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Arteterapia nella disabilità, a rischio l'esperienza dell’Opera Don Uva

L’esperienza dei laboratori creativi del centro di Bisceglie rischiano la chiusura per mancanza di fondi. Accoglie circa settanta persone con situazioni anche molto gravi, compresi ragazzi che non possono essere assistiti dalle famiglie. I lavori in mostra a Roma: opere sul tema della maternità e della fecondità

12 agosto 2013

BARI - Per tanto tempo Bisceglie è stata soprannominata la “città dei matti” per la presenza di un importante ospedale ortofrenico, il più grande del sud Italia fino all’epoca della legge Basaglia. Ma già dagli anni ’40 don Pasquale Uva – “il parroco terrone”, come amava definirsi lui stesso per raccontare che proveniva dalla campagna– aveva pensato a come superare la realtà del manicomio progettando, proprio nella cittadina pugliese, la prima Casa della Divina Provvidenza per l’accoglienza di malati mentali. La struttura, creata sul modello del Cottolengo, da sempre ha rappresentato un riferimento nel territorio non soltanto della Puglia. Un ricovero in cui la disabilità psichica poteva ritrovare una dimensione umana, dove erano favorite l’integrazione sociale e la ludoterapia come elementi imprescindibili nel processo di guarigione. Ancora oggi la creatività è alla base della attività riabilitativa dei centri che sono dislocati a Bisceglie, Foggia e Potenza. Come afferma Massimo Di Terlizzi, maestro d’arte che cura uno dei corsi di arteterapia: “Attraverso le attività creative i nostri utenti possono trovare forme nuove per rapportarsi alla realtà e relazionarsi con gli altri. Personalmente mi occupo di assistere 15 persone di tutte le età e con disabilità diverse, sia fisiche che psichiche. Li ho preparati e guidati nella realizzazione di opere sul tema della maternità e della fecondità, che di recente sono state esposte a Roma in occasione di una serata di beneficenza promossa dall’associazione Gemme Dormienti”.

Attualmente nel centro di Bisceglie sono ricoverate circa settanta persone con situazioni anche molto gravi, compresi ragazzi che non possono essere assistiti dalle famiglie. Per ognuno di loro il percorso è stato personalizzato; c’è chi ha fatto tutto da solo e chi è stato aiutato nel disegno e in alcune fasi della pittura. “Nel mio corso – prosegue Di Terlizzi – ho voluto dare spazio ad approcci differenti, calibrati sulle singole esigenze. Tutto questo non viene vissuto come disomogeneità all’interno del gruppo, piuttosto come risorsa ed espressione di una pluralità di linguaggi e possibilità di intervento. La più grande soddisfazione è vedere premiato l’impegno di ciascuno.

Tra i lavori esposti c’è anche quello di una ragazza che ha dipinto con un casco in testa con montato il pennello perché non poteva farlo con le mani. La sua contentezza nel portare a termine la pittura è stata anche la mia e quella delle altre colleghe che l’hanno seguita”. I maestri d’arte sono chiamati a lavorare sulla complessità comunicativa che spesso è una caratteristica del mondo delle disabilità, operando a stretto contatto con medici, psicologi e educatori e seguendo un percorso integrato. Per il prossimo anno, a causa dei tagli alla sanità, i laboratori potrebbero venire chiusi. “Ci auguriamo che l’ipotesi non sia davvero presa in considerazione e che ci sia il modo e soprattutto la volontà di trovare una soluzione. Lavoriamo con contratti di solidarietà e tra tante difficoltà continuiamo a svolgere il nostro lavoro con passione e mettendoci tutta l’energia necessaria”. Presso il chiostro della Fondazione Don Uva fino al 15 settembre (ogni sabato e domenica dalle 19:30 alle 21:30) sono esposti i lavori dei laboratori artistici che possono essere anche acquistati e ritirati al termine della mostra. (Raffaella Sirena). 

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