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Bianco, rosso, libero: quando il vino racconta la vita in carcere

Il progetto nasce da un’idea di Sapori Reclusi con Le vie del Calice e Wine Bank Italy: vino delle langhe piemontesi per raccontare le storie dei detenuti nelle carceri italiane. Parte del ricavato finanzierà altri progetti dedicati ad alcune delle fasce più nascoste della società

16 gennaio 2014

boxALBA (Cuneo) – Una cassetta di legno prodotta da un artigiano fiorentino. All’interno, 2 bottiglie di Barbera d’Asti doc e una di Cortese dell’alto Monferrato della Tenuta Garetto di Agliano Terme. Siamo in una delle zone più prestigiose d’Italia per la produzione di vini di altissima qualità. Questi, sono particolarmente “buoni”. Perché parte del ricavato dalle vendite sarà destinato al finanziamento di progetti di Sapori Reclusi, l’associazione che, a partire dalla passione per il cibo, riunisce uomini e donne che vivono nascosti agli occhi dei più. Il progetto solidale, dedicato in questo caso ai detenuti delle carceri italiane, si chiama ‘Bianco, rosso, libero’. Nasce dall’incontro di Sapori Reclusi e Wine Bank Italia, leader nella commercializzazione di vini pregiati.

La Tenuta Garetto produce i vini – 10 mila bottiglie – con il marchio Sapori Reclusi, cui spetta anche il packaging. In ogni confezione da 3 bottiglie c’è un libretto con immagini di Davide Dutto, fotografo che da anni lavora alla costruzione di relazioni tra le carceri e la cucina, e 3 storie di detenuti raccolte da Giulia Grimaldi e Manuela Iannetti. Wine Bank Italia e Le vie del calice si occupano della distribuzione ad aziende, ristoranti e privati (anche on line). Questa, la filiera da produttore a consumatore. “‘Bianco, rosso, libero’ è un’operazione di visibilità e di sostegno economico, con l’obiettivo di fare conoscere le nostre attività di comunicazione, reinserimento sociale dei detenuti, sensibilizzazione sociale – spiega Manuela Iannetti – Ma, soprattutto, è un’occasione per fare sentire ‘fuori’ le voci che vengono da ‘dentro’”.

“È la prima volta che collaboriamo con Sapori Reclusi – spiega Mirko Kusturin di La vie del Calice e Wine Bank – I fondi non sono molti, ma siamo felici di poter fare qualcosa”. Qualcosa come aiutare Prince, detenuto con la passione per la musica, a trovare un produttore per l’incisione di un album. O come organizzare corsi di cucina. “La crisi, è ovvio, la sentiamo anche noi, ma non molliamo. Per questo continuiamo a investire nella produzione e distribuzione di prodotti di valore con particolare attenzione per i contesti sociali e solidali in cui anche le imprese possono operare”. Oltre al vino, infatti, Le vie del Calice ha intrapreso una collaborazione con un produttore di pomodori pachino in campi sequestrati alle mafie, con una ditta di abbigliamento che cuce con macchinari sequestrati alla ‘ndrangheta, o con la Banda Biscotti del carcere di Verbania.

‘Bianco, rosso, libero’ è nato la scorsa estate. A ottobre, tutti i materiali grafici e promozionali erano pronti. Per il lancio, un evento è già andato in scena a Torino: un spettacolo in grado di fondere arte circense e cucina. Prossima tappa, il 31 gennaio a Bologna, all’Auditorium Enzo Biagi in Sala Borsa. Al centro del dibattito ‘Bianco, rosso, libero: un’impresa possibile’ – a cui prenderà parte anche la garante regionale dei detenuti Desi Bruno – il tema della vita e del lavoro all’interno delle carceri. Per l’occasione, saranno proiettati 3 cortometraggi (‘Pausa caffè’, ‘Italy in a day’, ‘La Squadra’) realizzati all’interno della Casa Circondariale Santa Caterina di Fossano (in provincia di Cuneo) grazie alla collaborazione tra Sapori Reclusi, il regista Davide Sordella e la casa di produzione 011films. Per finire, degustazione a cura di Le vie del Calice e Fresco Piada (che dagli anni Sessanta produce la vera piadina riccionese). (ambra notari) 

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