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Un anno fa la strage di Newtown. Negli Usa le armi uccidono 30 mila persone

Un anno fa la strage della Sandy Hook elementary school, in Connecticut. A Brescia la delegazione di Metro IAF, un network di 2.500 realtà contro la proliferazione delle armi, chiede alla Beretta di introdurre misure per regolamentare il mercato

11 dicembre 2013

MILANO - Le armi, anche quelle griffate Beretta, ogni anno uccidono negli Stati Uniti più di 30 mila persone. È il dato raccolto da Metro Industrial Areas Fpundation (Matro IAF), un network che coinvolge 2.500 realtà americane, tra congregazioni religiose, sindacati e associazioni.

"Do not stand idly by", "Non staremo indifferenti": questo il nome che il coordinamento ha dato ad una campagna per promuovere un controllo nella vendita di armi. Un tour che li porta anche in Europa, dal 9 al 14 dicembre, perché le tre aziende con cui si uccide di più negli States vengono dal Vecchio Continente. Sono soprattutto armi dell'italiana Beretta (con cui sono state uccise due persone nella strage di Bringhampton del 2009 e nove a Brookfield, nel 2005), dell'austriaca Glock e della svizzero tedesca SIG Saur, le case produttrici delle pistole con cui Adam Lanza, il 14 dicembre di un anno fa ha ucciso 20 bambini della Sandy Hook elementary school di Newtown, in Connecticut, altri sei adulti e poi si è tolto la vita. A quasi anno di distanza, i rappresentanti di Metro IAF, l'11 dicembre, fanno tappa a Brescia, ospiti dell'Opal, l'Osservatorio permanente armi leggere. "Abbiamo organizzato una conferenza stampa congiunta per chiedere che la Beretta adotti delle misure che potrebbero ridurre il numero di vittime da armi da fuoco e regolamentare il mercato", spiega Piergiulio Biatta, presidente di Opal.

Nel documento, Metro IAF chiede ai produttori di dotare le armi di nuove tecnologie, come un sistema per il blocco del grilletto e di inserire microchip all'interno dell'arma per poterne tracciare gli spostamenti e impedire che finisca nelle mani del crimine organizzato. Beretta in più si dovrebbe occupare di riacquistare le armi per evitare che finiscano vendute attraverso piattaforme on line come ebay, casualità molto frequente negli States. Metro IAF ha raccolto questi suggerimenti dalle polizie locali degli Stati Uniti, ma sembra che alle aziende produttrici questo non importi: "Le ditte ostacolano l'uso di queste tecnologie perché aumentano i costi e limitano il business delle armi", commenta Biatta.

Metro IAF aggiunge a questo un'attività di lobby affinché Beretta e le altre smettano di usare una "doppia politica" con Europa e Stati Uniti. Negli States, dove la normativa è più morbida, le aziende di armi non si danno la minima autoregolamentazione nella vendita. Quando il Maryland ha provato ad avvicinarsi al modello europeo e rendere più difficile la possibilità di ottenere il porto d'armi, la Beretta Usa per tutta risposta ha minacciato di spostare la sede dell'azienda in un altro Stato. Il vescovo della Chiesa battista di Baltimora, una delle città più violente degli States, Douglas I. Miles ha scritto a Ugo Gussalli Beretta, presidente dell'armeria il 5 dicembre nella speranza di poter fissare un incontro e discutere del tema. "I principali produttori come Beretta possono aiutare a ridurre la violenza armata", scrive Miles. Peccato che la missiva non abbia mai ricevuto risposta. "Come osservatorio, quello che possiamo fare è continuare a fare pressione affinché gli Stati rispettino le loro norme sulla vendita degli armamenti", aggiunge Biatta. (lb)

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