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Le “attiviste anonime” contro il sessismo: la rivoluzione nella pubblicità parte dal web

A Milano l'incontro "Quando comunicazione fa rima con discriminazione". Tra gli interventi, Lorella Zanardo, documentarista: "Il 60-70 per cento delle pubblicità bloccato grazie alle segnalazioni dal web". Le "rioluzionarie silenziose" sono ragazze spesso giovanissime

17 settembre 2013

MILANO – Migliaia di "rivoluzionarie silenziose", che dalla rete, dai blog, sfidano grandi multinazionali che si ostinano a usare il corpo delle donne per pubblicità sessiste. "Attiviste anonime", le chiama Lorella Zanardo, scrittrice e documentarista, autrice de Il corpo delle donne, il video di 25 minuti che ha dato sfogo alla rabbia accumulata nel corso degli anni di sfruttamento dell'immagine femminile. E che ha dato il via a questa "rivoluzione": "Oggi il 60-70 per cento delle pubblicità sessiste viene ritirata proprio perché sul web scattano immediatamente le segnalazioni", racconta Zanardo, che oggi a Milano partecipa all'incontro organizzato dal Comune "Quando comunicazione fa rima con discriminazione". Due le ricette per fare di una segnalazione un'arma vincente contro le pubblicità sessiste: "Toni educati e firme in calce". È l'Istituto di autodisciplina pubblicitaria (Iap) l'ente che può sanzionare le pubblicità sessiste. "La novità più interessante – prosegue Zanardo – è che anche i pubblicitari ora ci pongono più attenzione".

b Hanno dai 14 anni in su, sono sempre connesse e hanno "un'alta concezione dello Stato, altro che generazione senza valori". Così Lorella Zanardo racconta le spesso giovanissime (e giovanissimi: il 40 per cento dell'attivismo per le donne in rete è condotto da ragazzi) attiviste. Sono il target del suo lavoro nelle scuole, con cui Zanardo cerca di creare una nuova coscienza civica sul tema dei diritti. Non si riconoscono in un modo di vestire, né nel femminismo degli anni '70. non frequentano solo un tipo di scuola, ma sono diffuse "a macchia di leopardo" in tutti gli istituti e nelle università. Spesso non si conoscono nella vita reale, ma condividono le battaglie su piattaforme come Soft revolution o Un altro genere di comunicazione. Lorella Zanardo le ringrazia ogni volta che spiega i risultati delle campagne di sensibilizzazione che conduce nelle scuole medie superiori con il gruppo Il corpo delle donne: "È grazie a loro che abbiamo conseguito questi risultati". L'ultimo, a giugno: un premio consegnato proprio dallo Iap.

In un momento in cui i movimenti dal basso paiono interrogarsi sul loro futuro (come nel caso dei pacifisti) l'attivismo per le questioni di genere sembra indicare una strada nuova. "Sono già il cambiamento – commenta Zanardo -. Non è detto che non arrivi prima o poi il momento in cui sarà opportuno contarsi e capire quanto incidiamo realmente". Per ora è molto difficile ottenere dati su quanto pesa il "movimento". Quel che è certo è che l'Italia potrebbe diventare un punto di riferimento: "Quando racconto cosa sta succedendo qui in Australia, nei Paesi del Nord Europa, in Germania mi guardano con gli occhi fuori dalle orbite: non ci credono che degli attivisti possano bloccare delle multinazionali", prosegue la documentarista. E forse i motivi per cui gli italiani sono tanto efficaci è che dal punto di vista del rispetto dei diritti "va talmente male che abbiamo dovuto attuare degli strumenti per la pura sopravvivenza", aggiunge. "Tempi interessanti", li definirebbero i cinesi:un periodo stimolante ma che richiede tanto lavoro. Persino alcune amministrazioni comunali come Milano se ne sono accorte: hanno seguito l'input venuto dai movimenti e hanno vietato le pubblicità sessiste. "Sono solo i media che si ostinano a raccontare sempre il vecchio e non si accorgono di quanto stia già avvenendo", conclude Zanardo. (lb)

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