Richiedenti asilo, gli ostacoli della procedura di riconoscimento

Una ricerca dell’associazione Senzaconfine analizza i verbali di audizione della Commissione territoriale incaricate di valutare le domande a Roma, evidenziando carenze e criticità

18 luglio 2013

ROMA – Carenze e criticità nella procedura di rilascio della protezione internazionale ai richiedenti asilo sono al centro della ricerca “Le voci sospese” realizzata dall’associazione “Senzaconfine” con la collaborazione di A buon diritto e presentata ieri a Roma. 

box “Nel discorso pubblico e mediatico – si legge nella ricerca -  si presuppone in maniera implicita che esistano criteri ‘oggettivi’ per stabilire se una persona sia meritevole di protezione oppure no. A uno sguardo più approfondito e ‘interno’ emerge con forza che tali criteri di oggettivo hanno spesso ben poco. Operatori di Senzaconfine hanno raccolto e analizzato i verbali di audizione e gli eventuali ricorsi presentati avverso decisioni negative della Commissione territoriale di Roma e li hanno confrontati con le storie narrate in prima persona ai membri dell’associazione da parte degli stessi richiedenti protezione. L’approfondimento ha consentito di far emergere aspetti  particolarmente delicati riguardanti la qualità della procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, in particolare carenze e criticità che portano a un diniego in prima istanza, a volte successivamente ‘ribaltato’ da una decisione del Tribunale. La procedura di fronte alle Commissioni territoriali competenti è quindi emersa come un passaggio che non offre al richiedente garanzie che la sua storia individuale venga valutata nel modo più corretto e completo. E questa situazione, nelle testimonianze dei protagonisti, è uno dei motivi per i quali sempre più richiedenti asilo cercano di raggiungere paesi europei diversi dall’Italia”.

Per quanto riguarda l’ascolto da parte delle Commissioni territoriali ecco alcune delle criticità analizzate: difficoltà relative alla qualità della comprensione del richiedente nel corso dell’audizione; la natura stessa del colloquio innanzi alla Commissione con il suo portato di stress per il richiedente; la tendenza a sopperire alle carenze organizzative con l’abbassamento delle garanzie procedurali per il richiedente (si vedano i colloqui svolti alla presenza di un unico membro della Commissione, la redazione del verbale in forma sintetica e non integrale, la rilettura sommaria del verbale di audizione una volta terminato il colloquio); la tendenza a volte da parte della Commissione a utilizzare il colloquio come momento di verifica della credibilità in un’ottica di controllo piuttosto che di apertura al racconto del richiedente; la carenza di formazione rivolta ai membri della Commissione; la carenza di formazione rivolta agli interpreti.  

Alla luce di queste criticità il rapporto dà una serie di raccomandazioni per migliorare la procedura. Eccone alcune: la selezione di tutti i membri delle Comissioni e non solo dei membri Unhcr in base alla loro esperienza in materia di protezione internazionale e non come accade ora alla mera scelta dai ruoli della polizia di stato e della prefettura. E’ inoltre auspicabile la partecipazione di esperti indipendenti qualificati che possano apportare un valore aggiunto di conoscenza approfondita dei contesti culturali di provenienza dei richiedenti, prevedendo l’unicità dell’incarico presso la Commissione al fine di garantire indipendenza e autonomia di giudizio; la formazione e l’aggiornamento continuo dei membri delle Commissioni anche attraverso seminari e approfondimenti sulle tecniche di audizione e sui Paesi di origine dei richiedenti; la creazione di un sistema informativo adeguato e consultabile pubblicamente contenente informazioni pertinenti, affidabili, accurate, aggiornate e verificabili in base alla fonte sui paesi di origine delle persone che fanno domanda di protezione internazionale; la conduzione dell’audizione in via collegiale, laddove possibile, così come previsto dalla normativa, anche potenziando gli organici delle commissioni stesse e prevedendo professionalità aggiuntive per le attività di supporto e istruttorie; la redazione dei verbali in maniera estesa e particolareggiata e mai sintetica, il più possibile fedele a quanto riferito nel corso dell’audizione, prevedendo sempre la presenza in commissione di almeno due membri in modo tale che uno possa dedicarsi in maniera esclusiva alla verbalizzazione nel corso dell’audizione, e la loro rilettura puntuale al richiedente; la redazione particolareggiata delle motivazioni della decisione; l’adeguata formazione degli interpreti. 

Infine, l’accesso dei richiedenti diniegati al gratuito patrocinio per un effettivo esercizio del diritto a presentare ricorso; una previsione più favorevole circa i tempi entro i quali proporre ricorso (attalmente entro 15 o 30 giorni a seconda dei casi), viste le difficoltà linguistiche e culturali di comunicazione con i richiedenti diniegati; la reintroduzione a livello legislativo di un effetto sospensivo automatico che tuteli il ricorrente da un concreto rischio di espulsione verso un Paese nel quale non è ancora stato stabilito che possa essere inviato. 

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