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Asili nido: il pubblico conviene (da 36 a 450 euro al mese), ma i posti sono pochi

Indagine di Mdc e Codacons: per un servizio privato si arriva a superare anche i 7 mila euro l’anno. Quanto ai nidi comunali, “ogni anno solo il 50% delle richieste viene coperto. Si investano maggiori risorse per garantire il diritto a tutti”

13 settembre 2013

ROMA - Una delle spese che incidono di più sui bilanci delle famiglie è sicuramente la voce “asilo nido”, fondamentale per i genitori alle prese con il lavoro e gli impegni quotidiani. A ricordarlo sono il Movimento difesa del cittadino (Mdc) e Codacons, che ricordano i dati Istat. In sintesi: nell'anno scolastico 2011-2012 sono stati 155.404 i bambini di età tra zero e due anni compiuti, iscritti agli asili nido comunali, altri 46.161 usufruiscono di asili nido convenzionati o sovvenzionati dai Comuni. In totale ammontano a 201.565 gli utenti dell'offerta pubblica complessiva.
In questo contesto, Movimento Difesa del Cittadino e Codacons, nell'ambito del progetto “Famiglie&Consumi, come vivere meglio in tempo di crisi” finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, hanno rilevato il costo che le famiglie sostengono per garantire ai propri figli l'asilo nido per undici mesi a tempo pieno.

BoxI costi. Dalla rilevazione è emerso che “i genitori possono risparmiare sicuramente mandando i propri figli agli asili nido comunali, dove in base al reddito, la spesa va da un minimo di 396 euro annui in città come Latina, circa 36 euro al mese, a una media massima di 5 mila euro, circa 450 euro al mese. Fa eccezione Udine dove per undici mesi si arriva a pagare anche 7 mila euro”. Città virtuose Bologna e Perugia, infatti in base alla fascia di reddito le famiglie che più hanno difficoltà possono usufruire dell’esenzione per mantenere i propri figli al nido e continuare così a lavorare.

Privato più costoso. Molto più impegnativo per i genitori mantenere i figli nei nidi privati; “facendo una media dei prezzi rilevati nelle città prese come campione – affermano Mdc e Codacons -, il costo si aggira intorno ai 6.500 euro, cifra che varia di città in città. Ad esempio a Pordenone o Potenza la spesa arriva addirittura a superare i 7 mila euro, con un’incidenza di circa 680 euro al mese sul reddito familiare”.

Un scelta “obbligata”. Spesso tuttavia indipendentemente dalla volontà dei genitori la scelta è obbligata: “I comunali coprono solo il 50% delle richieste e le famiglie per poter lavorare sono costrette a indebitarsi. La carenza di posti è un dato evidente, nel corso dell’ultimo triennio, con variazioni poco sensibili, si parla di 7 mila bambini rimasti fuori dalle graduatorie a Roma, più di 700 a Bologna, così come quasi mille a Palermo”.
E permettersi una baby sitter? Troppo caro! “Parliamo di una retribuzione di poco meno di 10 euro l’ora e che, valutando un lavoro a tempo pieno, costerebbe a una famiglia circa 1600 euro al mese”, concludono le due associazioni.

“La rilevazione – concludono – dimostra come maggiori investimenti nei nidi comunali porterebbero grandi vantaggi per le famiglie che non solo riuscirebbero a risparmiare, ma non sarebbero costrette a indebitarsi per poter lavorare. Le esenzioni dal pagamento per le famiglie in situazioni di grave disagio, praticate in città come Bologna e Perugia, rappresentano un segnale positivo e solidale, oltre che un esempio da applicare in tutti i comuni. Con più risorse si potrebbe garantire il diritto a tutti”. (hélène d'angelo)

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