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Fondazioni bancarie: alti costi di gestione, poche erogazioni al Terzo settore

Domani a Roma verrà presentato il libro "La governance delle fondazioni: leader al servizio della filantropia". Nel frattempo la voce.info pubblica uno studio che dimostra il peso dei gruppi di interesse sulle Fondazioni e l’andamento decrescente delle erogazioni. Flessioni maggiori al Nord-est e al Centro

24 settembre 2013

boxROMA – "La governance delle fondazioni: leader al servizio della filantropia". Si intitola così il libro (McGraw- Hill editore) che verrà presentato domani, a Roma, nella sede dell’Acri (ore 16). Il volume di Fabrizio Cerbioni, professore ordinario di Economia aziendale presso l'Università degli Studi di Padova, e Giacomo Boesso, professore associato presso la stessa cattedra,
Alla presentazione interverranno il viceministro dell'Economia e delle Finanze, on. Stefano Fassina, il presidente di Assifero Felice Scalvini e il presidente dell'Acri Giuseppe Guazzetti.
Il saggio cerca di fornire degli spunti di analisi, collocando le fondazioni nel contesto socio-economico italiano. Il libro scatta inoltre una fotografia del modello di governo ad oggi adottato dalle principali fondazioni italiane ed elabora un’analisi delle principali caratteristiche, evidenziando le problematiche di queste istituzioni.
Ma qual è e come è mutato il rapporto tra Fondazioni bancarie e territorio, soprattutto in relazione alle aspettative e alle necessità del non profit?

Le Fondazioni bancarie dimenticano il Terzo settore. Numeri alla mano, è lavoce.info a sottolineare questo preoccupante fenomeno. Nella sostanza, il quadro che emerge dallo studio di Carlo Milani (economista presso il Cer-Centro Europa Ricerche, esperto di modelli econometrici e per anni al lavoro presso l’Ufficio studi dell’Associazione bancaria italiana) e Andrea Ricci (laurea alla Bocconi e master in Economia conseguito all’Università “Tor Vergata” di Roma) non è affatto incoraggiante. “In un contesto i cui i tagli alla spesa pubblica e la perdita di posti di lavoro rendono la vita delle famiglie sempre più difficile – affermano gli autori – le fondazioni non sono riuscite ad accrescere il loro ruolo nell’ambito del Terzo settore”. Anzi, tale ruolo si fa sempre più sbiadito. Un mancato progresso, o addirittura una evidente ritrosia, che si spiega anche con la loro struttura di governance.

Fondazioni e gruppi di interesse. “L’inefficacia e inefficienza delle fondazioni bancarie italiane non è certo una novità”, si legge. “Le fondazioni tendono ad avere una scarsa diversificazione del proprio portafoglio. Al tempo stesso erogano finanziamenti su un ampio spettro di attività, senza una programmazione strategica coerente con i vincoli statutari e normativi. Negli ultimi anni, d’altra parte, non si è registrato un loro ruolo significativo nello sviluppo del terzo settore, dell’housing sociale e di iniziative imprenditoriali innovative a livello locale. Questi aspetti sono strettamente legati al tipo di governance, caratterizzata da una selezione non efficiente del management e da costi di funzionamento eccessivi”.
”Il profilo inadeguato del management a capo delle fondazioni, a sua volta, è il riflesso di un processo di selezione basato su criteri di cooptazione e rappresentatività di gruppi di interesse (…). Non sorprende quindi – denuncia l’articolo - che le nomine possano essere ‘remunerate’ attraverso scelte di finanziamento e investimento favorevoli alle constituency di riferimento(più medici nei board, maggiori gli investimenti in sanità, più i professori negli organi statutari, maggiore la quota di investimenti in istruzione)”.

Costi di gestione troppo alti. Considerazioni altrettanto negative valgono anche per i costi di gestione, lievitate nel corso degli anni. “Le fondazioni sostengono elevati costi fissi per il compenso dei loro pletorici organi statutari – si rileva -. Tanto pletorici da portare ciascun membro ad amministrare in media 150 milioni, dieci volte meno del capitale amministrato da un membro del board delle grandi fondazioni non-profit estere. Le spese collegate agli organi statutari hanno un peso molto importante sul risultato della gestione delle fondazioni: se nel 2006 costituivano circa l’1,5 per cento del totale dei proventi, la riduzione di quest’ultimi e la rigidità verso il basso dei compensi dei board le hanno fatte lievitare fino a circa il 4 per cento nel 2011 e al 3 per cento del 2012. Naturalmente, il problema varia in funzione della dimensione e della localizzazione geografica della fondazioni”. Un fenomeno, quello citato, particolarmente evidente nelle regioni del Centro-Sud (dove l’incidenza delle spese sui proventi è del 6/7 per cento).

Terzo settore penalizzato. Dunque, sul fronte delle spese i costi di gestione delle Fondazioni sono andati sempre aumentando, con un rapporto tra costi e ricavi di oltre il 25 per cento nel 2012, contro il 12 per cento medio del periodo 2006-07. “A impattare sui costi operativi – si rileva - è soprattutto la componente del lavoro, con i dipendenti che hanno superato le mille unità negli anni più recenti (800 unità circa nel 2006)”.
Concludono i due studiosi, in relazione al Terzo settore: “A fronte di queste performance non brillanti, le erogazioni corrisposte mediamente da ogni singola fondazione (a tutti i beneficiari delle iniziative delle Fondazioni, non solo agli enti di Terzo settore, ndr) mostrano una continua tendenza decrescente: dai quasi 20 milioni di euro erogati per fondazione del 2007 si è passati agli 11 del 2012. Le flessioni più rilevanti hanno riguardato il Centro e il Nord-Est, mentre nel Mezzogiorno c’è stata una buona crescita rispetto al dato del 2006. In ogni caso, nel Sud d’Italia l’apporto fornito al solo Terzo settore dalle fondazioni è pari a meno di 40 milioni di euro nel 2012, appena il 4 per cento del miliardo circa di erogazioni fornite complessivamente (a tutti i beneficiari)”.
Lo studio cita unicamente il dato del Mezzogiorno. Il perché è presto detto: in questo periodo di crisi, proprio il Sud Italia avrebbe avuto più bisogno di supporto al proprio Terzo settore. In generale va aggiunto che al Nord le erogazioni sono state complessivamente di circa 700 milioni e di 200 milioni al Centro. (daiac)

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