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Curare la terra in pausa pranzo: gli orti spuntano anche in azienda

L'ultimo nato è sulla terrazza al primo piano del teatro Franco Parenti, a Milano. Ma l'idea degli orti urbani si amplia sempre di più anche nei luoghi di lavoro: "Si crea socialità e migliora lo stare insieme"

23 settembre 2013

boxROMA - Gli orti urbani hanno ormai superato la fase di semplice moda, se, secondo i dati della Coldiretti, circa 21 milioni di italiani che stabilmente o occasionalmente coltivano l’orto o curano il giardino. Corollario di questa passione è la diffusione di questa attività anche nei luoghi di lavoro. C’è chi si porta la gavetta da casa, chi esce a mangiare un panino, chi va in palestra. E poi c’è chi in pausa pranzo va a curare l’orto, con la benedizione aziendale. L’ultimo orto realizzato è sulla terrazza al primo piano del teatro Franco Parenti, a Milano. Si affaccia sulla piscina Caimi ed è stato realizzato anche con materiali di scena riciclati. L’idea è che possa essere il primo di una rete di orti in teatro che promuovano l’incontro sociale e la cura dell’ambiente.

“Questa esperienza trova particolare interesse proprio nelle città, meno nei luoghi dove i dipendenti hanno già un proprio appezzamento”, racconta Angela Cavalca, socia fondatrice di Orti d’Azienda Onlus, forse l’unica associazione in Italia, nata circa un anno fa, che si occupa specificamente di lanciare orti aziendali. Sono un gruppo di persone di diverse età ed esperienze che si sono poste l’obiettivo di diffondere la cultura dell’ambiente  e della socializzazione attraverso la riqualificazione di aree marginali e territori post-industriali.

Basta una terrazza, uno spazio inutilizzato e un po’ di buona volontà. “La valenza per le aziende è soprattutto creare gruppo, coesione. Col lavoro nell’orto si crea una socialità, uno spazio comune  – spiega Cavalca -, in molte aziende ci sono spazi che possono essere utilizzati meglio. Noi li aiutiamo ad avviare il progetto, e nel caso li seguiamo successivamente”. Sullo sfondo il tema dell’Expo 2015, “Nutrire il pianeta”: “Le aziende possono avvicinarsi al tema e diffonderne la cultura anche se non si occupano di agroalimentare, creando piccole comunità locali socialmente utili, dove sperimentare la filiera corta e l’alimentazione corretta”.

La moda è nata, come spesso accade, negli Stati Uniti, dove diverse multinazionali, dalla Toyota, alla PepsiCo, alla Timberland, fino ai colossi tecnologici della Silicon Valley, hanno lanciato i “corporate gardens”: orti creati e curati dai dipendenti, spesso sulle terrazze dei palazzi che ospitano le aziende. A parte dare una patina “green” all’immagine delle società, e a mettere in evidenza la responsabilità sociale di impresa, l’orto è un’attività rilassante per i dipendenti, che abbattono le barriere della piramide aziendale, stringono amicizie, e si portano a casa i prodotti del proprio lavoro, con generale soddisfazione. (Elena Filicori)

© Copyright Redattore Sociale

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