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Ombrelli rossi a lutto per dire basta alla violenza contro le sex workers

A Roma e in 31 città nel mondo proteste in occasione della Giornata internazionale contro l'abuso violento e l'omicidio delle sex workers indetta dall’ICRSE. Covre (CDCP) alla Boldrini. “Ci auguriamo che il suo impegno sia garanzia della conquista dei diritti negati”

19 luglio 2013

ROMA – Tanti ombrelli rossi decorati con un fiocco nero a lutto saranno aperti oggi davanti le ambasciate turche e svedesi di Londra, Parigi, Madrid, Berlino, Helsinki, Lisbona, Stoccolma, Melbourne, Seoul, in occasione della Giornata internazionale contro l'abuso violento e l'omicidio delle sex workers, per dire basta al clima di violenza in cui le professioniste del sesso sono costrette ad operare quotidianamente. Sono circa 31 le città del mondo che hanno risposto all’appello dell’ICRSE, il Comitato internazionale per i diritti delle sex workers, lanciato in memoria di Dora Özer e Petite Jasmine, uccise rispettivamente il 9 luglio e l’11 luglio scorso in Turchia e in Svezia.

A Roma l’appuntamento, coordinato dal Comitato per i diritti civili delle prostitute (CDCP), è previsto alle 11.00 all’Ambasciata di Svezia. Alle 13.00 il sit-in si sposterà a piazza della Repubblica 56, di fronte l’Ambasciata Turca. Fra le adesioni, quelle delle associazioni GLBTQ, Radicale Certi Diritti, Arcigay, Movimento Identità Transessuale e CGIL Nazionale Ufficio Nuovi Diritti. Le parole d’ordine della protesta: porre fine a violenza, stigma e criminalizzazione e depenalizzare completamente la professione.

Dora Özer  (24 anni), transgender, è stata accoltellata da un cliente a Kusadasi, nella provincia turca di Aydin. Petite Jasmine, 27 anni e mamma di due bimbi, è stata uccisa dall’ex marito, al quale lo stato svedese aveva affidato i minori nonostante le ripetute denunce per stalking e abusi, in virtù di una normativa che penalizza le madri prostitute. “La Svezia, con la sua reputazione di parità di genere e rispetto delle minoranze – ha dichiarato Pye Jakobsson collega e membro della Rose Alliance, organizzazione nazionale svedese dei lavoratori del sesso, alla quale Jasmine si era rivolta per sostenere la battaglia legale per l’affidamento dei figli - è nota per una legge del 1999 che criminalizza i clienti, negando il ruolo attivo di chi vende servizi sessuali. Un approccio che ha portato alla violazione dei diritti umani delle donne. Se classificate come sex workers, infatti, vengono considerate madri non idonee, private a forza dei loro bambini, del diritto all’alloggio e ignorate  se vittime di violenza”.

Stando ai dati del progetto Trans Murder Monitoring (TMM), che monitora le segnalazioni di omicidi di persone trans, dal 2008 al 2012 sono stati in totale 1123 quelli commessi nel mondo; 30 dei quali in Turchia, tutti ai danni di prostitute. Senza contare gli abusi. L’ultimo è stato quello di Ela, resa invalida, qualche giorno fa, da un colpo d’arma da fuoco. In Italia, riporta il CDCP, quattro le donne uccise fra marzo e maggio 2013: Sofia Zerebreska (23 anni), ucraina, trovata priva di vita nel napoletano con un coltello conficcato alla schiena. Florentina Boaru (19 anni), romena, uccisa, chiusa in un sacco e gettata nella discarica di Rossano (CS) dal suo amante. Adriana Mihaela Simion  (26 anni), romena, morta per mano di un cliente nella sua abitazione a Marcelli di Numana (AN). Infine Lucelly Molina Camargo (32 anni), colombiana, trovata con il cranio spaccato in un monolocale a Siena.

Ieri a nome loro e di tutte le lavoratrici del sesso uccise, un mazzo di rose rosse con fiocco a lutto è stato donato dalle sex workers italiane alla Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, nel corso del convegno “La protezione delle vittime del traffico di esseri umani: modello italiano e cooperazione con l’OSCE”, tenutosi in Parlamento. A consegnarlo Maria Pia Covre del CDCP, che ha preso parte all’incontro. L’omaggio è stato accompagnato da una lettera che riportava la storia di Jasmine e Dora e da un invito rivolto dal CDCP all’On Boldrini: “Ci auguriamo che il suo impegno sia garanzia della conquista dei diritti che a molte di noi vengono negati. Le prostituite trafficate, le lavoratrici del sesso per scelta, le transessuali vengono assassinate perché le loro vite sono considerate meno importanti di altre. Non siamo cittadine a pieno titolo né a pieni diritti. E questo stato di discriminazione giustifica lo stigma e la violenza che subiamo. Queste tragiche morti dovrebbero essere un campanello d’allarme per tutti coloro che rifiutano un mondo in cui le persone, solo per il fatto che stanno vendendo prestazioni sessuali, sono viste meno degne di rispetto e per questo bersaglio di crimini efferati e odiosi”. (Loredana Menghi)

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