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Crisi e consumi: crollano giochi e lotterie, cresce la spesa per le medicine

Ricerca Acri. Si riducono gli acquisti d’impulso, si contraggono le scorte e le spese voluttuarie si concentrano in pochi momenti, sia per le famiglie colpite dalla crisi che per chi non ha sperimentato particolari problemi. E non c’è più la fiducia nel “mattone”

29 ottobre 2013

ROMA - L'uscita dalla crisi sembra sempre più lontana e per le famiglie italiane la ridefinizione dei consumi è ormai strutturale. Una razionalizzazione delle spese è divenuta sistematica, sia tra le famiglie colpite dalla crisi sia tra quelle che non hanno sperimentato particolari problemi: consumare più del necessario non è più un elemento per distinguersi in meglIo. Si riducono quindi gli acquisti d’impulso, con un emblematico calo del 35 per cento nel caso di giochi e lotterie; si contraggono le scorte; le spese voluttuarie si concentrano in pochi momenti dell’anno, si riducono di molto le vacanze, la frequenza di ristoranti e pizzerie e anche di cinema e teatro. Lo sottolinea la ricerca "Gli italiani e il risparmio", realizzata da Ipsos per Acri (l’associazione delle casse di risparmio) e presentata a Roma in occasione della Giornata del risparmio che si celebra domani. Secondo l'indagine questo nuovo paradigma di consumo sembra ora dominare ogni categoria merceologica ed è trasversale non solo rispetto alle classi sociali ma interessa sia chi è stato colpito direttamente dalla crisi sia chi non ne è stato toccato. Il consumatore è oggi più selettivo, si informa maggiormente, evita gli acquisti avventati. Tranne che per i medicinali, dove invece la spesa non sembra subire diminuzioni ed ha anzi un saldo positivo.

boxSecondo l’indagine inoltre, sempre più italiani ritengono che il risparmio debba aiutare l’economia reale e non i giochi della finanza. Un dato che fa da specchio al marcato peggioramento rilevato nella situazione economica di imprenditori, dirigenti, disoccupati e pensionati. Comunque ormai più di una famiglia su quattro dichiara di subire un “netto peggioramento” del proprio tenore di vita (in due anni si è passati dal 18 al 26 per cento). Meno di un cittadino su 4, infine, è fiducioso sul futuro dell'Italia. Cresce il pessimismo tra i giovani. E crolla dal 70 al 29 per cento la fiducia degli italiani nel “mattone”.

Su RS, l’Agenzia giornalistica di Redattore Sociale, i tre lanci completi sull’indagine Acri.

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