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Psicologi on line, quando gli adolescenti chiedono aiuto alla rete

A Bologna l’esperienza del centro di clinica psicoanalitica Dedalus di Jonas. In due anni 500 i contatti ricevuti. A scrivere, ragazzi che parlano di depressioni e maltrattamenti. Ma anche genitori preoccupati dalla dipendenza dei figli dal web. Rubini (psicologa): “Non demonizzare Internet”

12 febbraio 2014

boxBOLOGNA – “Internet e i suoi risvolti, e in particolar modo quelli di Ask.fm, sono  fenomeni che ci riguardano molto da vicino dopo la maxi rissa avvenuta a Bologna ai Giardini Margherita qualche mese fa e nata proprio dagli ‘scontri’ on line su quel social network tra i due gruppi Bolobene e Bolofeccia. Penso però che davanti a eventi di questo tipo, come anche il caso della 14enne di Padova, debbano essere interrogati tutti gli attori: dai ragazzi stessi ai genitori, fino alle scuole e alle istituzioni”. A parlare è la psicologa Claudia Rubini di Dedalus di Jonas, il centro di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi. Dedalus gestisce uno sportello di ascolto on line del Servizio dell'Ufficio giovani del Comune di Bologna, al quale si accede dal portale Flashgiovani. “Internet può diventare una dipendenza – continua – ma può anche mostrarsi una risorsa così come lo è per noi”.

Dedalus, infatti, è un centro che nell’etere apre una finestra buona e ha all’attivo uno sportello d’ascolto on line. “Non bisogna demonizzare la Rete – continua Rubini – noi non siamo contrari al suo utilizzo e lo dimostra il fatto di averci scommesso e il successo che negli anni ha avuto il servizio”. Sono stati più di 500 in due anni i contatti ricevuti da adolescenti che chiedono aiuto per depressioni, maltrattamenti e altri disagi giovanili. I giovani possono scrivere e-mail anonime e private agli psicologi che, una volta lette, rispondono entro 3 giorni cercando di dare una risposta al problema. Uno scambio di e-mail che termina entro 3-4 repliche, “affinché non diventi una vera e propria corrispondenza che non può assolutamente sostituire un percorso di psicoanalisi”. “Per noi questa è stata una grande scommessa – spiega la psicologa – è un servizio che serve da input ai giovani. Non è sempre facile parlare di una sofferenza e così questo è un primo approccio per parlarne, chiedere aiuto e sapere a chi rivolgersi”.

A scrivere, infatti, non sono solo giovani bolognesi – come prevedibile dato appunto che si parla di Internet – ed è dunque compito degli psicologi di Dedalus dare informazioni sui servizi territoriali dei luoghi in cui vive chi si rivolge a loro. Arrivano anche richieste da parte dei genitori. “Se si parla di dipendenza da Internet non sono mai i giovani a scriverci – conclude la psicologa – bensì i loro genitori che preoccupati ci raccontano i comportamenti dei figli. Anche in questo caso viene offerto sia un supporto psicologico che informazioni sui servizi”. (irene leonardi) 

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