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Lavoro in carcere, “ne vale la pena”. Un libro racconta il modello Gorgona

Il dirigente dell'istituto, Carlo Mazzerbo racconta come sia riuscito a vincere la sua sfida di recuperare i detenuti attraverso il lavoro. “Non serve un impegno economico straordinario ma un ribaltamento di prospettiva. E' una rivoluzione a costo zero prevista dalla legge e dalla Costituzione”

07 dicembre 2013

ROMA - In Italia i numeri del lavoro in carcere sono ancora molto bassi: solo il 13 per cento della popolazione carceraria infatti lavora, e gli istituti di pena in cui si riescono a portare avanti esperimenti di reinserimento per i detenuti sono ancora troppo pochi, quasi delle perle rare. Per quindici anni un vero e proprio modello in questo senso è stato rappresentato dal penitenziario di Gorgona, un istituto che sorge in un piccola isola del Mediterraneo, davanti a Livorno. Un'esperienza raccontata in prima persona da Carlo Mazzerbo, direttore dell'istituto, con il supporto del giornalista Gregorio Catalano, nel libro “Ne vale la pena” edito dalla casa editrice Nutrimenti.

BOX Dirigente illuminato e dalle idee spesso troppo libertarie per i suoi superiori, Mazzerbo racconta nel volume come sia riuscito a vincere la sua sfida di recuperare i detenuti attraverso il lavoro, andando oltre, e a volte contro, il modello punitivo e repressivo dominante negli anni della sua attività. Una storia di successi: dalla costituzione di una band “I dentro” all'istituzione di una scuola per far studiare i detenuti, fino all'esportazione dei prodotti coltivati e pescati, che arrivano fino ai banchi della Coop. Ma che racconta anche di pesanti sconfitte come due delitti che hanno portato al ridimensionamento del modello Gorgona.

“Durante i quindici anni a Gorgona, le obiezioni che mi sento ripetere da diversi superiori e da chi non condivide quel regime aperto, sono sostanzialmente due: i costi elevati e la complessità della gestione – scrive Mazzerbo – ma tutto questo non richiede un impegno economico straordinario ma un ribaltamento di prospettiva. Anche con le scarse risorse attuali sarebbe possibile cambiare radicalmente approccio alla funzione della detenzione e alla condizione di vita nelle carceri sia per gli educatori sia per chi vi sconta la condanna. Una rivoluzione a costo zero, prevista dalla legge e ancora prima dalla Costituzione. Io dico che ne vale la pena”. Il libro sarà presentato sabato 7 dicembre alle ore 14 alla fiera della piccola e media editoria “Più libri, più liberi”. Oltre agli autori interverrà anche Mauro Palma, presidente della Commissione ministeriale sul sovraffollamento degli istituti penitenziari italiani.

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