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Riforma della cooperazione promossa, ma non mancano le critiche

I commenti delle associazioni sul ddl firmato Lapo Pistelli sono positivi. Aoi, Cini, Focsiv, Intersos e Gvc mettono l'accento sul passo avanti fatto per rilanciare il settore. Le perplessità arrivano da Marcon (Sel) per l'apertura al profit

28 gennaio 2014

ROMA - Riforma della cooperazione promossa dalle ong. E’ positivo il giudizio degli addetti ai lavori, ma non mancano riserve e punti interrogativi. Le aspettative maggiori sono indirizzate all’Agenzia per la cooperazione, la principale novità. E non fa eccessiva paura il coinvolgimento del profit, purchè sia regolato e ispirato ai principi della responsabilità sociale d’impresa. Resta il nodo dei fondi.

boxStamattina ong e parlamentari si sono dati appuntamento a Roma per discutere il disegno di legge. Presenti l’ Aoi, che promette battaglia per inserire nel testo il Fondo unico e il Cini che sottolinea l’importanza del Comitato interministeriale, altra importante novità. Federica Mogherini, coordinatrice dell’Intergruppo parlamentare per la cooperazione allo sviluppo, mette l’accento sulla necessità di non sprecare questa occasione. Negativo invece il giudizio di Giulio Marcon (Sel):Il nostro timore è che si dica che il profit è un soggetto di cooperazione per favorire l’internazionalizzazione delle nostre imprese, mentre l’obiettivo della cooperazione è favorire lo sviluppo nei paesi poveri”.

Anche nella giornata di ieri dibattito aperto sulla questione. Gianfranco Cattai, presidente della Focsiv, ha sottolineato l’impegno del viceministro Lapo Pistelli: “Devo complimentarmi per la sua tenacia e la sua determinazione". Il suo giudizio complessivo è positivo, e molto mitigato rispetto a quello dello scorso dicembre quando il ddl di riforma della cooperazione era solo una bozza che iniziava a circolare. Ci sono due punti in cui il testo può ancora essere migliorato. Il primo è che "la legge deve poter disciplinare tutte le attività di cooperazione, anche quelle portate avanti dai privati". Il secondo è che "va recuperata la cultura del dono, l'idea della cooperazione come imperativo etico". "Deve esistere convergenza, profit e volontariato – ha concluso Cattai - devono viaggiare di pari passo: l'impegno nella cooperazione come imperativo etico e l'apertura ai sani interessi del Paese, proprio per avere politiche di qualità nei Paesi con cui si coopera". 

Anche Nino Sergi, presidente di Intersos, ha promosso la riforma, che però giudica un po’ troppo timida: "Cosa manca? Un po' di coraggio. Restiamo, di fondo, un Paese conservatore". La cooperazione tra profit e non profit, nel ciclone delle polemiche nei mesi prima della deposizione del ddl, va nella giusta direzione secondo Sergi: "Se il mondo delle imprese è coinvolto allora farà pressioni sulla politica per avere i finanziamenti necessari”. Ma devono esserci “i paletti giusti, evitando che si riproduca la situazione degli anni Ottanta, quando le imprese cercavano l'affare e non la partecipazione ad un progetto". 

Giangi Milesi, presidente di Cesvi, ha sospeso invece il giudizio, in attesa di capire come si concretizzerà la funziona dell’Agenzia: “Dovrebbe contribuire a allineare l'Italia agli standard con cui si muovono i Paesi esteri in materia di cooperazione”. Sterili, secondo Milesi, le polemiche sul coinvolgimento del profit nella cooperazione: “Il quadro del 2013 non ha nulla a che fare con quello del finire degli anni Ottanta, quando le multinazionali vedevano i Paesi del terzo mondo come terre di conquista, dove poter dettare legge. Oggi quelle stesse aziende si stanno orientando alla responsabilità d'impresa. Non mi fa nessuna paura".

“Il giudizio sulla riforma è positivo, ora bisogna darle gambe, riempiendo di significato gli strumenti che prevede”: è stato il commento di Margherita Romanelli dell’ong bolognese Gvc. L’apertura della cooperazione ad altri soggetti, tra cui le imprese, non è un problema ma devono essere create delle condizioni: “Le imprese devono dimostrare di poter dare un valore aggiunto e di svolgere effettivamente un ruolo di promozione allo sviluppo, e non devono esserci sovrapposizioni di intenti tra internazionalizzazione dell’impresa e finalità di cooperazione internazionale”. Nessuna paura, dunque, che il volontariato perda il suo primato, anche se è auspicabile “un meccanismo di riconoscimento specifico per ong e associazioni, portatrici di expertise competitive e di valori che garantiscono la qualità della cooperazione”.

Il sito degli operatori delle ong Info-cooperazione ha commentato: “La nuova legge può mettere le ali a questo settore e rilanciare il ruolo di centinaia di attori governativi e non”. Facendo però notare che “la riforma perderebbe qualunque senso se l’investimento italiano in questo settore non aumentasse con scatti percentuali importanti nei prossimi anni”. Sull’Agenzia, che i critici già definiscono “un carrozzone”, Info-cooperazione ha riportato le dichiarazioni di Pistelli: ”Non si tratterà di un carrozzone bensì di un agile e veloce ‘vascello corsaro’". "Secondo molti - ha proseguito Info-cooperazione - la creazione dell’Agenzia rappresenta un’occasione imperdibile per liberare la cooperazione italiana dalle sabbie mobili della politica e della diplomazia, poteri che fino ad oggi ne hanno condizionato pesantemente lo sviluppo e la fama. Ricordiamo che la cooperazione italiana non è precisamente una storia di successo semplicemente da riammodernare per questo motivo sarebbe stato utile inserire elementi di novità e discontinuità nella nuova legge Ebbene l’Agenzia potrebbe essere l’asso nella manica per voltare pagina e costruire su basi nuove il futuro della cooperazione italiana. A leggere con attenzione la relazione tecnica allegata al testo approvato in CdM qualche dubbio è lecito sollevarlosoprattutto adesso che accorgimenti e modifiche possono ancora essere effettuati prima del varo definitivo della riforma. Il vascello corsaro di Pistelli è ancora da costruire ma è già chiaro che si dovrà portare in viaggio parecchie zavorre".

Su RS-Agenzia giornalistica, gli articoli completi con tutti i commenti delle ong. 

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