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Da Lampedusa a Berlino: 500 profughi indesiderati nel cuore della Germania

Nella capitale tedesca c’è una tendopoli in una piazza pubblica. Gli immigrati sono transitati dall’Italia, ma la Germania non li accoglie: “La Convenzione di Dublino dice che devono rientrare nel primo Paese europeo in cui sono sbarcati”

07 ottobre 2013

boxBERLINO – C’è un accampamento di profughi nel cuore di Berlino. Si chiama Villaggio di Lampedusa e sorge in Oranien Platz, non distante dal centro della capitale tedesca. Qui circa 200 migranti provenienti dall’Africa sub sahariana dimorano tra tende e materassi da un anno. Una vera e propria tendopoli che sorge accanto alle case, riempita da striscioni con su scritto “Lampedusa village in Berlin”. E se in 200 dormono in Oranien Platz, altri 300 dimorano in una scuola abbandonata e adesso occupata a poche centinaia di metri. Nessuno dei profughi è riuscito a trovare accoglienza. Secondo la Germania, si tratta di un problema dell’Italia, dove i migranti dovrebbero tornare. Il motivo è presto detto: gli africani sono transitati dall’Italia (passando da Lampedusa) dopo lo scoppio della guerra in Libia due anni fa. Sono stati accolti dal nostro governo per due anni nell’ambito del progetto Emergenza Nord Africa, costato alle casse dello Sato italiano 1,3 miliardi di euro. Circa due anni nei centri di accoglienza sparsi per l’Italia, qualcuno in Sicilia, altri in Puglia, in Sardegna, in Toscana. Dopodiché, ottenuto il permesso di soggiorno umanitario, i migranti hanno lasciato i centri d’accoglienza con una buonuscita di 500 euro. E molti di loro si sono trasferiti in Germania nella speranza di trovare un lavoro. Ma qui sono irregolari, visto che la Convenzione di Dublino dice che i richiedenti asilo e i rifugiati politici sono legali soltanto nel primo Paese europeo in cui sono sbarcati, in questo caso l’Italia, dove devono dunque rientrare. Ma nessuno di loro vuole tornare nel nostro Paese: “In Italia non c’è lavoro” spiegano all’unisono i giovani immigrati di Oranien Platz.

boxI profughi di Berlino provengono da Nigeria, Mali, Sudan, Ghana, Senegal, Pakistan, Afghanistan. Tutti hanno vissuto per qualche tempo in Libia, che hanno lasciato allo scoppio della guerra. John è nigeriano: “Quando in Italia è terminato il progetto Emergenza Nord Africa – racconta – i campi d’accoglienza hanno chiuso e ho dormito per due settimane in strada. Per noi non c’era più accoglienza e quindi ho deciso di partire per Berlino, ma qui siamo irregolari perché il nostro permesso umanitario vale soltanto in Italia. E quindi non possiamo neppure lavorare”. Qualcuno di loro ha trovato un impiego in nero, come Malik che lavora come cameriere part time, ma la maggior parte trascorre le giornate senza fare niente. C’è chi cerca lavoro invano e chi organizza manifestazioni per chiedere alla Germania asilo politico. “La Germania comanda in Europa e può decidere di cambiare la Convenzione di Dublino. Ci auguriamo che il nuovo Governo possa cambiare le regole sull’immigrazione”. Jufun arriva dal Ciad: “Ho trascorso quasi un anno a Catania, poi sono venuto in Germania perché qui la gente è più ospitale”. Tanti accusano gli italiani di essere più intolleranti rispetto ai tedeschi, alcuni dei quali si recano in Oranien Platz per portare viveri e vestiti ai migranti. I profughi di Berlino utilizzano le toilette pubbliche e vanno a mangiare alle mense dei poveri.

Il governo tedesco continua a ripetere che i profughi devono rientrare in Italia, l’unico Paese europeo in cui sono legali. L’Italia, dal canto suo, sostiene di aver già fatto abbastanza per questi migranti visto che li ha accolti per due anni grazie al progetto Emergenza Nord Africa. E non sono i soli, dice il nostro Governo, visto che l’Italia è spesso il primo Paese in cui i migranti arrivano data la vicinanza geografica all’Africa. Comprensibili soltanto in parte le ragioni dell’Italia, visto che ospita un numero di rifugiati politici molto inferiore agli altri Paesi europei. Se in Italia i rifugiati sono circa 70 mila, in Germania si aggirano sui 600 mila, in Francia sono 200 mila, nel Regno Unito 300 mila. I rifugiati sono più che in Italia anche nel piccolo Belgio (80 mila) e nella piccola Olanda (74 mila). (Jacopo Storni)

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