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Translators4children, rete che traduce le cartelle mediche dei bimbi poveri

Il network ideato da un medico italiano per aiutare le famiglie con bambini malati, italiani o stranieri, in tutto il mondo. Sul web le richieste di aiuto e volontari tra medici infermieri, traduttori e interpreti. 100 mila visitatori in un anno

14 gennaio 2014

boxROMA - Un anno appena compiuto, 27 casi risolti e oltre 700 traduttori a disposizione: è il progetto Traslators4children ideato da un medico italiano, Marco Squicciarini, per aiutare le famiglie povere con bambini malati, siano essi italiani o stranieri. Il network mette in rete richieste di aiuto e volontari: medici, pediatri, infermieri, traduttori, interpreti che mettono a disposizione tempo e competenze per garantire la traduzione delle cartelle cliniche di bambini che necessitano di viaggi sanitari della speranza da e per l’Italia, le cui famiglie vivono in gravi condizioni economiche. I casi sono segnalati dai reparti pediatrici degli ospedali di tutto il mondo. “L’idea è nata per caso – racconta Squicciarini – avevo necessità di tradurre in inglese un libro sulla disostruzione per farne un audiolibro per ciechi. Chiesi, dunque se c’erano dei traduttori disposti a farlo, e con mia grande sorpresa arrivarono 200 disponibilità. Pensai allora di proporre a queste persone un progetto per aiutare le famiglie in difficoltà. Il primo caso mi fu segnalato dal parroco di Medjugorje, si trattava di un bambino con un tumore che avendo girato molti ospedali aveva cartelle cliniche in croato e in cirillico, ma per essere accettato in altri ospedali necessitava di una traduzione in inglese”.

Il sito di Translator4children ha visto la luce il 1 settembre del 2012 e in poche settimane ha raggiunto un numero di visite straordinarie da ogni paese del mondo. Dopo tre giorni è diventato “progetto etico” dell'Associazione Italiana per le Nazioni Unite e autorizzato all’uso del logo. Dopo altri sei giorni è arrivato il riconoscimento dalla Federazione italiana medici pediatri che ne condivide gli ideali e la progettualità. "Con enorme stupore, - si legge nel portale - solo dopo aver finito la sua realizzazione, abbiamo appreso che al mondo non esiste un progetto come questo, nonostante ogni giorno ci siano richieste di aiuto nel mondo". Ad oggi, oltre ai 700 traduttori iscritti e quasi 70 pediatri di ogni specializzazione, esistono 12 chatroom operative. Oltre 100 mila i visitatori nel primo anno di vita del portale da 76 nazioni differenti. Per la traduzione, Traslators4children, opera con la tecnica del “doppio check”: due gruppi distinti di traduttori volontari lavorano sulla stessa cartella, poi si comparano i risultati con la supervisione di un medico specializzato. 

“Molte sono cartelle cliniche di bambini che chiedono di venire in Italia a curarsi ma anche i nostri ospedali richiedono l’inglese come lingua. Una traduzione, però, può costare anche settemila euro che si aggiungono alle spese di viaggio e all’alloggio – aggiunge Squicciarini – Oltre a questo facciamo poi assistenza di interpretariato, in molti casi sono gli stessi ospedali a chiamarci. In un caso abbiamo assistito un papà cinese di un bambino che stava morendo di cancro, per accompagnarlo insieme ai medici negli ultimi mesi di vita di suo figlio. In altri casi aiutiamo le associazioni, per esempio quella che si occupa della Sma (sindrome amiotrofica spinale) ci ha chiesto la traduzione di una favola per bambini scritta in inglese. L’autrice è una mamma di un bimbo con questa patologia, ed è pensata per convincere i piccoli a mettere la maschera. Si chiama appunto La maschera magica ed è un progetto molto bello”.

Tra i casi risolti c'è quello di una mamma indiana residente a Palermo, che non parla italiano. Serviva un traduttore "bangla" che la aiutasse a capire le indicazioni dei medici per assistere la figlia di pochi mesi, colpita da una gravissima forma di Sma1 (Atrofia Muscolare Spinale). L'aiuto è venuto dalla United Nations Women's Guild of Rome. "In questo caso non è un traduttore che è intervenuto, ma semplicemente una persona che conosce la lingua e che si è resa disponibile ad abbattere il muro linguistico in aiuto di una mamma. - spiegano i promotori - Ecco, questo è il senso di T4C; essere presente laddove una mamma con un figlio malato chiede aiuto e far sì che il ‘muro linguistico’ non sia un fattore che influenzi il tempo delle cure che il bambino deve ricevere”.

Ma a volte l'urgenza della traduzione non riguarda l'aspetto sanitario, bensì la burocrazia, come nel caso del viaggio della speranza di un bambino dal Benin all'Italia, per cui l'Organizzazione Italiana Emergenza Sorrisi (ong che si occupa di bambini affetti da malformazioni del volto, esiti di ustioni e traumi di guerra) ha trovato i fondi. Per consentire al bambino di uscire dalla sua nazione è stata però necessaria una dichiarazione giurata francese-italiano.

Translators4children sta ora assistendo anche Silvia, malata della Sindrome di Phace, una patologia rara che comporta la deformazione del volto, operabile solo in Germania. “Deve fare un’operazione ogni tre mesi e i genitori non hanno più soldi per assisterla, quindi noi traduciamo la cartella per permetterle di continuare il trattamento in Italia – aggiunge – Il problema è che al di là del contributo volontario, nel nostro sistema sanitario non esiste un progetto analogo. Noi abbiamo chiesto un riconoscimento ufficiale, perché non so quanto riusciamo ad andare avanti così, ma con i tagli alla sanità è quasi impossibile. Ma per molte famiglie, che hanno necessità di curarsi all’estero il contributo che diamo è fondamentale per assicurare un futuro ai propri cari”. (cch/ec)

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Tag: Povertà, Minori

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