:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Tragedia del mare a Lampedusa, lo sdegno delle associazioni

Coro unanime del Terzo settore italiano nel denunciare quanto accaduto e nel chiedere misure straordinarie che evitino altre carneficine. L’Italia e l’Europa richiamare alle loro responsabilità

03 ottobre 2013

ROMA - L'ennesima tragedia dell'immigrazione che si è consumata stanotte al largo di Lampedusa ha suscitato moltissime reazioni, sia nell’ambito del volontariato e del terzo settore che in ambito politico. Tutte denunciano l’orrore di quanto accaduto e invitano a prendere provvedimenti per far sì che queste sciagure non debbano ripetersi. Vediamole.

bNon profit indignato. Per mons. Perego, direttore della Fondazione Migrantes, “bisogna muoversi per organizzare una conferenza europea per fare in modo che l’Europa diventi il punto di riferimento per l’accompagnamento di queste persone che stanno andando in cammino e trovano la morte nel Mediterraneo”.
Il presidente del Cir, Christopher Hein, chiede un “ingresso protetto per evitare altre carneficine”. Il Centro Astalli chiede misure straordinarie e il suo presidente, padre La Manna, afferma: “Davanti all'ennesima tragedia nel Mediterraneo la Commissione europea e i Governi nazionali non rimangano inerti. Frontex venga investito della responsabilità di monitorare e accompagnare in sicurezza i migranti forzati”.
Giacomo Guerrera, presidente dell'Unicef Italia, esprime “cordoglio e dolore” per la tragedia e aggiunge: “Appare sempre piu' necessario- continua- garantire ai migranti accoglienza, a partire da un arrivo in condizioni di sicurezza nel nostro territorio”.

cPer il presidente del Naga, Cinzia Colombo, “o si troverà una soluzione politica per affrontare quella che non è un’emergenza, ma un fenomeno del presente, o le morti in mare continueranno, come le lacrime di coccodrillo”. E precisa: “Si attribuisce la responsabilità delle morti in mare agli scafisti, alle condizioni atmosferiche, al caso: la responsabilità è invece dei Paesi europei, della politica dei respingimenti e della mancata accoglienza. Il mondo cambia: la crisi economica incide profondamente sull’immigrazione riducendo gli ingressi e facendo aumentare gli spostamenti interni e i rientri; i Paesi sulle coste africane del mediterraneo vivono sconvolgimenti politici e sociali. Ma la risposta europea rimane sempre la stessa: rafforzare la Fortezza Europa”.

La Croce Rossa: "Inaccettabile che succedano drammi del genere". Il presidente nazionale, Francesco Rocca: "Non ci stancheremo mai di urlare il nostro sdegno davanti a queste tragedie, non ci stancheremo mai di chiedere alle Istituzioni italiane ed europee un impegno concreto per evitarle: non si può parlare di migranti e migrazioni solo in caso di sciagure. E ancora, non ci stancheremo mai di chiedere corridoi sicuri per chi scappa dalla guerra, per chi ha bisogno, per chi deve essere tutelato".

Per Save the Children, “l’Italia e l’Europa non possono rimanere inerti di fronte a questa ennesima tragedia”. Raffaela Milano, direttore programma Italia Europa dell’organizzazione, ricorda i numeri degli sbarchi e chiede che nell’immediato sia garantito “un sostegno continuativo ai superstiti del naufragio, che necessitano di assistenza per superare il trauma subito”. (daiac)

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa