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Emergenza Nord Africa, tra i profughi accolti pochi diventati autonomi

Oltre 1.500 profughi in Emilia Romagna, 362 solo in provincia di Bologna. Un processo che va dall’accoglienza a progetti di inserimento abitativo e occupazione, ma che deve fare i conti con la crisi del mondo del lavoro

09 gennaio 2014

boxBOLOGNA – Si calcola che nei mesi della cosiddetta emergenza Nord Africa (Ena) – durata, formalmente, da gennaio 2011 a febbraio 2013 – i migranti arrivati in Italia siano stati più di 18.500. L’Emilia-Romagna ne ha accolti oltre 1.500 (73 i minori), 362 dei quali in provincia di Bologna. Uomini giovani, età media 27 anni. Le donne sono circa un decimo dei casi. Le strutture pubbliche ne hanno accolto quasi la metà, seguite da cooperative sociali e dall’associazionismo cattolico. Nella maggior parte dei casi hanno vissuto in appartamenti, nell’ottica di un inserimento nella società che potesse cominciare sin da subito. Sono questi i dati che emergono dal Dossier Emergenza Nord-Africa in provincia di Bologna, presentato dall’Osservatorio provinciale delle Immigrazioni. A oggi, è difficile stabilire quanti di essi siano ancora sul territorio della provincia: alcuni dall’Italia erano solo di passaggio, diretti verso Stati in cui avrebbero potuto contare su una rete molto più ampia e consolidata, altri hanno preferito spostarsi in altre province italiane. Altri ancora sono rimasti, appoggiandosi ai progetti ancora in essere a loro dedicati.

Perché, quando si è deciso di uscire da una logica emergenziale, si è passati alla promozione di percorsi di inserimento, sia abitativo sia lavorativo, o di rimpatrio volontario assistito. Corsi di italiano, pacchetti specifici dei Centri per l’Impiego, hanno permesso, nel periodo d’assistenza, a un centinaio i profughi l’ingresso in percorsi di transizione al lavoro. Grazie al Fondo Europeo per i Rifugiati (Fer), pochi mesi fa ha visto la luce ‘Aid: azioni di integrazione e dialogo’, un progetto che consente a 150 richiedenti asilo e rifugiati di fruire di colloqui di orientamento ai servizi del territorio. Tra questi, 30 sono stati selezionati per l’accesso a percorsi di transizione al lavoro, mentre in 20 stanno beneficiando di misure di accompagnamento all’autonomia abitativa. Su 150 persone coinvolte, più della metà sono profughi dell’Emergenza Nord Africa. Altrettanti gli inquilini di Casa Merlani, progetto di autogestione abitativa del Comune di Bologna nato per fronte all’Ena.

“Al 31 marzo 2013, un mese dopo la cessazione ufficiale dell'Emergenza, erano 113 le persone ancora inserite in progetti di accoglienza di vario tipo”, si legge nel dossier. A quel punto, alcuni Comuni decisero, in totale autonomia, di mantenere attiva l’assistenza, supportati dalla Provincia: “Una decisione più che altro simbolica, considerata la limitatezza delle risorse disponibili – spiega Rita Paradisi, responsabile dell’Ufficio provinciale Politiche per l’Immigrazione –, ma comunque molto utile per sostenere le iniziative”.

“Gli esiti di tutte le nostre attività in termini occupazionali non si possono definire pienamente soddisfacenti – commenta Raffaele Lelleri, sociologo tra i curatori del documento –: un po’ per colpa della crisi del mercato del lavoro, un po’ perché i permessi di soggiorno in possesso di questi migranti non ne agevolano l’occupabilità. Non è un caso che le persone, circa 15, che al 31 dicembre 2012 avevano raggiuto autonomia lavorativa e abitativa, sono per la maggior parte migranti che hanno goduto, fin dal loro arrivo in Italia, del permesso di soggiorno per motivi umanitari”. (ambra notari)

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