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In memoria di Massimo Paolicelli: “Dedichiamogli un F35 in meno”

L’auspicio di Dora, moglie del notissimo attivista per la pace e i diritti umani morto l’1 novembre a soli 48 anni. Il testo completo della lettera d’addio ai familiari e agli amici: “cerchiamo di scalfire la roccia dell’indifferenza”

04 novembre 2013

La non violenza faceva parte del suo Dna. Così come l’attenzione alle persone disabili e in difficoltà, nella parrocchia romana di San Pio X alla Balduina. Massimo Paolicelli, che un cancro si è portato via il 1° novembre, si è impegnato anche pubblicamente per promuovere i valori evangelici di solidarietà e giustizia in cui credeva. Con alle spalle l’esperienza di obiettore alla Caritas diocesana di Roma a metà degli anni Ottanta, è stato presidente dell’Aon, Associazione obiettori nonviolenti, svolgendo anche due mandati nella Consulta nazionale per il servizio civile; sempre in prima linea nei movimenti pacifisti, ha partecipato a moltissime iniziative disarmiste ed ecologiste, in difesa dei diritti di tutti gli esseri umani.

“Massimo non c’è più. Mi ha detto di dirvi che è sereno e ringrazia tutti perché la sua vita è stata bella, felice e ricca di affetti familiari e di amici. Ha combattuto le battaglie in cui credeva. Non vuole fiori, chi vuole può contribuire alle sue battaglie: un contributo ad Antea perché la vita va vissuta fino all'ultima goccia, o un contributo a Sbilanciamoci o Rete per il disarmo. Sarebbe bello dedicargli un F35 in meno. Come diceva lui: ‘Saluti di pace’”, ha scritto la moglie Dora sul profilo Facebook del marito scomparso, che lascia anche i figli Damiano e Margherita.
boxUn augurio condiviso da molti. "A lui dobbiamo molto noi di Pax Christi e tutto il popolo della pace. Non ci sarebbero state molte campagne (disarmo, No F35 ecc.) senza il suo prezioso contributo. Lo abbiamo incontrato al convegno per i 40 anni della legge sull’obiezione di coscienza. Come ultimo contributo ha curato il dossier di Mosaico di pace, del mese di luglio", scrive don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi Italia, ringraziando Massimo per la sua “mitezza”.
Anch’io ricordo questa sua mitezza nel modo di porsi, di proporre le iniziative, insieme alla sua determinazione. Un credente che non sbandierava la sua fede con proclami ideologistici e prese di posizione aprioristiche, ma che viveva con coerenza i valori che lo abitavano. Con uno stile di presenza sul territorio, nelle maglie della storia quotidiana, da autentico laico impegnato nella costruzione di una società più equa e pacifica. Lo ribadisce ancora una volta una frase della sua lettera di saluto, letta sabato scorso durante il funerale: "Tante gocce possono scalfire la roccia, cerchiamo di scalfire la roccia dell'indifferenza e dell'egoismo e costruiamo, in nome di Dio, un mondo di giustizia, pace e solidarietà".

Ecco il testo completo della lettera di Massimo, che saluta la vita e i suoi affetti più cari con una consapevolezza disarmante e una fede granitica nella sua dolcezza:

“Cari Dora, Damiano, Margherita, mamma, papà, Tania, Andrea e Margherita, parenti ed amici tutti: essere cosciente che il passaggio dalla vita terrena a quella ….... da un lato porta alcune angosce, ma dall’altro offre alcune opportunità irripetibili. Innanzitutto voglio ringraziare tutti per come mi siete stati vicini in questo periodo, qualsiasi gesto è stato fortemente apprezzato. In particolare Dora; una moglie eccezionale, sono orgoglioso di aver percorso con lei un bel pezzo di cammino della mia vita. Damiano e Margherita: i miei "cuccioli", luce della mia vita. Oggi questa catena deve stringersi ancora di più intorno a Dora, Damiano e Margherita...

Voglio lasciarvi non con la tristezza di un addio, ma con una speranza. Durante il periodo della malattia ho avuto l’opportunità di riflettere molto e sono arrivato alla conclusione che questo è un forte segnale venuto da Nostro Signore! Viviamo il nostro quotidiano assecondando un assurdo sistema frenetico produttivo che non è nostro naturale, che dovrebbe dare migliore qualità della vita basato sull’affetto dei nostri cari e dei nostri amici ed una maggiore vicinanza a Dio. Dio ha voluto darmi uno stop: vivere intensamente questo ultimo periodo della mia vita riavvicinandomi con qualità al quotidiano, imparando ad apprezzare meglio ogni dono che viene dal Padre Nostro. Per questo spero che tra i tanti semi di pace, solidarietà ed amore che ho vissuto e che ho seminato in questa mia breve vita ci sia anche l’invito a non aspettare una malattia per capire le priorità della vita. Tante gocce possono scalfire la roccia, cerchiamo di scalfire la roccia dell'indifferenza e dell'egoismo e costruiamo, in nome di Dio, un mondo di giustizia, pace e solidarietà.
Ciao
Massimo”.

Val al blog Social Church.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: F35

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