:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Disoccupato e disabile, si toglie la vita dopo gli appelli su Facebook

Claudio Corso, 42 anni, aveva scritto numerose lettere aperte per implorare sostegno economico dopo giorni trascorsi all’albergo popolare. Martedì scorso il suicidio

14 novembre 2013

FIRENZE – “Chiedo aiuto” perché “anche mangiare in questo momento per me è un problema legato alla sopravvivenza. Non voglio finire per strada a dormire su una panchina. Vi prego, statemi vicino e aiutatemi”. E’ l’appello lanciato nei mesi scorsi su Facebook dal 42enne Claudio Corso, in difficoltà per mancanza di lavoro e per la sua invalidità. Un appello a cui sono seguiti tanti messaggi di solidarietà, ma pochi aiuti concreti. E alla fine Claudio Corso, romano ma residente a Firenze, in un albergo popolare, ha deciso di togliersi la vita. Si è suicidato martedì scorso, oggi si sono tenuti i funerali al cimitero fiorentino di Trespiano.

I tanti amici di facebook avevano creato un gruppo  on line per aiutarlo, in apertura del quale campeggia una delle tante lettere aperte firmate dall’uomo: “Vivo in una struttura di sostegno per senza fissa dimora a Firenze. Per problemi lavorativi ho dovuto da un anno e mezzo dividermi da questa struttura comunale e dormitori Caritas. Ho l'invalidità al 75 per cento per disturbo bipolare tipo II e varie fratture che mi impediscono di fare diversi lavori. Fra 3 mesi scadrà la possibilità di rimanere in questa struttura: vedo la strada di fronte a me e in questo caso neanche più la possibilità di lavorare. Mi servirebbe un appoggio in Toscana, a Firenze o nei pressi, per continuare la borsa lavoro che ho con la Caritas e continuare a cercare lavoro. Non pretendo nulla da nessuno. Chiedo aiuto, solo questo”. Aveva lasciato anche un numero di conto corrente per le donazioni, un suo numero di cellulare e una sua mail, ma la situazione non è migliorata e la depressione ha sconfitto la vita di Claudio.

L’uomo era cattolico e lavorava quando poteva come programmatore informatico. Aveva scritto articoli per alcuni giornali di strada, era vicino ai più deboli e lo testimoniano anche i suoi tanti post su Facebook. Proprio sul social network aveva aperto una sua pagina dal titolo ‘Il sentiero della felicità’. Forse sperava che fosse di buon auspicio. (js)

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa