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Audiodescrizioni per non vedenti e t-shirt solidali: il futuro scelto da Culturability

“Film Voices” di Bologna audiodescrive film per ciechi e ipovedenti; “Quid” di Verona recupera tessuti di scarto e li reinventa grazie alle capacità sartoriali di donne svantaggiate. Sono 2 dei 15 progetti, scelti dal bando della Fondazione Unipolis

23 dicembre 2013

BOLOGNA – Tra le 15 start up selezionate dal bando ‘Culturability, fare insieme cooperativa’ promosso dalla Fondazione Unipolis, “Film Voices” di Bologna e “Quid” di Verona, entrambe molto impegnate sul fronte sociale. “Film Voices” – età media: 31,5 anni – nasce nel 2009 nel capoluogo emiliano. La sua mission? Audiodescrivere prodotti cinematografici per ciechi e ipovedenti. In pratica, raccontare le parti senza dialogo dei film. “In Italia siamo molto indietro: Stati come Inghilterra, Germania, Spagna audiodescrivono un’enorme quantità di materiale, anche televisivo e teatrale: noi vogliamo arrivare ai loro livelli. Purtroppo, fino a oggi abbiamo riscontrato ben poco interesse per la nostra attività. Ma con i 20 mila euro che abbiamo vinto, ci faremo conoscere”, spiega Gennaro Iorio, membro dell’associazione. Sì, perché per il momento ancora non sono una cooperativa, ma lo diventeranno presto. Il loro lavoro è molto più complesso di quanto si potrebbe pensare: caso unico in Italia, la loro audiodescrizione è frutto di un lavoro in tandem tra un vedente – che spiega cosa vede sullo schermo – e un cieco – che rielabora quanto detto dal collega e lo rende accessibile, grazie alla sua sensibilità, agli altri non vedenti: in entrambi i casi si tratta di figure professionali, formate a quello scopo. “Noi non vogliamo fare volontariato, ma impresa: chi lavora con noi deve essere pagato per le sue competenze”, continua Iorio. Attualmente, Film Voices unisce 9 professionalità, in 4 sono ciechi: “Ma con il contributo della Fondazione Unipolis potremo allagarci”. All’attivo hanno l’audiodescrizione di due film: “Boris” e “Benvenuti al Sud”, entrambe presentate durante una proiezioni in Cineteca. “C’erano 30, 40 persone cieche al cinema, un record: si gustavano il film con un auricolare, fianco a fianco con le persone vedenti. Nel caso di ‘Boris’, la nostra audiodescrizione è stata addirittura inserita nel dvd in distribuzione”. Uno degli obiettivi di Film Voices è consentire ai ciechi di andare al cinema negli orari delle normali programmazioni, non in giorni e orari specifici ed esclusivi: “In fondo, non facciamo altro che chiedere che la Costituzione sia rispettata”.

“Quid” – età media 27,5 anni – nasce nel 2012 dalla creatività di 5 ragazzi: oggi sono in 8. È già una cooperativa di tipo B e si occupa di moda etica combinando il valore sociale e quello ambientale. Il team – ragazzi laureati in economia, comunicazione, moda – recupera tessuti di qualità da rimanenze di magazzini locali da smaltire: pezzi difettosi e di campionario. I designer pensano ai modelli di maglieria e di accessori da realizzare con quella materia prima. Tutto il lavoro sartoriale, di confezionamento e packaging è svolto invece dalle donne di 3 cooperative sociali di Verona (Vita, Santa Maddalena di Canossa, Comunità dei giovani). Donne svantaggiate dal passato difficile, reduci della strada, ragazze madri, invalide o con problemi fisici, che ricevono un salario o un’integrazione di reddito grazie a questo progetto. I nuovi capi sono re-immessi sul mercato: al momento, un loro temporary store è aperto fino a marzo in corso Portoni Borsari, nel cuore della città; questa estate, da agosto a settembre, un secondo negozio vendeva a Forte dei Marmi. “Adesso che abbiamo vinto il bando vogliamo investire per coinvolgere sempre più ragazze”, spiega Anna Fiscale, classe 1988, presidente della Cooperativa. Nel frattempo, è nato ‘Quid for Carrera Jeans’, una collaborazione con lo storico marchio del made in Italy: Carrera consegna loro gli invenduti degli anni passati e si alleggerisce il magazzino, “Quid” reinventa il tutto, che viene poi distribuito proprio da Carrera attraverso i suoi canali di vendita. “Speriamo sia solo la prima di una proficua partnership con altri marchi di moda italiani: noi ci proponiamo come braccio etico di aziende fashion, chiamate a contribuire a un modello più sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico, che beneficiano così anche di un positivo ritorno di immagine”. Niente male per una cooperativa che la prima t-shirt l’ha venduta poco più di un anno, nel novembre 2012. (ambra notari)

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