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Mission, ancora accuse. “Scene finte e interessi economici dietro la trasmissione”

Dopo la lunga intervista di Redattore sociale al funzionario Unhcr Laura Iucci, l'autore delle accuse Fulvio Beltrami controreplica: “Il video fornito da un cooperante di Intersos, le scene realizzate in set cinematografici. Tutte le accuse sono frutto di due inchieste giornalistiche”

28 novembre 2013

ROMA – Non si placano le polemiche su Mission, il docureality sui profughi in onda dal 4 dicembre su RaiUno, dopo le prime immagini diffuse in anteprima e le indiscrezioni sulle presunte irregolarità nella realizzazione del programma. Alle accuse lanciate dal blog African voices ha replicato ieri, in una lunga intervista a Redattore sociale, il funzionario dell'Unhcr Laura Iucci (che compare nei primi fotogrammi al fianco di Paola Barale), difendendo la qualità della trasmissione, rispondendo punto per punto sugli aspetti più critici e dicendosi allucinata dalla critiche ricevute. Oggi alle parole di Iucci controreplica Fulvio Beltrami, pseudonimo dell'autore dei post che accusano la trasmissione e che si qualifica come giornalista. Beltrami conferma che a diffondere i materiali e il video è stato un cooperante di Intersos, che lavora ancora all'interno dell'ong e che vuole così prendere le distanze dall'operazione “reality show” messa in atto dalla sua organizzazioni. E torna anche sulle immagini che ribadisce siano state realizzate “in un tranquillo villaggio nei dintorni di Goma dove è stato montato un vero e proprio set cinematografico”. Beltrami ribadisce inoltre che dietro le accuse ci sono due inchieste giornalistiche fatte in collaborazione con un collega giornalista italiano, che desidera anche lui rimanere anonimo per le “pressioni e le paure” che ci sono dietro il reality.

Riportiamo la lettera indirizzata a Laura Iucci e inviata alla nostra redazione da Fulvio Beltrami:

Signora Laura Iucci,

Sinteticamente desidero intervenire al sua risposta riguardo l’inchiesta fatta in Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan dal sottoscritto e da un altro giornalista italiano, in quanto lei mi cita in modo inappropriato. Le posso confermare che il video è autentico e ci é stato consegnato da un cooperante di Intersos che ancora lavora per tale organizzazione. E’ stato sottoposto a perizie tecniche di studi di ripresa specializzati in Uganda e sottoposto al vaglio della comunità congolese sempre in Uganda. A loro giudizio non si tratta di un campo rifugiati né della località di Doruma ma di un tranquillo villaggio nei dintorni di Goma dove é stato montato un vero e proprio set cinematografico, evidente nel video. Forse qualcuno dirà che gli studi di ripresa specializzati in Uganda e la comunità congolese a Kampala potrebbero non essere stati all’altezza del compito essendo non esperti del Primo Mondo ma degli ... “africani”. Per me le loro opinioni contano! Per la semplice ragione che in tutta questa “storia buffa” non hanno alcun interesse.

Non partecipano agli introiti derivanti dalle vendite di spazi pubblicitari durante la trasmissione (180.000 euro per 28 secondi) né alla raccolta dei preziosi finanziamenti privati che, come mi hanno assicurato diversi esperti di audit finanziario sono totalmente fuori controllo da ogni seria supervisione amministrativa del loro utilizzo. Lo sa bene anche Lei che nemmeno la Cooperazione Italiana ha il diritto di effettuare audit sui fondi elargiti alle Agenzie Onu, Unhcr compresa, ma si deve accontentare di un loro rapporto redatto sulla base di audit interni o commissionati a ditte collegate.

Gli articoli sono frutto di due inchieste separate del sottoscritto e del mio collega giornalista che vive in Italia nei paesi africani . La documentazione a cui si fa riferimento ci è pervenuta sempre da personale di Intersos, credo ancora attivo nella Ong, a prova del loro totale presa di distanza delle linee politiche su questo, mi permetta di dire, reality show, forse di buona qualità, ma pur sempre una Fiction. Per correttezza giornalistica dal 18 ottobre scorso ho inviato una serie di email a Dinamo Comunicazioni srl (società incaricata dalla RAI per girare le riprese di Mission), UNHCR Italia e Intersos al fine di garantire un corretto approfondimento su questo innovativo sperimento di comunicazione umanitaria: Mission, permettendo ai promotori di partecipare e integrare l’articolo relativo alle indagini sulla trasmissione effettuate in Africa prima della sua uscita, evitando così notizie-mostro. Ogni uno di voi era a perfetta conoscenza dei temi dei due articoli prima della loro pubblicazione. La fitta documentazione di corrieri elettronici lo dimostra. Solo Unhcr ha avuto l'onestà e il pregio di rispondere riportando la sua versione dei fatti che é stata fedelmente riprodotta nel secondo articolo sul Mission. Questo sicuramente ha conquistato il mio rispetto verso di voi.

Ma comprendo che lei è in buona fede costretta a difendere interessi economici che vanno oltre a Mission in questo momento di crisi economica internazionale che provoca un drastico ridimensionamento dei fondi pubblici anche per le attività di Unhcr che, diciamola apertamente, ha il solo obiettivo di cronicizzare le crisi per mantenere i campi rifugiati il più a lungo possibile anche a costo di un aumento delle tensioni sociali con gli stessi rifugiati, di cui i recenti episodi proprio nella Repubblica Democratica del Congo, anche se accuratamente tenuti nascosti alla stampa italiana, sono la prova più lampante. Così come comprendo e condivido le sue preoccupazioni e paure. In fondo nella moderna società post industriale l’Audience è unica ragione di vita e motore di iniziative...

Mi sono occupato di Mission non per soldi ne per fama ma coerente a quello che io fermamente credo sia il dovere di ogni giornalista libero, spiegato perfettamente dalle parole di Horacio Verbitsky, famoso giornalista e militante politico argentino: “Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda”. Forse il mio compito è stato facilitato dal fatto che, non vivendo nell’odierna Italia, sono esente dalle attuali forme di pressioni subite ogni giorno. Il fatto che tutti quelli che hanno collaborato alla stesura dell'articolo, compreso il giornalista italiano abbiano richiesto l’anonimato è per me un esempio lungimirante di quale tipo di pressioni e paure vi sono dietro a questo Reality, che io avrò la fortuna di non vedere in quanto l’abbonamento satellitare a RAI International è troppo costoso qui in Uganda. Sinceramente preferisco Al Jazeera, Russian TV e i telegiornali locali. L’ironia della sorte ha voluto che alcune puntate di Mission fossero girate nella regione dove lavoro e vivo. Sicuramente la puntata registrata in Mali sará stata messa al riparo da occhi e orecchie indiscrete. Purtroppo non posso augurare a Unhcr, Rai e Intersos un buon successo della trasmissione. L’augurio andrebbe contro i miei principi basati sul rispetto del Continente che mi ha adottato: l’Africa.

© Copyright Redattore Sociale

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