi. La legge italiana che garantisce l’anonimato delle madri “viola il diritto di conoscere sé stessi”. Un’indagine esplorativa della psicologa Bianca Bertetti su Minori e Giustizia

15 luglio 2013

ROMA – “Sto cercando i miei genitori naturali, la donna che mi ha messo al mondo, so solo che quando le hanno chiesto i vestiti per vestirmi ha detto che non voleva sapere niente di me”… “Sono curioso di conoscere i miei genitori naturali per vederli, conoscerli e ringraziarli del gesto che hanno compiuto dandomi in adozione”… “Desidero molto cercare i miei genitori biologici, per perdonarli e poi mi piacerebbe abbracciarli fortissimo. Non li ho mai odiati, ma odio moltissimo i genitori adottivi…”. Sono annunci di adottivi italiani che cercano la propria origine attraverso il web, nei siti delle associazioni Figli adottivi e genitori di nascita e Astro nascente. Questi appelli sono stati oggetto di un’indagine esplorativa di Bianca Bertetti, docente di Psicologia del ciclo di vita (Università Cattolica di Brescia), sintetizzata in un articolo della rivista Minori e Giustizia (FrancoAngeli, 2/2013), una ricerca che vuole contribuire a capire i fattori che determinano una buona riuscita dell’esperienza adozione.

La ricerca. La ricerca parte dall’analisi di post delle persone adottate alla nascita o che non specificano. Molte cercano la famiglia d’origine al completo, alcune solo la madre o il padre o i fratelli e sorelle. A volte con prudenza, in maniera sintetica e “asettica”; a volte lasciando trapelare sentimenti di rabbia e dolore irrisolti; a volte invece idealizzando o demonizzando i genitori adottivi e/o naturali.
Un caso specifico riguarda le persone la cui madre non ha consentito di essere nominata. La legge italiana che garantisce l’anonimato dei genitori è considerata gravemente ingiusta perché viola il diritto delle persone di conoscere la propria storia. “Penso che il diritto alle origini e all’identità sia un diritto imprescindibile della persona – scrive Lorenzo. – Ho preso sempre porte in faccia dalla legge italiana che nega il diritto di conoscere noi stessi. E’ tutta la vita che cerco di scoprire di più”.
O ancora: “Cerco una donna che ha scelto di non essere menzionata… - scrive Cristina. - … Faccio appello alla sua coscienza… Ho il diritto e il dovere di sapere chi sia”.

I casi di abusi e maltrattamenti. Un rapporto particolarmente doloroso con le proprie origini hanno le persone che al momento dell’adozione erano reduci da situazioni particolarmente difficili, come maltrattamenti e abusi o che sono state abbandonate in maniera traumatica. Dall’appello di Silvana traspare la ferita ancora aperta di essere stata “buttata via”: “Sono stata abbandonata nel carrello della spesa… I miei capelli scuri erano ancora bagnati dal liquido placentare e il cordone ombelicale era stato tagliato in maniera casalinga, indossavo una tutina verde e un pannolino. Vi prego, chiunque sa qualcosa mi contatti, non voglio accusare nessuno, voglio solo dare un senso alla mia nascita”.
L’allontanamento stabilito dai tribunali è vissuto spesso come uno strappo nonostante l’esistenza di gravi problematiche familiari. Per lo più le persone che ritengono di essere state portate via ingiustamente cercano i genitori o la madre, idealizzandola. Alcuni cercano solo i fratelli e le sorelle anch’essi dati in adozione mentre conservano un profondo rancore per la madre biologica.

Il peso del segreto. La scoperta di essere stati adottati, se tenuta segreta, è sconvolgente e viene vissuta come un grande tradimento. Quello che emerge dagli appelli è il bisogno di conoscere le proprie origini, forti sentimenti di rabbia verso la famiglia adottiva, un’idealizzazione dei genitori naturali.
Secondo l’indagine il bisogno di confronto con le proprie origini può nascere da diversi fattori: il fatto di aver saputo da poco di essere stati adottati; la nascita di un figlio “che fa ripensare a sé stessi come piccoli”; la morte di uno o entrambi i genitori adottivi; un momento di particolare fragilità, come una malattia recentemente diagnosticata.
Ciò che traspare dagli appelli, secondo Bianca Bertetti, è il ruolo centrale della famiglia adottiva nel percorso necessario ma complesso di integrazione di sé. La mancanza di sostegno da parte dei genitori adottivi amplifica, confusione, senso di solitudine, ambivalenza verso i genitori adottivi e naturali; mentre l’ascolto, il cercare insieme favorisce il superamento resiliente del trauma dell’abbandono e delle difficoltà che ne conseguono.

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